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Caporalato in Sila nei centri d’accoglienza, cadono le accuse. Raffica di assoluzioni per imprenditori e gestori

Area Urbana

la sentenza

Caporalato in Sila nei centri d’accoglienza, cadono le accuse. Raffica di assoluzioni per imprenditori e gestori

Dopo sei anni di processo, il Tribunale dichiara l’insussistenza dei reati per 12 dei 13 imputati coinvolti nella storica inchiesta ‘Accoglienza’ sul caporalato in Sila. Assolti i titolari delle aziende e i responsabili dei centri d’accoglienza

Marco Garofalo

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Tribunale di Cosenza minacce

COSENZA – Accusati di Caporalato in Sila: si chiude dopo oltre sei anni di dibattimento uno dei processi più significativi legati al presunto sfruttamento di migranti nei centri di accoglienza dell’Altopiano Silano. Oggi, 21 aprile, il Tribunale di Cosenza ha pronunciato una sentenza di assoluzione per la quasi totalità degli imputati coinvolti nell’inchiesta Accoglienza“, che nel 2017 aveva suscitato non poco scalpore

Caporalato in Sila: la sentenza

Il tribunale in composizione collegiale, presieduto dal giudice Paola Lucente (a latere Marco Bilotta e Fabio Giuseppe Squillaci), ha dichiarato l’insussistenza dei fatti per gli imprenditori agricoli e i gestori dei centri coinvolti, segnando la parola fine su un caso che era stato indicato come il primo procedimento in Italia per il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603 bis c.p.). Il Tribunale ha stabilito la non colpevolezza per i titolari di aziende agricole e i responsabili delle strutture di accoglienza, difesi da un folto collegio difensivo. Tra i soggetti assolti figurano:

Renato Gabriele (difeso dall’avv. Fabrizio Falvo)
Giuseppe e Giorgio Gabriele, titolari dell’omonima azienda agricola (difesi dall’avv. Andrea Onofrio)
Vittorio Imbrogno (difeso dall’avv. Cristian Cristiano)
Franco Provato (difeso dall’avv. Enzo Belvedere)
Gianluca Gencarelli (difeso dall’avv. Ugo Ledonne)
Pietro Cortese (difeso dall’avv. Nicola Rendace)
Vincenzo e Salvatore Perrone (difesi dagli avvocati Tiziano Gigli, Franz Caruso e Mattia Caruso);
Vincenzo Paese (difeso dagli avvocati Ubaldo e Marlon Le Pera).

L’unico imputato condannato è stato M.G.L., a cui è stata inflitta una pena di un anno di reclusione. Per un altro imputato il reato è stato estinto per la morte dello stesso.

Blitz accoglienza caporalato in Sila

La genesi dell’indagine: il blitz “Accoglienza” 

L’inchiesta era partita nel 2016 in seguito alle denunce di alcuni migranti ospitati presso i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) di Spezzano Piccolo e Spezzano Sila. Le indagini dei Carabinieri di Camigliatello Silano avevano ipotizzato un sistema di sfruttamento sistematico dei richiedenti asilo, impiegati illegalmente nella raccolta di patate e zucchine. Circa una una trentina di migranti, che sarebbero stati impiegati in nero come braccianti, con paghe oscillanti tra i 15 e i 20 euro, dunque molto al di sotto di quelle previste per contratto, per una giornata lavorativa di 10 ore

Secondo l’impianto accusatorio della Procura bruzia i gestori dei centri avrebbero incassato sia i fondi statali per l’accoglienza che i proventi derivanti dalla fornitura di manodopera alle aziende. I migranti venivano prelevati all’alba (tra le 6 e le 7 del mattino) per essere trasportati nei campi. Alcuni testimoni avevano riferito di minacce, percosse e paghe dimezzate (fino a soli 20 euro al giorno) in caso di lentezza nel lavoro. L’operazione portò all’epoca all’esecuzione di 14 misure cautelari, con accuse che variavano dal caporalato all’abuso d’ufficio e alla tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Caporalato in sila

Una sentenza complessa dopo 6 anni di udienze

La decisione odierna arriva al termine di un iter processuale estremamente articolato, composto da decine di udienze e migliaia di pagine di verbali. Sebbene l’indagine avesse sollevato un velo sulle condizioni di vita e lavoro dei rifugiati in Sila, il lungo dibattimento ha portato il Tribunale a escludere la responsabilità penale per la quasi totalità degli indagati, smontando gran parte delle accuse di sfruttamento mosse nel 2017.

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