Calabria
Calabria, 14,8 milioni di fondi per la guerra: «mentre le strade franano e negli ospedali si muore»
Tridico ed il Pd contro la decisione del governo regionale di destinare i fondi agli armamenti. Da entrambe le parti si chiedono scelte coerenti in relazione ai bisogni reali dei cittadini: dalla sanità, ai paesi che si svuotano

COSENZA – «La Calabria rientra tra le sei regioni italiane che, nella revisione intermedia della politica di coesione 2021–2027, hanno scelto di destinare una quota dei fondi europei alla nuova priorità “difesa”: 14,8 milioni di euro». È quanto fa sapere l’europarlamentare Pasquale Tridico, capodelegazione del M5S a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria. Una decisione che ha provocato diversi malumori in regione. L’ex presidente dell’Inps, infatti, non è il solo che fa sentire la propria voce. Sull’argomento è intervenuto anche il Pd, in particolare gli esponenti presenti in consiglio regionale, nelle persone di Ernesto Alecci, Rosellina Madeo, Giuseppe Ranuccio e Giuseppe Falcomatà.
Fondi di coesione, Tridico: “ora si dà priorità a difesa e sicurezza”
«Nel quadro nazionale, l’Italia ha riprogrammato 7,08 miliardi su 35 programmi, di cui 248 milioni destinati alla difesa. Tra le regioni coinvolte, la Sicilia è prima con quasi 200 milioni; la Calabria è seconda, davanti a Basilicata, Abruzzo, Lombardia e Molise. – precisa Tridico – Il punto politico non è la dimensione della cifra, ma il segnale che questa scelta produce. La politica di coesione nasce per ridurre i divari territoriali e sostenere sviluppo, infrastrutture e coesione sociale. Con la revisione avviata nel 2025 ed entrata nella fase operativa nel 2026, questi fondi vengono invece progressivamente aperti anche a priorità di sicurezza e difesa, modificando in profondità il loro perimetro originario».
«Nel caso calabrese, questo slittamento è ancora più evidente perché la stessa revisione era stata presentata attorno a bisogni urgenti e concreti: crisi idrica, emergenza abitativa, rigenerazione urbana, protezione civile, infrastrutture. – continua l’ex presidente dell’Inps – Erano stati indicati circa 300 milioni per la revisione di metà periodo — 146 milioni al ciclo idrico, 111 all’housing sociale, 15,5 alla protezione civile — mentre contestualmente venivano definanziati 87 milioni per la riqualificazione stradale delle aree interne. È qui la contraddizione più netta: da un lato si richiamano bisogni storici e irrisolti; dall’altro si accetta di far entrare la difesa nello stesso perimetro di fondi».
La Calabria ha bisogno di altro: “strade che franano, paesi che si svuotano”
«Il contesto europeo – aggiunge Tridico – conferma che non si tratta di un episodio isolato: gli Stati membri hanno riprogrammato complessivamente 34,6 miliardi di fondi di coesione, di cui 11,9 miliardi destinati alla difesa. La Calabria va letta dentro questa filiera: priorità europee, riprogrammazione nazionale, scelte regionali. E non ha bisogno di piegare la coesione alla difesa, ma di usare ogni euro disponibile per colmare i divari su acqua, casa, infrastrutture e aree interne. Quei 14,8 milioni di euro rappresentano una cifra troppo limitata per essere una svolta strategica, ma troppo significativa per essere liquidata come dettaglio tecnico».
«Proprio per questo la Calabria diventa uno dei casi più leggibili di una trasformazione più ampia: i fondi di coesione non vengono più usati soltanto per ridurre i divari territoriali. Questo è un errore che rischiano di pagare soprattutto i territori che avrebbero più bisogno di sviluppo. La Calabria ha ancora strade che franano, rubinetti a secco e paesi che si svuotano. Non è questo il momento di guardare altrove e i cannoni non riempiono gli acquedotti».
Il Pd: “Impensabile orientare risorse alla difesa”
Ancora più incisive, sull’argomento, sono le parole del Pd. «C’è un tempo per le strategie e un tempo per le priorità. E oggi, per la Calabria, non è il tempo dei giochi di equilibrio geopolitico, ma quello delle scelte concrete che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini. – dicono i firmatari della nota – In una fase storica segnata da tensioni internazionali e scenari globali complessi, è comprensibile che il tema della difesa entri nel dibattito pubblico. Tuttavia, appare quantomeno discutibile che una regione come la Calabria – che ogni anno destina oltre 360 milioni di euro alla mobilità sanitaria, costringendo migliaia di cittadini a curarsi fuori dai propri confini – scelga di orientare una parte delle risorse europee verso il comparto della difesa».
“Servono scelte coerenti con i bisogni del territorio”
«La questione, dunque, non è ideologica – precisano dal Pd – ma profondamente istituzionale. Il governo regionale guidato da Roberto Occhiuto è chiamato a operare scelte coerenti con i bisogni reali del territorio e dei cittadini calabresi non a rispondere a diktat romani. E tra questi, il più urgente resta il rafforzamento del sistema sanitario: ospedali efficienti, tecnologie moderne, personale qualificato e una rete di assistenza capace di rispondere con tempestività e competenza».
«Destinare risorse alla difesa mentre persistono criticità strutturali nella sanità regionale rischia di generare un disallineamento tra indirizzo politico e interesse pubblico. Perché la vera “sicurezza” dei cittadini, in Calabria, passa prima di tutto dalla tutela della salute. Alla fine, ogni scelta pubblica racconta una visione. E oggi i calabresi non chiedono strategie lontane, ma risposte vicine. Non chiedono scenari, ma cure. Non chiedono priorità astratte, ma diritti concreti. La sfida più urgente non si combatte ai confini: si combatte nei reparti, nelle corsie, nelle attese troppo lunghe. – concludono – Ed è lì che una regione misura davvero la propria capacità di prendersi cura dei suoi cittadini».



















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