Calabria
L'INTERVISTA
Cappato in Calabria per rilanciare la battaglia sul fine vita: «la sofferenza delle persone vale più delle ideologie»
Marco Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni commenta le oltre 10mila firme raccolte in Calabria per la proposta di legge popolare “Liberi Subito”. Al centro della battaglia, procedure sanitarie chiare e tempi certi per chi chiede l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria nelle condizioni previste dalla Corte costituzionale

COSENZA – Marco Cappato ai microfoni di Rlb, nella trasmissione Fatti Vivi, ha raccontato il percorso della proposta di legge popolare “Liberi Subito” in occasione del deposito, in Consiglio regionale, delle oltre 10mila firme. Una risposta, quella della Calabria, che a suo dire è stata “straordinaria”. Cappato è un attivista per i diritti civili e da anni è impegnato nelle battaglie per l’autodeterminazione e la libertà di scelta sul fine vita.
Il suo nome è legato alla vicenda di Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, rimasto tetraplegico e cieco dopo un incidente stradale e morto in Svizzera il 27 febbraio 2017 con il suicidio assistito. Cappato lo aveva accompagnato nella clinica svizzera, per poi autodenunciarsi al rientro in Italia e affrontare un processo per aiuto al suicidio. La vicenda ha portato alla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, che ha stabilito specifiche condizioni di non punibilità per l’aiuto al suicidio. Il 23 dicembre 2019 la Corte d’Assise di Milano ha assolto Cappato con la formula «perché il fatto non sussiste», riconoscendo la rilevanza della pronuncia costituzionale nel caso.
Cappato: «il diritto c’è, ma nessuno sembra volersi dare da fare»
La proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito” è arrivata in Consiglio regionale della Calabria con oltre 10mila firme, più del doppio di quelle necessarie per avviare l’iter legislativo. Cappato, dell’Associazione Luca Coscioni è tra i principali promotori delle battaglie per la libertà di scelta sul fine vita. Le numerose firme raccolte in Calabria vanno oltre il risultato di una mobilitazione che ha coinvolto volontari in tutte le province.
«La partecipazione registrata in Calabria è stata straordinaria per il numero dei firmatari in percentuale popolazione» – spiega Cappato sottolineando come, in rapporto alla popolazione, le adesioni abbiano superato quelle raccolte in territori come Lombardia, Piemonte e Lazio.

Un tema che supera gli schieramenti politici e le contrapposizioni ideologiche: riguarda esperienze concrete di malattia, sofferenza e assistenza vissute da tante famiglie: «le persone malate si battono per la qualità della vita», ha spiegato, ricordando che per alcuni può arrivare il momento in cui la sofferenza diventa insopportabile e si avverte la necessità di poterla interrompere. La proposta “Liberi Subito”, già approvata in diverse Regioni italiane, non mira a introdurre un nuovo diritto, ma a organizzare le procedure del Servizio sanitario regionale per dare attuazione alle condizioni già individuate dalla giurisprudenza costituzionale.
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«Rendere effettivamente accessibile il percorso»
Nel corso dell’intervista, Cappato ha richiamato la sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale, arrivata al termine del percorso giudiziario legato al caso di Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, che Cappato accompagnò in Svizzera. La pronuncia ha individuato specifiche condizioni in cui l’aiuto al mettere fine alla vita non è punibile, tra cui la presenza di una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la capacità della persona di prendere decisioni libere e consapevoli, nel rispetto delle verifiche e delle garanzie previste.

Il problema, secondo Cappato, è rendere effettivamente accessibile il percorso attraverso procedure sanitarie definite e tempi ragionevoli. «Una persona in quelle condizioni non ha due anni di tempo da stare avanti indietro nei tribunali per ottenere quello che è già un suo diritto», ha affermato, citando il caso di persone che avrebbero atteso fino a due anni e otto mesi in Umbria. Cappato individua due ostacoli principali: quello politico e legislativo, legato alla difficoltà dei partiti di affrontare il tema, e quello burocratico, che può tradursi nell’assenza di protocolli, medici disponibili o indicazioni operative.
«Le persone si trovano impigliate in un meccanismo kafkiano o diabolico del quale poi il diritto c’è ma nessuno sembra volersi dare da fare per farlo valere», ha dichiarato. Una situazione che, a suo giudizio, rende necessaria una disciplina regionale capace di definire passaggi e responsabilità, senza modificare i presupposti stabiliti dalla Corte costituzionale.

Liberi Subito, la sfida in Calabria
Il deposito delle firme riporta al centro del dibattito calabrese il rapporto tra autodeterminazione, tutela della salute e responsabilità delle istituzioni. Cappato ha auspicato l’ascolto delle persone direttamente coinvolte e delle loro famiglie, al di là delle indicazioni provenienti dai partiti nazionali.
La campagna, ha ricordato, è stata resa possibile dal contributo di decine di volontari attivi nelle diverse province, il cui impegno ha consentito di superare ampiamente la soglia di firme richiesta. L’obiettivo di “Liberi Subito” è introdurre procedure trasparenti e tempi certi per le verifiche di competenza del Servizio sanitario regionale, così da ridurre le disparità nell’accesso ai percorsi previsti dalla giurisprudenza costituzionale. La questione, ha ribadito Cappato, non riguarda soltanto il confronto politico, ma anche la capacità delle istituzioni di dare risposte concrete a chi vive condizioni di sofferenza estrema.


















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