Calabria
PEDAGOGIA TEATRALE
“Atlante delle Sirene”, il teatro che cambia gli sguardi nella Comunità Ministeriale di Catanzaro
Un progetto che, attraverso il teatro, il mito e la scena, ha acceso una riflessione profonda sul recupero, sull’ascolto e sulla possibilità concreta di cambiamento

CATANZARO – Dalla pedagogia al teatro per la gestione delle emozioni: il progetto promosso da Hermit Crab ha coinvolto giovani della Comunità Ministeriale di Catanzaro in un percorso tra mito, voce e consapevolezza. Un percorso educativo capace di intrecciare teatro, crescita personale e inclusione sociale. Si chiama “Atlante delle Sirene” il progetto di pedagogia teatrale che si è svolto nella Comunità Ministeriale di Catanzaro e che ha trasformato il mito delle sirene in uno strumento per esplorare emozioni, corpo e voce.
Un laboratorio tra teatro, emozioni e mito
Il laboratorio, iniziato il 24 febbraio e conclusosi nei giorni scorsi, è stato promosso dall’associazione Hermit Crab, con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, in collaborazione con l’associazione I Frati – Ex Convento Belmonte e la Comunità Ministeriale di Catanzaro. A guidare gli allievi nel percorso sono stati i pedagoghi teatrali Ester Tatangelo e Stefano Cuzzocrea.

Ester Tatangelo: “La voce delle sirene porta sogno e consapevolezza”
Intervenuta ai microfoni di Rlb, nella trasmissione Fatti Vivi, Ester Tatangelo ha raccontato il senso profondo dell’esperienza vissuta insieme ai ragazzi della comunità: “abbiamo pensato alla voce delle sirene come una voce portatrice, annunciatrice di catastrofe ma anche portatrice di sogno”.
Il laboratorio si è ispirato ai miti classici, a partire dalle sirene narrate nell’Odissea, allargando però lo sguardo alle tante figure mitologiche presenti nelle culture di tutto il mondo. “Le sirene sono diffuse in tutto il mondo, è incredibile come ogni continente abbia vivo questo mito che ci unisce come esseri umani”, ha sottolineato Tatangelo.
ASCOLTA L’INTERVISTA
Il teatro come strumento di crescita
Attraverso esercizi sul respiro, improvvisazione, letture e lavoro sul movimento, il progetto ha utilizzato le tecniche della pedagogia teatrale per aiutare i partecipanti a sviluppare consapevolezza emotiva e capacità espressive. “Abbiamo una doppia valenza – spiega Tatangelo – perché da un lato andiamo a sbloccare delle emozioni e a trovare una strada per entrare in connessione con noi stessi attraverso il corpo”. Il percorso ha fatto leva soprattutto sul gioco e sulla costruzione di una narrazione scenica personale e collettiva.
Una comunità aperta alla città
Il progetto ha coinvolto non soltanto i ragazzi ospiti della Comunità Ministeriale, ma anche educatori, operatori, volontarie della Croce Rossa e studentesse dell’Università Magna Graecia. “È stato molto interessante – racconta – perché non si è focalizzato soltanto all’interno della comunità, ma ha aperto anche la comunità esterna della città di Catanzaro”. Una contaminazione che ha arricchito tutti i partecipanti, creando uno spazio di confronto autentico e condiviso.

“Abbiamo visto cambiare gli sguardi”
Tra gli aspetti più significativi emersi durante il laboratorio, Tatangelo evidenzia i piccoli cambiamenti quotidiani osservati nei ragazzi coinvolti: “noi abbiamo visto cambiare tutti e tutte, ma noi stessi. Sono cambiati gli sguardi, sono più aperti, c’è più disponibilità a riflettere insieme”. Un risultato particolarmente importante considerando il contesto della Comunità Ministeriale, struttura pubblica dedicata all’accoglienza e al recupero di minorenni autori di reati penali.
“In Italia sono soltanto tre le comunità ministeriali: una è a Bologna, una a Catanzaro e una a Reggio. La Calabria da questo punto di vista è un luogo virtuoso”, ha ricordato Tatangelo.
Secondo i promotori del progetto, il teatro può rappresentare uno strumento concreto di crescita e reinserimento sociale: “con la repressione non verrebbero mai attivate certe riflessioni”, ha affermato Tatangelo, sottolineando il valore della pedagogia teatrale come percorso capace di generare ascolto, consapevolezza e responsabilità.
L’esperienza di “Atlante delle Sirene” potrebbe presto aprirsi ulteriormente al territorio: “Vorremmo fare un incontro pubblico per raccontare cosa sono le comunità ministeriali e qual è il ruolo della pedagogia teatrale all’interno di queste strutture”, ha concluso Ester Tatangelo.


















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