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Bando ‘8xmille’ 2026, svolta sulle regole: stretta su spese e rendicontazioni

Italia

Bando ‘8xmille’ 2026, svolta sulle regole: stretta su spese e rendicontazioni

Al via il bando 2026 per la ripartizione dell’8xmille a diretta gestione statale. Nuovi limiti agli importi rendicontabili, tetti più stringenti sulle spese generali e un elenco dettagliato delle voci non ammissibili

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ROMA – Fino al 30 settembre è possibile presentare domanda per accedere alla ripartizione della quota Irpef dell’8xmille a diretta gestione statale. Possono partecipare pubbliche amministrazioni, persone giuridiche, enti pubblici ed enti del Terzo settore, mentre restano esclusi i soggetti con finalità di lucro.

8xmille: aperto il bando, chi può partecipare e fino a quando

Le nuove regole sono contenute in un decreto del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri del 26 gennaio, che definisce requisiti e parametri aggiornati per la valutazione dei progetti. La principale novità del bando 2026 riguarda una stretta sulle spese rendicontabili.

Vengono introdotti:
– un limite agli importi massimi rendicontabili;
– un tetto massimo alle spese generali e di amministrazione trattenute dagli enti beneficiari;
– un elenco puntuale delle spese non ammissibili, tra cui arredi per uffici, spese telefoniche e cellulari.

Secondo fonti di governo, resta centrale il principio della destinazione vincolata delle somme: ogni euro deve contribuire in modo sostanziale agli obiettivi indicati dai contribuenti.

8xmille generico

8xmille allo Stato: 202 milioni scelti dai contribuenti

Nella dichiarazione dei redditi 2024, i contribuenti hanno destinato allo Stato 202 milioni di euro. Sulla base del monitoraggio dei progetti finanziati negli anni precedenti, il limite per le spese generali e di amministrazione, già fissato al 7%, è stato rivisto introducendo importi massimi differenziati in base alla tipologia di intervento.

Importi massimi per categoria di intervento

Il nuovo bando prevede soglie precise per ciascuna delle sei categorie di intervento ammesse:
Assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati: massimo 20.000 euro;
Calamità naturali: massimo 300.000 euro;
– Conservazione dei beni culturali: massimo 200.000 euro;
Fame nel mondo: massimo 20.000 euro, con conferma del vincolo di localizzazione nei Paesi africani coinvolti nel Piano Mattei;
– Prevenzione e recupero dalle tossicodipendenze e altre dipendenze patologiche: massimo 50.000 euro;
Edilizia scolastica, gestita direttamente dal Ministero dell’Istruzione.

Gli importi sono rapportati al valore medio dei progetti finanziati. Per i progetti di importo superiore a 500.000 euro, il bando prevede l’obbligo di articolazione in lotti funzionali e funzionanti, ciascuno idoneo a garantire il raggiungimento di obiettivi misurabili e chiaramente definiti sotto il profilo tecnico, funzionale e finanziario. È ammessa la presenza di uno o più partner di progetto, ma con un affidamento di budget non superiore al 40% del totale.

Meno ambiguità e più chiarezza per gli enti

Il bando 2026 esplicita, per ogni categoria di intervento, un elenco dettagliato delle spese non ammissibili, già in parte presente nel 2025.
L’obiettivo, spiegano fonti dell’esecutivo, è semplificare la compilazione delle domande e ridurre le incertezze interpretative, garantendo un utilizzo più efficace e trasparente delle risorse pubbliche.

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