Calabria
Aterp Calabria, stretta su occupazioni e subaffitti: la sfida della legalità negli alloggi popolari
Oltre 39 mila alloggi Aterp gestiti in Calabria, controlli contro occupazioni abusive e subaffitti irregolari e la necessità di aggiornare la legge regionale del 1996. Al centro del confronto con il commissario straordinario Grazia Maria Carmela Iannini anche le criticità sui canoni e la regolarizzazione delle posizioni contrattuali

CATANZARO – Aterp Calabria: un patrimonio di oltre 39 mila alloggi distribuiti sull’intero territorio regionale, una gestione sospesa tra welfare e sicurezza, e una crociata ormai aperta contro occupazioni abusive, subaffitti irregolari e morosità fittizie. È il quadro tracciato nel corso della seduta congiunta della Commissione Speciale di Vigilanza e della Commissione consiliare contro la ‘ndrangheta, la corruzione e l’illegalità diffusa, dedicata interamente al punto della situazione sull’Aterp Calabria.
Al centro dei lavori, l’audizione del commissario straordinario dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, Grazia Maria Carmela Iannini, chiamata a fare il punto sul complesso percorso di risanamento e riorganizzazione strutturale condotto negli ultimi tre anni, pur a fronte di una cronica carenza di personale che ne frena la piena operatività.
Aterp e la sinergia con Forze dell’Ordine e Prefetture
Dal confronto istituzionale è emerso un quadro di significativi progressi sul fronte del ripristino della legalità. Grazie a una fitta sinergia operativa intessuta con le Prefetture, le Forze dell’Ordine e le amministrazioni comunali, sono stati definiti protocolli d’intesa determinanti per sbloccare sgomberi e avviare percorsi di riassegnazione trasparente degli alloggi, spesso sottratti alla criminalità o a gestioni di favore.
In questo solco si inserisce l’azione istituzionale legata al definitivo superamento del campo rom di Scordovillo a Lamezia Terme, una ferita sociale e ambientale aperta da decenni che trova ora una via d’uscita concreta grazie all’intervento coordinato con il presidente della Regione Roberto Occhiuto e il Dipartimento Welfare.

La legge del 1996 e il paradosso dei canoni
Il cuore politico e amministrativo del dibattito si è tuttavia concentrato sulla necessità improrogabile di un adeguamento normativo regionale. Nel mirino c’è la legge regionale n. 32 del 1996, definita ormai anacronistica rispetto alle trasformazioni economiche e sociali odierne.
A pesare sui bilanci dell’ente e sulla stabilità delle famiglie è in particolare il meccanismo di calcolo dei canoni: il disallineamento tra i canoni teorici determinati d’ufficio sulla fascia massima e le reali capacità reddituali certificate tramite ISEE produce enormi masse di “morosità fittizie”. Una distorsione contabile che da un lato zavorra i conti dell’Azienda e dall’altro strangola nuclei familiari in reale stato di disagio economico.

Le richieste di riforma
Le commissioni convergono sulla necessità di un intervento legislativo mirato a:
Armonizzare e snellire le regole di gestione del patrimonio pubblico;
Favorire la regolarizzazione delle posizioni contrattuali storiche, tutelando i nuclei familiari originari privi di voltura;
Garantire stabilità contrattuale attraverso requisiti stringenti, trasparenti e verificabili.
Il percorso di rilancio dell’ATERP Calabria – pur attraversato da dialettiche e frizioni interne al dibattito consiliare – punta ora a proseguire su un crinale stretto ma obbligato: quello che unisce la fermezza nella difesa della legalità, l’efficienza amministrativa e la tutela della solidarietà sociale.




















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