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Bancarotta fraudolenta e truffa: perquisiti casa e ufficio di Davide Barzan. Lui si difende “totale estraneità”

Italia

Bancarotta fraudolenta e truffa: perquisiti casa e ufficio di Davide Barzan. Lui si difende “totale estraneità”

L’inchiesta della procura di Bergamo: due gli indagati, tra cui il consulente noto per il caso Pierina Paganelli e per alcune inchieste della trasmissione Le Iene. Sequestri per 450 mila euro tra Italia e Lituania

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Davide Barzan

RICCIONE (RN) – Perquisizioni, sequestri e accertamenti patrimoniali tra Italia e Lituania nell’ambito di una vasta indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo ed eseguita dalla Guardia di Finanza. Come riporta l’Ansa tra i due indagati figura Davide Barzan, consulente criminalista noto per il suo coinvolgimento mediatico nel caso dell’omicidio di Pierina Paganelli e per le recenti inchieste televisive nella trasmissione “Le Iene“.

L’operazione, eseguita dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bergamo, ha portato all’esecuzione di un sequestro preventivo per circa 450 mila euro disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo. Contestualmente sono state effettuate perquisizioni nelle province di Rimini e Foggia con il supporto delle unità cinofile specializzate nella ricerca di denaro contante.

Le accuse: bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e autoriciclaggio

L’inchiesta riguarda la gestione di una società bergamasca operante nel settore dell’edilizia interna e delle ristrutturazioni, attiva dal 1995 e specializzata nella commercializzazione di serramenti e infissi. Secondo l’ipotesi accusatoria, la società sarebbe stata oggetto di una complessa operazione che avrebbe portato alla sua liquidazione giudiziale nel giugno 2024.

Gli investigatori contestano ai due indagati i reati di bancarotta fraudolenta, truffa aggravata e autoriciclaggio. Al centro delle indagini vi sarebbe una presunta distrazione di fondi societari e una serie di operazioni finanziarie ritenute finalizzate a occultare la provenienza delle somme.

L’acquisizione della società e i sospetti della Procura

Dalle ricostruzioni effettuate dagli inquirenti emerge che l’azienda, fino al gennaio 2023 gestita in ambito familiare, sarebbe stata ceduta per 40 mila euro a uno degli attuali indagati, una cifra ritenuta notevolmente inferiore rispetto al valore reale dell’impresa. Secondo la Procura, l’acquirente avrebbe versato soltanto una prima tranche da 20 mila euro e successivamente avrebbe convinto i precedenti proprietari dell’esistenza di presunti debiti aziendali non saldati, ottenendo così ulteriori versamenti per circa 122 mila euro.

Gli investigatori ritengono che l’operazione abbia consentito di acquisire una società economicamente sana senza un effettivo esborso economico, generando contestualmente un vantaggio patrimoniale a danno dei cedenti. Per questo motivo viene contestata anche la truffa aggravata, considerato l’ingente danno economico subito dalle persone offese.

Guardia di Finanza

La liquidazione e i trasferimenti di denaro sotto la lente

Le indagini evidenziano come la società, che fino al 2022 presentava una situazione economica e patrimoniale equilibrata, avrebbe iniziato a manifestare difficoltà operative dopo il cambio di proprietà, anche in concomitanza con le dimissioni del personale dipendente. Successivamente sarebbe stato avviato un percorso di liquidazione volontaria che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato accompagnato da una sistematica sottrazione di risorse aziendali. Nel dettaglio, oltre 310 mila euro sarebbero stati trasferiti su conti riconducibili agli indagati attraverso fatture relative a presunte consulenze, rimborsi o spese anticipate ritenute dagli investigatori prive di reale giustificazione economica.

I flussi verso l’estero e il sequestro dei conti in Lituania

Un ulteriore filone dell’indagine riguarda il presunto trasferimento all’estero di parte delle somme sottratte. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, circa 285 mila euro sarebbero stati movimentati verso rapporti finanziari intestati agli indagati in Italia e in Lituania. Grazie alla cooperazione internazionale e al supporto di Eurojust, i finanzieri hanno individuato dodici rapporti bancari aperti nel Paese baltico, successivamente sottoposti a sequestro insieme ad altri conti correnti e beni di valore individuati sul territorio italiano. Gli inquirenti ritengono che tali operazioni possano configurare il reato di autoriciclaggio, in quanto finalizzate a ostacolare l’identificazione della provenienza delle somme ritenute illecite.

Nell’inchiesta compare anche il nome di Pierluigi Chieffi, consulente finanziario 58enne originario di Coriano. Chieffi, che avrebbe ricoperto il ruolo di liquidatore della società dopo aver collaborato con l’azienda come consulente esterno, è attualmente detenuto per altre vicende giudiziarie. Il suo nome era già emerso nelle cronache locali anche in relazione alle indagini sull’incendio che il 27 maggio 2025 aveva distrutto l’automobile di Davide Barzan.

Davide Barzan “estraneo ai fatti contestati” 

Davide Barzan è assistito dagli avvocati Marlon Lepera e Nunzia Barzan. La difesa respinge le accuse e sostiene che il consulente non avrebbe mai percepito denaro proveniente dalla società oggetto dell’inchiesta. L’attività investigativa prosegue sotto il coordinamento della Procura di Bergamo, che ha sviluppato gli accertamenti attraverso l’analisi di documentazione societaria, bancaria e finanziaria, anche internazionale.

Ribadisco la mia piena fiducia nell’operato degli organi inquirenti e confermo altresì la mia immutata fiducia nella Magistratura. Pur avendo recentemente subito una perquisizione nell’ambito delle attività investigative in corso, sono assolutamente certo della mia totale estraneità ai fatti oggetto di accertamento e confido che le verifiche consentiranno di chiarire ogni aspetto della vicenda“. Così Davide Barzan, in un messaggio su Instagram, dopo la perquisizione.

Davide Barzan messaggio IG

Desidero inoltre esprimere il mio sincero ringraziamento al personale della Guardia di Finanza per la professionalità, la correttezza, l’equilibrio e il rispetto dimostrati nel corso delle operazioni di perquisizione. La ricerca della verità e l’accertamento dei fatti rappresentano principi fondamentali dello Stato di diritto, ai quali continuo a guardare con rispetto e fiducia“, aggiunge.

La difesa di Chieffi: “dimostreremo che non è’ responsabile”

Attese le notizie di stampa relative a quanto avvenuto nel procedimento penale pendente presso il tribunale di Bergamo, riteniamo necessario, nell’interesse del nostro assistito Pierluigi Chieffi, evidenziare come lo stesso si sia fin dallo scorso gennaio reso disponibile, sia con gli organi della procedura concorsuale sia con gli organi inquirenti, a fornire ogni informazione o chiarimento utile alla corretta ricostruzione dei fatti ed alla corretta attribuzione delle responsabilità“. Così in una nota gli avvocati Antonio Petroncini e Antonio Paone, che difendono l’altro indagato, Pierluigi Chieffi.

Il nostro assistito – proseguono  confida di poter dimostrare in sede propria come lui non sia in alcun modo responsabile per i fatti criminosi che gli vengono attribuiti. Nel ribadire la propria piena collaborazione con gli inquirenti, Pierluigi Chieffi non può che auspicare un veloce, corretto e completo accertamento dei fatti. Sarà esclusivamente all’interno del procedimento che si dovrà ricercare la verità e si potrà dimostrare l’assenza di responsabilità in capo a Pierluigi Chieffi. Non saranno le dichiarazioni pubbliche o le prese di posizione mediatiche a determinare la verità ma solo le risultanze procedimentali“.

Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le accuse formulate dagli inquirenti rappresentano al momento ipotesi investigative che dovranno essere verificate nelle successive fasi processuali. Per tutti gli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

 

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