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Calabria, per un paziente oncologico ecografia nel 2028: va davvero tutto bene?

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Calabria, per un paziente oncologico ecografia nel 2028: va davvero tutto bene?

Una lettera aperta a Roberto Occhiuto mette sotto accusa due emergenze della Calabria: una sanità che assegna nel 2028 un’ecografia di follow-up a un paziente oncologico e la vicenda dei lavoratori ex Abramo con promesse ‘su carta’

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COSENZA – Una lettera aperta firmata da Jesa Aroma e indirizzata al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, mette insieme due vicende che raccontano, secondo l’autrice, le difficoltà vissute ogni giorno dai cittadini calabresi: da una parte una sanità pubblica che assegna nel 2028 un’ecografia di follow-up a una persona oncologica, dall’altra la situazione dei lavoratori provenienti dall’ex Abramo, tra finanziamenti, progetti annunciati, cassa integrazione e ritorno al lavoro nei call center.

“Due anni per un’ecografia a un malato oncologico”

La denuncia di Jesa Aroma parte da un episodio personale.

«Oggi provo a prenotare un’ecografia per un familiare oncologico», racconta nella lettera indirizzata a Occhiuto. Si tratta di un esame di follow-up, quindi di un controllo legato a una precedente patologia oncologica.

La risposta del CUP, però, è sconcertante: il primo appuntamento disponibile è ad agosto 2028.

Due anni di attesa per un’ecografia di controllo.

Una situazione che, secondo Aroma, pone una domanda molto semplice ma difficile da eludere: che senso ha parlare di diritto alla salute quando i tempi della sanità pubblica diventano incompatibili con le esigenze di chi deve sottoporsi a controlli?

La strada alternativa, scrive, è quella dell’intram​oenia, dove i tempi possono essere molto più brevi. Ma a una condizione: pagare.

«Io pagherò», scrive Aroma. Perché quando si tratta della salute di una persona cara, aggiunge, si è disposti a fare sacrifici.

Ma non tutti possono farlo.

Ed è proprio questo il punto centrale della denuncia: il rischio che l’accesso rapido alle cure finisca per dipendere dalla disponibilità economica del paziente.

“Passi da gigante, ma verso il baratro”

Nella lettera Aroma prende di mira anche la narrazione politica sulla sanità calabrese e si rivolge direttamente a Occhiuto.

Il riferimento è alle dichiarazioni del presidente sui miglioramenti del sistema sanitario regionale.

«Sì, presidente. Forse è vero. Passi da gigante. Ma verso il baratro», scrive provocatoriamente.

Per l’autrice, un sistema nel quale un paziente oncologico deve attendere fino al 2028 per un esame di follow-up non può essere considerato un sistema sanitario pienamente funzionante.

La questione, sostiene, non riguarda soltanto il singolo caso, ma una disparità più ampia: chi può permetterselo cerca una soluzione pagando, chi non può permetterselo è costretto ad aspettare.

Dalla sanità alla vicenda dei lavoratori ex Abramo

La lettera aperta non si ferma alla sanità.

Aroma racconta anche la propria esperienza lavorativa e quella dei lavoratori provenienti dall’ex Abramo, ricordando l’intervento che aveva portato 20 milioni di euro alla nuova azienda per favorire l’assorbimento dei lavoratori.

Un’operazione che, nelle aspettative dei dipendenti, avrebbe dovuto rappresentare una svolta.

Un nuovo progetto, legato alla dematerializzazione, che avrebbe dovuto permettere ai lavoratori di lasciarsi alle spalle una lunga esperienza nei call center e guardare a un futuro professionale diverso.

Poi, però, secondo quanto racconta Aroma, il progetto è terminato.

E sono tornate la cassa integrazione, la formazione e il lavoro nei call center.

«Sì, certo: è lavoro», riconosce l’autrice. Ma dopo vent’anni trascorsi ad ascoltare utenti esasperati per servizi inefficienti, tornare a rispondere alle telefonate rappresenta, nelle sue parole, qualcosa che va oltre la semplice definizione di occupazione.

La domanda sui criteri e lo stipendio della formazione

Aroma solleva anche un’altra questione: i criteri utilizzati per stabilire quali lavoratori sarebbero stati coinvolti e quali no.

«Non ci hanno neanche fatto sapere quali parametri hanno usato per scegliere chi sì e chi no», denuncia.

E poi c’è la questione economica.

Il corso di formazione online svolto a luglio, racconta nella lettera, avrebbe dovuto essere pagato al 100%, ma sarebbe stato invece retribuito come cassa integrazione, all’80%.

Una circostanza che l’autrice utilizza come esempio concreto della distanza tra quanto era stato prospettato ai lavoratori e quanto accaduto successivamente.

Due vicende, una stessa domanda

Sanità e lavoro diventano così, nella lettera di Jesa Aroma, due facce della stessa denuncia.

Da una parte c’è il cittadino che si sente dire dal sistema sanitario pubblico di aspettare fino al 2028 per un controllo oncologico.

Dall’altra ci sono lavoratori che raccontano di aver creduto in un progetto presentato come una possibilità di stabilità e che si sono ritrovati nuovamente tra cassa integrazione, formazione e call center.

In entrambi i casi, al centro ci sono persone costrette a fare i conti con tempi, difficoltà e incertezze che incidono concretamente sulla loro vita.

«La realtà è un CUP che ti dà un appuntamento nel 2028», scrive Aroma. «La realtà è una persona oncologica che deve aspettare due anni per un controllo. La realtà è che, se hai i soldi, puoi cercare una soluzione. Se non li hai, aspetti».

E la stessa logica, secondo l’autrice, si ritrova nel mondo del lavoro: adattarsi, aspettare, cambiare mansione, tornare alla formazione e ricominciare da capo.

La lettera aperta a Occhiuto

La conclusione è un appello diretto al presidente della Regione.

Aroma contesta la distanza tra la Calabria raccontata attraverso le dichiarazioni ufficiali e quella vissuta quotidianamente dai cittadini.

«Continui pure a raccontare ai suoi sostenitori che la sanità calabrese sta facendo passi da gigante», scrive rivolgendosi a Occhiuto. «Io, invece, continuerò a guardare quello che succede fuori dai palazzi».

È da quella prospettiva che Jesa Aroma firma la sua denuncia: una Calabria nella quale, a suo giudizio, la salute rischia di diventare sempre più un privilegio e sempre meno un diritto, mentre i lavoratori continuano a pagare il prezzo di progetti e promesse che non hanno prodotto la stabilità sperata.

Una lettera aperta che parte da un’ecografia fissata al 2028 e arriva fino alla vicenda dei lavoratori ex Abramo.

Due storie diverse, ma unite da una stessa domanda: quanto deve ancora aspettare un cittadino calabrese prima di poter vedere riconosciuti concretamente i propri diritti?

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