Provincia
Bisignano, il sindaco Fucile smentisce le accuse di aggressione verbale: “Ricostruzione falsa, tutelerò la mia persona”
Il primo cittadino smentisce la ricostruzione dell’opposizione e passa al contrattacco: “Accuse gravi e senza fondamento da chi non era presente. Il tema della violenza di genere non si piega allo scontro politico”

BISIGNANO (CS) – Si accende il dibattito politico nel comune di Bisignano dopo le dichiarazioni diffuse via social dalla consigliera d’opposizione Stefania De Marco. Secondo la ricostruzione di De Marco, consigliera di minoranza Veronique Capalbo sarebbe stata vittima di un acceso confronto sfociato in una “aggressione verbale” da parte del primo cittadino Francesco Fucile, in un episodio che si sarebbe svolto “alla presenza di cittadini e bambini“.
La replica del sindaco di Bisignano non si è fatta attendere. Attraverso una lunga e articolata nota pubblicata sulla sua pagina Facebook ufficiale, il primo cittadino ha rigettato integralmente le accuse, chiarendo la propria posizione e annunciando possibili azioni legali per tutelare l’onorabilità del proprio ruolo istituzionale.
Il sindaco di Bisignano: “Smentisco categoricamente, le parole hanno un peso”
Nella sua presa di posizione pubblica, il primo cittadino ha risposto punto su punto alle ricostruzioni focalizzandosi sull’uso dei termini e sulle modalità con cui si sta svolgendo la dialettica politica locale. “Smentisco categoricamente la ricostruzione dei fatti diffusa in queste ore e respingo con assoluta fermezza l’accusa di avere posto in essere una ‘violenta aggressione verbale’ nei confronti della consigliera Veronique Capalbo. Le parole hanno un peso, soprattutto quando si utilizzano espressioni gravissime come “violenza”, “intimidazione” e addirittura “violenza istituzionale”. Accuse di questa natura non possono essere lanciate con leggerezza né trasformate in strumenti di polemica politica.”
La contestazione sul quadro dei fatti: “Nessuna presenza diretta”
Il sindaco Fucile ha poi posto l’accento su quello che ritiene un aspetto nodale della vicenda, contestando la fondatezza delle accuse sulla base del fatto che chi le ha formulate non avrebbe assistito direttamente alla presunta discussione: “C’è, inoltre, un dato fondamentale che non può essere ignorato: la consigliera che formula tali accuse non era presente al momento dei fatti. Non ha quindi assistito personalmente all’episodio, non ha ascoltato direttamente le parole pronunciate e non può conoscere per esperienza diretta né i toni né l’effettivo svolgimento del confronto”.
Mi chiedo allora su quale base possa parlare con tanta certezza di “violenta aggressione verbale”, di “intimidazione” e perfino di “violenza istituzionale”. Se sta riportando quanto riferitole da altri, dovrebbe avere almeno la correttezza di precisarlo, distinguendo nettamente ciò che le è stato raccontato da ciò che ha personalmente visto e ascoltato. “Quando si rivolgono accuse tanto pesanti nei confronti di una persona e, nello specifico, del Sindaco della propria città, il minimo che si possa pretendere è rigore nella ricostruzione dei fatti e responsabilità nell’uso delle parole”.
“Rispetto per le donne non sia piegato alla politica”
Entrando nel merito del comportamento tenuto, Fucile nega categoricamente che si siano verificati atteggiamenti intimidatori o lesivi, stigmatizzando l’uso dei temi relativi alla tutela di genere per fini di scontro di parte:
“Non vi è stata da parte mia alcuna aggressione né alcun comportamento intimidatorio. Se qualcuno sostiene il contrario, indichi con precisione quali sarebbero state le parole pronunciate e in quale circostanza, anziché ricorrere a definizioni tanto gravi quanto suggestive. Ritengo che la consigliera abbia scelto, in questa circostanza, un metodo profondamente deprecabile di fare opposizione politica. Fare opposizione è un diritto e un dovere democratico; altra cosa è trasformare ricostruzioni indirette in fatti certi e costruirvi sopra accuse di tale gravità”.
Trovo inoltre profondamente sbagliato trascinare in questa polemica il delicatissimo tema della violenza contro le donne. Il rispetto delle donne è un principio serio, che appartiene alla coscienza civile di tutti e che non dovrebbe mai essere piegato alle esigenze dello scontro politico. Essere donna o uomo, appartenere alla maggioranza o all’opposizione, non sottrae nessuno al confronto politico e istituzionale, che deve essere anche fermo quando necessario, ma sempre fondato sulla verità dei fatti e sulla responsabilità delle proprie affermazioni”.
Nessuna scusa e possibili azioni nelle sedi opportune
In conclusione del messaggio rivolto alla cittadinanza e ai componenti del Consiglio comunale, Fucile ribadisce la ferma decisione di non formulare scuse per addebiti che ritiene del tutto privi di riscontro oggettivo, preannunciando la valutazione di tutelarsi nelle sedi preposte: “Non devo chiedere scusa per comportamenti che respingo e nei quali non mi riconosco. Continuerò, come ho sempre fatto, a rispettare ogni consigliere comunale, di maggioranza e di opposizione, ma pretendo lo stesso rispetto per la mia persona, per il ruolo istituzionale che ricopro e soprattutto per la verità.
Proprio per la gravità delle espressioni utilizzate e delle accuse formulate, valuterò nelle sedi opportune ogni ulteriore iniziativa a tutela della mia persona, del ruolo che rappresento e della corretta ricostruzione dei fatti. Il confronto politico può essere duro, anche molto duro. Ma non può prescindere dalla responsabilità delle parole e dalla verità dei fatti”.



















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