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Confesercenti: in Calabria sparite oltre 5mila partite Iva, allarme su turismo e commercio

Calabria

Confesercenti: in Calabria sparite oltre 5mila partite Iva, allarme su turismo e commercio

In sei anni persi 5.321 lavoratori autonomi nel settore commerciale e turistico. Confesercenti: “Servono incentivi, welfare e sostegno alle piccole imprese”

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CATANZARO – In Calabria, secondo un’elaborazione di Confesercenti, il commercio e il turismo continuano a perdere pezzi. Tra il 2019 e il 2025 sono scomparse oltre 5.321 partite Iva tra piccoli imprenditori, lavoratori autonomi e operatori della filiera turistica. È quanto emerge da un’elaborazione su dati camerali relativi ai settori del commercio, dell’alloggio, della ristorazione e delle agenzie di viaggio. Un dato che fotografa una crisi profonda del tessuto economico regionale e che, secondo l’associazione di categoria, rischia di compromettere il pluralismo economico e occupazionale dei territori.

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Confesercenti: in sei anni calo dell’11,6%

Secondo i dati diffusi da Confesercenti, nel 2019 in Calabria le partite Iva attive nei comparti del commercio e del turismo erano 45.871. Nel 2025 il numero è sceso a 40.550, con una perdita complessiva di 5.321 attività autonome. La flessione registrata è pari all’11,6%, leggermente inferiore rispetto alla media nazionale che, nello stesso periodo, si attesta al 14,1%.

Un arretramento che però continua a preoccupare soprattutto nei territori più fragili, dove il piccolo commercio e le microimprese rappresentano spesso uno dei principali motori economici e sociali.

“Tendenza da contrastare”

A commentare i dati è stato il presidente nazionale di Confesercenti, Nico Gronchi: “il dato – spiega – segnala una tendenza che va contrastata. Un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale: sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell’offerta, crea occupazione e circolazione locale del reddito”.

Secondo Confesercenti, il calo delle partite Iva è legato a una serie di criticità strutturali che negli ultimi anni hanno colpito in particolare le piccole attività commerciali.

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Energia, tasse e credito: le cause della crisi

Tra i principali fattori indicati dall’associazione ci sono la pressione fiscale, i costi energetici aumentati dopo la pandemia, le difficoltà di accesso al credito e la concorrenza dei grandi operatori e delle piattaforme digitali. “Il lavoro autonomo – prosegue Gronchi – si sta riducendo per l’effetto combinato di più fattori: pressione fiscale e amministrativa, costi energetici – esplosi dopo la pandemia – locazioni commerciali, difficoltà di accesso al credito, squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali”. Una situazione che rende sempre più difficile aprire o mantenere un’attività economica, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree periferiche.

“Servono incentivi e ricambio generazionale”

“Servono interventi macro, sui costi dell’energia per i piccoli e per riequilibrare la concorrenza e garantire il pluralismo”, sottolinea il presidente dell’associazione. Tra le priorità indicate ci sono anche il sostegno agli investimenti privati e gli incentivi per favorire il ricambio generazionale: “sarebbero necessari però anche sostegni agli investimenti privati e incentivi per il ricambio generazionale, che oggi è un punto critico per molte piccole imprese”.

Infine, Confesercenti richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare il welfare dedicato agli imprenditori: “sono necessarie anche più tutele e strumenti di welfare, che per imprenditori e imprenditrici resta una questione lasciata alle proprie forze. Solo così tornare a mettersi in proprio potrà essere di nuovo una prospettiva sostenibile”.

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