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Calabria, il tesoro verde che può diventare economia: da biomasse alle case in legno della Sila e Pollino

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Calabria, il tesoro verde che può diventare economia: da biomasse alle case in legno della Sila e Pollino

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Giganti della Sila FAI 02

COSENZA – Le foreste calabresi non devono essere considerate soltanto come un patrimonio da conservare o un bacino da sfruttare in ottica assistenzialistica. Possono e devono diventare un motore di sviluppo sostenibile, capace di generare economia, posti di lavoro qualificati e, allo stesso tempo, contribuire alla lotta contro la crisi climatica e demografica.

È questo il messaggio emerso con forza dagli otto incontri organizzati nei giorni scorsi in Calabria da Uncem e Legambiente, che hanno coinvolto oltre trecento cittadini e numerosi candidati alle prossime elezioni regionali. A parlarne sono stati Vincenzo Mazzei, presidente Uncem Calabria, Marco Bussone, presidente Uncem nazionale, e Antonio Nicoletti, direttore Legambiente per Foreste, Montagne e Parchi.

“Serve un cambio di passo – hanno dichiarato –. La Regione deve investire nella pianificazione e gestione dei suoi 700mila ettari di bosco, valorizzando sia la funzione produttiva che quella protettiva. Non basta puntare sulla biomassa per alimentare grandi centrali: occorre creare filiere forestali di qualità, che producano legno certificato, servizi ecosistemici e opportunità concrete per i territori”.

Pollino 4

La strategia proposta

Uncem e Legambiente hanno messo sul tavolo 15 punti chiave per una vera politica forestale regionale. Tra i principali:

  • Dare valore alle filiere locali, superando logiche occasionali di gestione e puntando su una “borsa del legno” e su figure manageriali specializzate.
  • Certificazione forestale (PEFC e FSC) per aumentare il valore della materia prima e delle lavorazioni.
  • Superare la frammentazione delle proprietà e incentivare consorzi, associazioni fondiarie e Green Communities.
  • Investire sul FESR e non solo sul PSR per rilanciare segherie, piattaforme di gestione e filiere produttive.
  • Sostenere piccoli impianti a biomassa per i Comuni montani, sul modello piemontese, in grado di fornire calore a scuole, municipi e biblioteche, riducendo l’uso di fonti fossili.
  • Creare un Cluster del Legno calabrese, capace di collegarsi con le reti nazionali, e puntare alla costruzione di case, scuole e strutture pubbliche in legno locale.
  • Pianificazione forestale sovracomunale, con il supporto delle Unioni montane di Comuni e dei consorzi.
  • Formazione e specializzazione del personale forestale, con competenze tecniche avanzate per la gestione e la trasformazione sostenibile del bosco.
  • Prevenzione degli incendi attraverso una gestione forestale attiva e sostenibile.
  • Valorizzazione dei servizi ecosistemici, con meccanismi che riconoscano un beneficio economico a chi custodisce il patrimonio forestale.

Foreste come infrastruttura strategica

Secondo Mazzei, Bussone e Nicoletti, la Calabria deve riconoscersi come una “regione forestale” e trattare le sue risorse naturali come un’infrastruttura strategica, al pari di strade e porti. Non solo per la conservazione ambientale, ma per generare nuova economia, innovazione e benessere diffuso.

La sfida, hanno sottolineato, non riguarda soltanto i territori montani: “Le foreste sono decisive anche per le città e per la pianura. Producono acqua, assorbono CO₂, custodiscono biodiversità, migliorano la qualità della vita. La transizione ecologica passa da qui e la Calabria non può permettersi di restare indietro”.

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