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Accusato di caporalato e sfruttamento del lavoro su due dipendenti: assolto imprenditore “il fatto non sussiste”

Calabria

Accusato di caporalato e sfruttamento del lavoro su due dipendenti: assolto imprenditore “il fatto non sussiste”

Accolte le tesi della difesa rappresentata dall’avvocato Chiara Penna: escluso ogni profilo di rilevanza penale in ordine ai presunti orari gravosi e alle irregolarità retributive contestate dalla Procura. Scagionato con formula piena il legale rappresentante di una società di noleggio veicoli

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aula di tribunale

LAMEZIA TERME (CZ) – Si conclude con un’assoluzione a formula piena la vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto, C. S., imprenditore operante nel settore del noleggio di mezzi di trasporto. Il Tribunale di Lamezia Terme ha pronunciato sentenza di assoluzione nei suoi confronti dall’imputazione di caporalato e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis, comma 1, n. 2, c.p., in relazione all’art. 81 c.p.) perché il fatto non sussiste. L’imputato è stato assistito e difeso nel corso del procedimento dall’avvocato Chiara Penna, del Foro di Cosenza.

Caporalato e sfruttamento del lavoro: le accuse formulate dalla Procura

Secondo l’impianto accusatorio, la persona sottoposta a giudizio, nella sua qualità di legale rappresentante della società, avrebbe approfittato dello stato di bisogno di due dipendenti. Nello specifico, le contestazioni sostenevano che le due lavoratrici fossero state costrette ad accettare condizioni contrattuali ed economiche sfavorevoli e difformi da quanto stabilito dalla contrattazione collettiva di categoria.

Tra le presunte condotte contestate dall’accusa figuravano: Il mantenimento di rapporti di lavoro non regolarizzati, l’imposizione di orari e turni considerati particolarmente gravosi a fronte di compensi inferiori alle tabelle retributive di riferimento, la gestione delle ferie ritenuta insufficiente rispetto ai diritti previsti e la presunta richiesta verso una delle dipendenti di prestare l’attività lavorativa anche durante la convalescenza post-operatoria a seguito di un intervento chirurgico.

Inoltre, la Procura sosteneva che tali condizioni fossero state accettate dalle lavoratrici a causa di un’implicita minaccia di licenziamento in caso di rifiuto, configurando l’ipotesi di reato di sfruttamento di cui all’art. 603-bis del codice penale.

Accusato di caporalato e sfruttamnto del lavoro assolto dal tribunale Lamezia terme

La decisione del Tribunale di Lamezia Terme

All’esito del dibattimento e dopo la valutazione delle prove prodotte dalla difesa, il Tribunale di Lamezia Terme ha smontato l’ipotesi della Procura, escludendo ogni profilo di penale responsabilità a carico dell’imprenditore. La formula “perché il fatto non sussiste” azzera completamente le addebiti sollevati a suo carico, ponendo fine alla vicenda giudiziaria con il pieno riconoscimento della correttezza dell’operato dell’imputato e della sua azienda.

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