Calabria
Siccità e roghi in Calabria: fauna stremata. Le associazioni ambientaliste “stop alla preapertura della caccia”
Lipu, Legambiente, WWF e altre associazioni scrivono al Presidente Occhiuto e ai vertici regionali: «dopo i devastanti incendi e il caldo record, l’avvio della stagione venatoria va posticipato al 1° ottobre per tutelare gli animali e gli habitat.

RENDE – Una presa di posizione netta per rinviare la preapertura della cacca e un pressante appello al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, agli Assessori all’Agricoltura e all’Ambiente (Gallo e Montuoro) e ai dirigenti dipartimentali. Le principali associazioni ambientaliste del territorio — tra cui Lipu ODV Calabria, Legambiente Calabria, WWF Calabria, Italia Nostra, StOrCal, Greenpeace e V.A.S. APS Onlus (Circolo Rende – Cosenza) – hanno inviato una lettera d’urgenza per chiedere il blocco immediato della preapertura della caccia e il rinvio di tutta l’attività venatoria al 1° ottobre 2026.
La richiesta nasce dalle condizioni drammatiche in cui versa il territorio calabrese, devastato negli ultimi mesi da roghi estesi, quattro intense ondate di calore e un mese di agosto eccezionalmente afoso. Un mix letale che sta mettendo a dura prova gli habitat e la sopravvivenza della fauna selvatica.
Ecosistemi in emergenza: effetti di incendi e siccità
Gli incendi e le temperature estreme hanno ridotto ai minimi termini la disponibilità di cibo e riparo per la fauna selvatica, colpendo duramente sia le specie stanziali che quelle migratorie.
Secondo gli ambientalisti, gli stress ambientali non si sommano in modo semplice, ma sinergico con la distruzione delle nicchie ecologiche “Gli incendi nella macchia mediterranea e nei boschi hanno azzerato i rifugi naturali”, competizione e sovraffollamento con gli animali scampati al fuoco si concentrano nelle poche aree boscate contigue rimaste integre, causando un’accentuata competizione per il cibo e un forte stress alimentare. Inoltre, il prelievo venatorio di una singola specie indebolita genera un “effetto domino” che altera l’equilibrio di tutto l’ecosistema. In un contesto in cui la fauna è già stremata, l’apertura anticipata della caccia rappresenterebbe un ulteriore ed evitabile fattore di pressione mortale.

Le ragioni giuridiche: dalla costituzione alla sospensione del TAR
Nell’istanza inviata alla Cittadella Regionale, gli ambientalisti evidenziano come lo stop alla preapertura non sia una concessione discrezionale, bensì un preciso obbligo di legge “discendente da un quadro normativo sovraordinato che non ammette deroghe in peius. L’art. 9, terzo comma, della Costituzione, introdotto dalla legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, stabilisce che la Repubblica «tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni», elevando tali beni a principio fondamentale dell’ordinamento”.
“L’art. 1, comma 1, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 dispone che «la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale»: la fauna selvatica non è dunque un bene suscettibile di bilanciamento con interessi economici o ricreativi di categoria, ma un interesse pubblico primario e indisponibile”.
“Si segnala, inoltre, che il Piano Faunistico-Venatorio Regionale attualmente vigente risale al 2003 e non risulta aggiornato nel corso degli oltre vent’anni successivi, come riconosciuto dalla stessa Amministrazione regionale, che ha avviato un percorso di revisione dichiarando l’obiettivo di approvare un nuovo piano regionale entro l’autunno 2026. Il calendario venatorio 2026/2027, ivi compresa la preapertura della caccia, risulta pertanto fondato su una base tecnico-programmatoria che la stessa Amministrazione considera superata rispetto ai mutamenti ecologici, climatici e faunistici intervenuti in Calabria: circostanza che rafforza, e non indebolisce, la necessità delle misure qui richieste”.
“Non è peraltro superfluo ricordare che, con ordinanza cautelare del 13 agosto 2026, il TAR Calabria ha già sospeso, su ricorso dell’associazione Eart Odv, l’efficacia della preapertura venatoria al colombaccio (Columba palumbus) prevista dal medesimo calendario, fissando la camera di consiglio per il 2 settembre 2026: tale circostanza conferma, in sede giurisdizionale, l’esistenza di profili di illegittimità del calendario vigente ulteriori rispetto a quelli qui rappresentati, e rende ancor più urgente e opportuno un tempestivo riesame in autotutela da parte di codesta Amministrazione, anche al fine di prevenire l’ulteriore proliferare di contenziosi.

Stop alla preapertura della caccia: le richieste ufficiali alla Regione Calabria
Le sigle firmatarie chiedono interventi urgenti e indifferibili su due fronti principali: posticipo dell’attività venatoria con sospensione totale della preapertura del 2 settembre 2026 e rinvio dell’avvio della stagione di caccia in tutta la Calabria al 1° ottobre 2026. Divieto di caccia nelle aree incendiate e limitrofe in ottemperanza all’Art. 10 della Legge 353/2000 (che impone il divieto assoluto di caccia per 10 anni sui terreni boscati percorsi dal fuoco), si richiede l’estensione del divieto alle zone adiacenti, vere e proprie “sacche di rifugio” dove la fauna superstite cerca di sopravvivere.
Quanto alle tasse di concessione versate dai cacciatori, le associazioni precisano che il pagamento dell’abilitazione non costituisce un “diritto assoluto” all’esercizio venatorio in ogni tempo, né dà diritto a indennizzi in presenza di motivate e temporanee limitazioni per la salvaguardia dell’ambiente. Il differimento al 1° ottobre garantirebbe il pieno bilanciamento tra la tutela prioritaria della fauna e l’esercizio dell’attività ricreativa. La palla passa ora alla Giunta Occhiuto per la decisione finale.


















Social