Italia
Beneficenza schiacciata dalla crisi: 49% degli italiani non si fida di ONG e fondazioni ma è più informato
Un Paese diffidente ma sempre più informato sulla beneficenza: solo il 13% dei correntisti dona. Tra i responsabili del crollo: scandali, pubblicità ingannevoli e trasparenza carente

ROMA – La beneficenza, il donare per aiutare, in notevole crisi. Negli anni segnati dal Pandoro-gate e dalle polemiche sulle uova “solidali”, la fiducia degli italiani nella beneficenza scende ai minimi storici. Secondo la nuova inchiesta di Truffa.net, oggi il 49% dei cittadini dichiara di non fidarsi di ONG, fondazioni e charity: un trend in caduta, dal 54% del 2022 al minimo dal 2019. L’Italia si colloca così dieci punti sotto la media globale.
Beneficenza e scandali
L’analisi collega la discesa alla serie di scandali che hanno coinvolto prodotti presentati come solidali e alle sanzioni dell’AGCM per pratiche commerciali scorrette, fino al Pandoro-gate Balocco–Ferragni e ai casi legati a GoFundMe e Dolci Preziosi. Episodi diversi ma uniti, spiega l’inchiesta, “dall’uso del linguaggio benefico come leva di marketing”. L’indagine mette a fuoco due piani intrecciati: chi dona – sempre meno, ma in modo più attento – e chi riceve, ovvero il vasto universo di ONG, fondazioni e organizzazioni umanitarie. Sullo sfondo, il Pandoro-gate, diventato simbolo della beneficenza “di facciata”.
Solo il 13% dei correntisti italiani ha effettuato una donazione negli ultimi 12 mesi: una minoranza con un profilo preciso, composta soprattutto da uomini tra i 45 e i 64 anni, con istruzione medio-alta e redditi superiori alla media. I donatori vivono soprattutto nelle aree urbane e includono anche una quota rilevante di Generazione Z (21%).

Fragilità e informazione
A rendere fragile la fiducia è proprio la maggiore consapevolezza di chi dona: un pubblico informato, politicamente attivo, attento alle inchieste e pronto a ritirare il proprio sostegno in presenza di opacità. È questa sensibilità a dare risonanza a scandali come il Pandoro-gate, in cui l’AGCM ha sanzionato Balocco e le società di Chiara Ferragni per comunicazioni ingannevoli: la donazione legata al prodotto era stata effettuata mesi prima e non dipendeva dalle vendite, nonostante il contrario fosse suggerito nella campagna.
Il settore non profit italiano, però, rappresenta una realtà vasta e strutturata: oltre 1,4 miliardi di euro di bilanci annui, due milioni di donatori privati, 29 mila operatori e 52 mila volontari. Organizzazioni come Save the Children, UNICEF, Intersos ed Emergency movimentano decine di milioni, migliaia di dipendenti e progetti in Africa, Medio Oriente e America Latina. A esse si aggiungono le fondazioni bancarie, che nel 2024 hanno erogato più di 1,2 miliardi di euro.

La fiducia resta fragile
Dal 54% del 2022 la fiducia è scesa al 49%, con lievi oscillazioni e un nuovo calo nel 2025, mentre la media globale vede il 60% dei cittadini fidarsi delle ONG. L’Italia tiene le charity “sotto osservazione”, pronta a reagire a ogni zona grigia. Negli ultimi anni non è mancata una sequenza di casi a rafforzare i sospetti: dalle uova di Pasqua Dolci Preziosi “solidali”, dove la donazione era fissa e non proporzionale alle vendite, alla multa da 1,5 milioni all piattaforma GoFundMe per commissioni poco trasparenti, fino a una recente ordinanza del Tribunale di Torino su un prodotto promosso con una donazione già versata mesi prima.
Il quadro finale mostra un Paese con fiducia bassa ma attenzione altissima. Chi dona poco tollera gli scandali: chi dona davvero li nota tutti. Per il non profit italiano questo rappresenta sia un rischio sia un potenziale: milioni di nuovi donatori possibili, ma una soglia zero verso le ambiguità. Ricostruire la fiducia passa da due strade parallele: impatto reale e comunicazione trasparente, distinguendo nettamente la solidarietà dal marketing.


















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