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Autismo, oltre 10 milioni per 20 Centri Polivalenti: presentata la misura “Centri Aperti. Vite Libere”

Calabria

WELFARE

Autismo, oltre 10 milioni per 20 Centri Polivalenti: presentata la misura “Centri Aperti. Vite Libere”

Presentata alla Cittadella regionale la misura “Centri Aperti. Vite Libere.”: una rete diffusa in 20 macroaree per rafforzare l’inclusione delle persone con autismo e neurodivergenze, con particolare attenzione alla fascia tra i 16 e i 40 anni. L’assessore Straface: “Non più pazienti, ma cittadini”

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CATANZARO – “Non più soltanto centri di salute mentale, non più prestazioni sanitarie frammentate o trattamenti clinici che considerano la persona un semplice paziente da riabilitare, ma una presa in carico globale, personalizzata e centrata sull’approccio bio-psico-sociale che restituisce dignità, attitudini, competenze, desideri, autodeterminazione e il pieno diritto di essere un cittadino protagonista della propria vita. Con l’avvio della rete dei Centri Polivalenti abbattiamo un muro storico e manteniamo una promessa solenne fatta alle famiglie calabresi”.

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Autismo e neurodivergenze, una rete regionale da 10,3 milioni di euro

Con queste parole l’assessore regionale al Welfare, Pasqualina Straface, ha aperto alla Cittadella Regionale di Catanzaro la conferenza stampa dedicata a “Centri Aperti. Vite Libere.”, la misura che accompagna la pubblicazione dell’avviso pubblico sul portale Calabria Europa per l’avvio e il potenziamento di 20 Centri Polivalenti in Calabria. Il progetto dispone di una dotazione finanziaria superiore ai 10,3 milioni di euro e punta a garantire una maggiore equità nell’accesso ai servizi, attraverso 20 macroaree corrispondenti ai Distretti sociosanitari. I Comuni capofila dovranno coinvolgere anche i centri più piccoli e le comunità delle aree interne, con l’obiettivo di ridurre le distanze territoriali e le disuguaglianze nell’accesso ai servizi.

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Al centro la persona, soprattutto dopo la scuola

Uno degli elementi centrali della misura riguarda la fascia d’età compresa tra i 16 e i 40 anni, individuata come particolarmente esposta al rischio di interruzione dei percorsi di sostegno. Il passaggio dalla scuola dell’obbligo ai servizi dedicati all’età adulta e dalla Neuropsichiatria infantile può infatti lasciare le famiglie senza una rete sufficientemente strutturata, con il rischio di isolamento e di un carico assistenziale concentrato sui caregiver.

I Centri Polivalenti saranno concepiti come spazi semiresidenziali aperti alla comunità e non come luoghi di ricovero passivo. La componente sanitaria sarà garantita dalle Aziende Sanitarie Provinciali per le attività abilitative e riabilitative, mentre gli Ambiti Territoriali Sociali, attraverso la co-progettazione con il Terzo Settore, potranno attivare percorsi dedicati alle autonomie abitative, all’orientamento pre-lavorativo, allo sport, all’arte, al teatro e all’informatica. Previsti inoltre parent training, interventi di sollievo per i caregiver e collaborazioni con istituti professionali, Centri per l’Impiego, enti di formazione, oratori, musei e impianti sportivi.

“I servizi si muovono verso i cittadini”

Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, Iole Fantozzi, dirigente generale del Dipartimento per l’Inclusione sociale, Maria Gabriella Rizzo, dirigente del Settore Disabilità e non Autosufficienza, e Giuseppe Geraci dell’assistenza tecnica, che ha contribuito alla strutturazione dei bandi. Presenti anche il consigliere regionale Daniela Iiriti, il dirigente del Dipartimento Salute Francesco Lucia, la presidente della FISH Calabria Nunzia Coppedè, oltre ai rappresentanti degli Ambiti Territoriali Sociali, delle ASP, dei Comuni, degli Enti del Terzo Settore, delle associazioni, degli operatori, delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

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“Vogliamo superare per sempre un modello rigido in cui le famiglie dovevano combattere battaglie solitarie contro la burocrazia e dipendere dalle proprie possibilità economiche per garantire un diritto: da oggi sono i servizi a muoversi verso i cittadini e non viceversa – ha sottolineato l’assessore Pasqualina Straface –. Un ragazzo con autismo o neurodivergenza non è la sua diagnosi e non può essere confinato in una dimensione esclusivamente clinica. Conosciamo il carico quotidiano dei genitori e quella domanda che attanaglia la loro vita: ‘Che cosa accadrà a mio figlio quando io non potrò più occuparmene?’”.

“A questo interrogativo le istituzioni non possono rispondere soltanto quando diventa un’emergenza, ma devono costruire risposte molto prima, aiutando le persone ad acquisire competenze, autonomia e dignità. ‘Centri aperti’ significa strutture spalancate allo sport, alla cultura, al volontariato e alla comunità; ‘Vite libere’ significa misurare il successo di questa politica non solo dalle risorse stanziate, ma dal coraggio di progettare e fare innovazione da parte degli Ambiti Territoriali, delle Aziende Sanitarie, dei Comuni e del Terzo Settore: costruiamo insieme risposte personalizzate per capire quante persone saranno realmente uscite dall’isolamento, conquistando un percorso di autonomia, partecipazione e futuro”.

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