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Beni confiscati, la Regione Calabria replica a Libera: «Elenco online da 2 anni»

Calabria

Beni confiscati, la Regione Calabria replica a Libera: «Elenco online da 2 anni»

La Regione precisa che l’elenco dei 64 beni di sua proprietà è pubblicato da circa due anni nella sezione “Amministrazione trasparente”. La quarta edizione di RimanDATI di Libera richiama gli enti territoriali alla corretta e completa pubblicazione dei dati

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CATANZARO – È sulla trasparenza dei beni confiscati che si concentra la replica della Regione Calabria alle informazioni contenute nella quarta edizione di RimanDATI, il percorso di monitoraggio promosso da Libera sul livello di trasparenza degli enti territoriali.

Con una nota, la Regione precisa che «è pienamente adempiente rispetto alla normativa vigente in materia di trasparenza e, in particolare, a quanto previsto dall’articolo 48 del decreto legislativo 159 del 2011».

Il riferimento è all’elenco dei beni confiscati di proprietà regionale che, secondo quanto comunica l’Amministrazione, comprende 64 particelle e sarebbe pubblicato da circa due anni nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale.

La Regione interviene dunque per «precisare alcune informazioni errate contenute nella quarta edizione di “RimanDATI”», respingendo l’idea di una mancata pubblicazione dei dati relativi ai beni confiscati di propria competenza.

Libera e la quarta edizione di RimanDATI

Il tema della trasparenza rappresenta uno degli aspetti centrali del lavoro portato avanti da Libera. La quarta edizione di RimanDATI, pubblicata nel settembre 2026, nasce infatti con l’obiettivo di aiutare gli enti territoriali – dai Comuni alle Regioni – a compilare correttamente gli elenchi dei beni confiscati trasferiti al proprio patrimonio indisponibile.

Nella guida, Libera richiama in particolare quanto previsto dall’articolo 48 del Codice antimafia: gli enti territoriali devono formare un apposito elenco dei beni confiscati loro trasferiti, aggiornandolo con cadenza mensile e rendendolo pubblico sul proprio sito istituzionale. L’elenco deve contenere informazioni sulla consistenza, sulla destinazione e sull’utilizzazione dei beni e, quando questi vengono assegnati a terzi, anche i dati relativi al concessionario e all’atto di concessione.

Proprio sulla qualità delle informazioni, Libera insiste particolarmente nella quarta edizione. L’associazione sottolinea infatti che non è sufficiente la semplice presenza di un elenco: i dati devono essere facilmente accessibili, completi, aggiornati e pubblicati in un formato che ne consenta anche il riutilizzo.

La guida raccomanda, in particolare, l’utilizzo di file in formato aperto e indica come riferimento lo schema predisposto dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). Libera sottolinea inoltre che l’elenco dovrebbe essere facilmente individuabile nella sezione “Amministrazione trasparente” dei siti istituzionali.

Il tema non è nuovo. Nella precedente edizione di RimanDATI, Libera aveva registrato un significativo miglioramento generale della pubblicazione degli elenchi da parte degli enti locali, passati dal 45,5% al 65,2% nella seconda fase del monitoraggio. La Calabria, nella terza edizione, era salita dal 18,8% al 49,8% dei Comuni che pubblicavano l’elenco, pur rimanendo tra le regioni con maggiori criticità.

La questione sollevata oggi dalla Regione Calabria riguarda però un livello diverso: l’elenco dei beni direttamente di proprietà regionale. Su questo punto, l’Amministrazione sostiene di avere già adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa e indica in 64 le particelle comprese nell’elenco pubblicato sul proprio sito.

Il botta e risposta tra la Regione Calabria e Libera

La replica regionale apre quindi una questione precisa: verificare se le informazioni contenute nel monitoraggio di Libera siano riferite alla Regione Calabria in quanto ente territoriale destinatario di beni confiscati oppure se riguardino specificamente l’elenco dei beni di proprietà regionale.

Al di là del confronto tra le due posizioni, resta centrale il principio richiamato dalla stessa Libera nella quarta edizione di RimanDATI: la trasparenza sui beni confiscati non rappresenta soltanto un adempimento amministrativo, ma uno strumento attraverso il quale i cittadini possono conoscere quali patrimoni siano stati sottratti alla criminalità organizzata, dove si trovino, quale sia la loro destinazione e come vengano concretamente utilizzati.

La Regione Calabria, dal canto suo, ribadisce dunque la propria posizione: l’elenco dei 64 beni di sua proprietà è pubblico e accessibile da circa due anni e l’Amministrazione ritiene di essere pienamente in regola con gli obblighi di trasparenza previsti dalla legge.

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