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Autismo: 3 proposte di ANGSA Cosenza per un’estate inclusiva: «tanti bambini rischiano l’isolamento»

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Autismo: 3 proposte di ANGSA Cosenza per un’estate inclusiva: «tanti bambini rischiano l’isolamento»

Con la chiusura delle scuole torna l’emergenza dei centri estivi per i minori con disturbo dello spettro autistico. L’associazione ANGSA chiede il coinvolgimento del Garante regionale Ernesto Siclari e un confronto tra istituzioni, Comuni e gestori delle strutture accreditate

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COSENZA – ANGSA Cosenza APS (Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo), denuncia il rischio concreto che numerosi minori restino esclusi dalle opportunità offerte durante il periodo estivo. Con la fine dell’anno scolastico e la chiusura delle scuole, torna una delle principali preoccupazioni per molte famiglie di bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico: l’accesso ai centri estivi e alle attività di socializzazione. Mentre per la maggior parte dei coetanei l’estate rappresenta un momento naturale di gioco, inclusione e relazioni sociali, per molte famiglie del territorio cosentino il rischio è quello di affrontare settimane di isolamento e solitudine.

L’allarme di ANGSA Cosenza per il periodo estivo e i dubbi sul “Bando Concilia”

Secondo l’associazione, le modalità di attuazione del “Bando Concilia“, gestito da Comuni, Ambiti Territoriali Sociali e Regione Calabria, rischiano di non garantire una reale parità di accesso ai servizi. Pur riconoscendo l’importanza dello strumento, nato per sostenere economicamente le famiglie attraverso voucher destinati ai servizi estivi, ANGSA evidenzia alcune criticità legate all’effettiva accoglienza dei minori con disabilità complessa.  L’associazione richiama inoltre l’attenzione sul rischio di una discriminazione indiretta, richiamando le tutele previste dalla Legge n. 67 del 2006.

Il nodo dell’accreditamento dei centri estivi

Secondo ANGSA, il problema principale riguarda il divario tra accreditamento formale delle strutture e reale capacità di accoglienza. Molte famiglie, infatti, si troverebbero a ricevere dinieghi da parte dei centri estivi accreditati, spesso per la mancanza di personale specializzato o di adeguate risorse organizzative. Per l’associazione, l’accreditamento dovrebbe essere accompagnato da verifiche preventive sulla capacità delle strutture di garantire l’inclusione di tutti i bambini, compresi quelli con bisogni più complessi.

«Un bambino non può essere definito un caso»

Nel comunicato viene riportato un episodio che ha coinvolto una famiglia associata ad ANGSA Cosenza. Una struttura accreditata avrebbe infatti risposto a una richiesta di iscrizione affermando: “Non abbiamo personale formato per il seguente caso“. Una formulazione che ha suscitato forte preoccupazione nell’associazione.

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“Dietro formule di questo tipo si nasconde una visione che ci preoccupa”, spiega Caterina Spadafora, presidente di ANGSA Cosenza. “Definire un bambino come un ‘caso’ significa spersonalizzarlo, allontanandolo dal suo diritto al gioco e alla socialità”.

La presidente sottolinea inoltre che il problema non dovrebbe essere affrontato attraverso esclusioni o riduzioni dell’orario di frequenza. “non esistono situazioni inaccessibili in assoluto: esistono percorsi di formazione del personale che vanno sostenuti e incentivati. Dire di no, o proporre orari ridotti a sole due ore al giorno, non è la soluzione. Dobbiamo aiutare le strutture a essere pronte, affinché non si trovino costrette a scegliere i bambini con minori necessità lasciando indietro i più fragili.”

L’appello al Garante regionale Ernesto Siclari

Per favorire un confronto tra tutti i soggetti coinvolti, ANGSA Cosenza si rivolge al Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità della Calabria, avv. Ernesto Siclari “di cui conosciamo la grande sensibilità verso la centralità del progetto di vita personalizzato”, afferma Caterina Spadafora. “Chiediamo al Garante di farsi promotore di un’azione di monitoraggio e di ascolto sul territorio cosentino e sull’attuazione del bando Concilia e sui bandi comunali di accreditamento delle strutture. È fondamentale mappare le reali risposte date alle famiglie per capire quanti bambini abbiano trovato accoglienza e quante difficoltà siano rimaste insolute”.

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Le 3 proposte per garantire l’inclusione

Per superare le criticità evidenziate, ANGSA Cosenza propone l’apertura di un tavolo di confronto con l’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cosenza, i Comuni della provincia interessati dalle segnalazioni delle famiglie, la Regione Calabria e il Garante regionale. L’associazione inoltre, individua tre interventi prioritari:

1. Sostegno all’assistenza specialistica
Prevedere risorse dedicate alla copertura dei costi degli educatori specializzati con rapporto uno a uno, evitando che tali spese ricadano interamente sulle famiglie.

2. Linee guida orientate all’inclusione
Integrare i regolamenti di accreditamento con criteri specifici sulla capacità di accogliere minori con disabilità, collegando i contributi pubblici all’effettiva inclusività delle strutture.

3. Pianificazione partecipata
Coinvolgere le associazioni del Terzo Settore già nei mesi primaverili per programmare attività, formazione e servizi in vista dell’estate.

«La stanchezza delle famiglie ha superato il livello di guardia»

ANGSA conclude lanciando un appello alle istituzioni e al mondo del privato sociale affinché venga costruita una rete capace di garantire pari opportunità a tutti i bambini. Per l’associazione, il tempo delle attese è terminato e serve un intervento concreto per assicurare il diritto alla socialità e all’inclusione: “la stanchezza delle famiglie ha superato il livello di guardia ed è tempo che le istituzioni e il mondo del privato sociale facciano rete”. ANGSA Cosenza continuerà a vigilare sulla situazione e a mettere a disposizione le proprie competenze affinché nessun bambino venga escluso dalle opportunità educative e relazionali offerte durante il periodo estivo.

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