‘Ndrangheta, operazione “Clean Money”: 22 arresti tra Catanzaro e le province di Monza Brianza e Arezzo
L'operazione dei carabinieri di Catanzaro, è scattata alle prime ore di oggi. Contestata l'associazione per delinquere di tipo mafioso e altri reati
CATANZARO – Blitz alle prime ore di oggi dei carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del capoluogo calabrese, su richiesta della Dda, a carico di 22 persone accusate di essere legate alla ‘ndrangheta. Gli arresti sono in esecuzione a Catanzaro e nelle province di Monza Brianza e Arezzo.
Ai soggetti coinvolti nell’operazione, vengono contestate l’associazione per delinquere di tipo mafioso e l’associazione per delinquere semplice, oltre ad una serie di reati contro la persona ed il patrimonio, alcuni dei quali aggravati dalle modalità mafiose. Per 12 degli indagati il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere e per gli altri dieci, gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Secondo quanto si è appreso l’operazione avrebbe colpito un’organizzazione di matrice ‘ndranghetista che aveva il suo epicentro a Catanzaro, composta da esponenti del clan dei “Gaglianesi” e della criminalità rom: in manette anche un poliziotto. Sono 34 gli indagati.
Le accuse in particolare nei confronti dei 22 soggetti sono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina, usura, lesioni personali, truffa, associazione per delinquere, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori; reati anche aggravati dalle finalità e/o modalità mafiose.
La complessa e impegnativa attività investigativa ha riguardato un arco temporale ampio e si è sviluppata prevalentemente attraverso complesse attività tecniche oltre che su riscontri connessi allo sviluppo di attività di indagine. Gli esiti investigativi hanno permesso di delineare la gravità indiziaria circa l’attuale operatività, fin dal 2014, dello storico clan dei “Gaglianesi” attivo nel capoluogo e dedito a una pluralità di reati contro il patrimonio e la persona. Ricostruita pertanto l’egemonia del sodalizio, operante sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto e di San Leonardo di Cutro (Kr), nonché i collegamenti dello stesso con altre cosche calabresi.
Sono stati, altresì, ricostruiti, sul piano della gravità indiziaria, diversi episodi di estorsioni ai danni di imprenditori, attraverso il pagamento di tangenti o l’imposizione di ditte compiacenti, furti di auto ed episodi di c.d. “cavalli di ritorno”, l’usura ai danni di commercianti in difficoltà, nonché episodi di violenza ad opera delle nuove “leve” per affermare il controllo del territorio.
L’intestazione fittizia di attività commerciali gestite dalla cosca
Tra i reati ricostruiti sul piano della gravità indiziaria vi è, inoltre, l’intestazione fittizia di 12 esercizi/attività commerciali di fatto gestiti dalla consorteria criminale o da affiliati nonché un articolato sistema di truffe (del valore che supera 400.000 €) attuato mediante la creazione di una società in Lombardia, titolare di un supermercato, ai danni di molteplici aziende operanti su tutto il territorio nazionale, le cui merci – non pagate ai fornitori – venivano poi dirottate in Calabria.
Ricostruita anche una tentata rapina ai danni di una banca di Catanzaro, nonché il supporto logistico fornito dal sodalizio in occasione di un’altra rapina, commessa nel 2016 da un gruppo di uomini armati, i quali utilizzarono un mezzo cingolato per sfondare il caveau della “Sicurtransport” di Catanzaro impossessandosi di circa 8 milioni e mezzo di euro contanti.
Sequestrate 12 società oggetto di intestazione fittizia, una struttura sita su un terreno comunale utilizzata dai sodali per incontrarsi, nonché un sequestro per equivalente di 138.000 € a carico di 5 indagati, indiziati di usura ed estorsione.