Italia
Cambia l’esame di maturità, le novità in arrivo per il 2026 tra orale e commissioni

ROMA – Il nuovo anno scolastico si apre con una grande novità: cambia l’esame di maturità a seguito del decreto legge Valditara approvato nella giornata di ieri dal Consiglio dei Ministri. Le prove scritte, due, restano invariate mentre ad avere una nuova veste sarà il colloquio orale, il vero focus, insieme alla composizione delle commissioni, delle novità che riguardano l’esame di maturità a partire dal 2026.
Esame di maturità: cosa cambia per l’orale
L’esame orale si concentrerà solo su quattro discipline, quelle principali di ogni percorso di studio che ogni anno saranno scelte, presumibilmente a gennaio, con un decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito, nello stesso periodo in cui vengono assegnati i commissari esterni. In questo modo il colloquio sarà più flessibile ma anche più specifico iin base all’indirizzo di studio scelto.
Ma questa non è la sola novità che lo riguarda. Ce n’è un’altra decisamente significativa. L‘orale non è valido se l’alunno resta in silenzio. Non si potrà dunque più fare la cosiddetta “scena muta” anche solo per protesta come è successo nel corso degli ultimi esami di maturità. Gli alunni che decideranno di non presentarsi o di non parlare al colloquio, senza presentare un motivo valido e giustificato, saranno obbligati a ripetere l’anno scolastico.
Alla valutazione dell’orale, inoltre, si somma anche tutto il percorso formativo dello studente tenendo in considerazione anche l’educazione civica e della formazione scuola-lavoro che dal nuovo anno sarà indicata come “Percorsi di formazione scuola-lavoro”.
Restano le prove INVALSI. I risultati però saranno inseriti ‘in forma descrittiva’ nel curriculum dello studente solo alla fine della pubblicazione degli esiti dell’esame di maturità allegando i dati al diploma finale senza che la commissione d’esame possa farne accesso.
Le commissioni d’esame: come cambiano e cosa possono fare
Con la riduzione delle materie oggetto della prova orale, si procede verso un’altra novità. Le commissioni dei docenti si ridimensionano. Con le nuove disposizioni saranno composte da due commissari esterni e due interni, più un presidente esterno, come sempre, che complete i team. Si “perdono” così due docenti, uno interno ed uno esterno.
Con i soldi che si risparmieranno per via della presenza di un numero minore di professori in commissione, il Ministero punta ad aumentare i compensi dei docenti impegnati nell’esame, dedicare più risorse alla formazione degli insegnanti e alle coperture assicurative.
La commissione non selezionerà più uno spunto iniziale per dare il via al colloquio mentre avrà la possibilità di incrementare il punteggio finale assegnando fino a tre punti, ma ad una sola condizione: l’alunno dovrà raggiungere con le sue forze, attraverso i punti ottenuti nel corso delle prove, almeno 97 così da poter espirare eventualmente alla votazione più alta di 100.



















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