Italia
L'ALLARME
Carburanti ai massimi storici, benzina oltre 2 euro: «Il governo tagli le accise»
Assoutenti e Unione Nazionale Consumatori chiedono un intervento immediato del governo per il taglio delle accise, mentre i prezzi ai distributori toccano i massimi storici. Il rischio è che si inneschi un pericoloso effetto domino sui prezzi di beni e servizi

ROMA – Il caro carburanti torna a picchiare duro sul portafoglio degli italiani e minaccia di destabilizzare l’intera economia nazionale. Le ultime rilevazioni registrano prezzi record ai distributori, con la benzina che ha sfondato la soglia psicologica dei 2 euro al litro nella rete stradale ordinaria (2,008 €/l) e ha raggiunto i 2,085 euro al litro in autostrada.
Si tratta dei valori più alti mai registrati dall’inizio delle serie dei prezzi medi giornalieri comunicati dal Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). Per ritrovare cifre simili bisogna tornare indietro all’estate del 2022, durante le prime fasi della crisi energetica legata al conflitto in Ucraina.

Carburanti ai record storici: stangata sui rientri e rischio effetto domino
A sollevare la protesta sono le principali associazioni dei consumatori, che denunciano il forte impatto di questi rincari proprio in concomitanza con i grandi flussi di rientro dalle vacanze estive.
Assoutenti evidenzia come l’impennata dei listini dei carburanti non si limiti a penalizzare il singolo pieno d’auto, ma rischi di innescare un pericoloso effetto domino sui prezzi di beni e servizi. “L’abnorme crescita dei listini ai distributori non ha effetti solo sul pieno, ma rischia di creare un effetto domino sull’economia italiana portando a rincari a cascata in tutti i settori con conseguente perdita del potere d’acquisto delle famiglie e contrazione dei consumi che già non godono di buona salute – spiega il presidente Gabriele Melluso – Per questo riteniamo indispensabile tagliare subito le accise, con lo sconto che deve essere esteso almeno fino al 6 settembre, quando termineranno i rientri estivi degli italiani”.
“Capiamo le difficoltà nel reperire le risorse necessarie, ma il governo può trovare i fondi utili allo scopo intervenendo sia sugli extra- profitti di petrolieri e società energetiche, soggetti che stanno arricchendo le proprie casse grazie all’attuale situazione di crisi, sia sugli utili record di banche e assicurazioni, in modo da redistribuire in modo più equo la ricchezza. Crediamo inoltre sia giunta l’ora di una revisione della tassazione eccessiva che pesa sui carburanti in Italia, attraverso una riduzione strutturale delle accise, provvedimento che il governo deve al più presto inserire nella propria agenda” conclude Melluso.

Le critiche dell’Unione Nazionale Consumatori: “Per Meloni gli italiani polli da spennare”
Ancora più dura la posizione dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) in merito ai prezzi fuori controllo dei carburanti. Il presidente Massimiliano Dona richiama la misura adottata nel marzo 2022 dal Governo Draghi — che intervenne con uno sconto accise di 25 centesimi (30,5 centesimi inclusa IVA) di fronte a picchi simili — contestando l’attuale inazione dell’esecutivo.
Secondo l’UNC, gli strumenti normativi esistenti come le accise mobili dovrebbero scattare automaticamente per sterilizzare gli aumenti dei prezzi finali ed evitare che la rete stradale e autostradale trasformi il rientro dalle ferie in una stangata per i conducenti.
“In ogni caso è probabile che i prezzi di oggi siano inferiori a quello rilevato nella media settimanale dal 27 giugno 2022 al 3 luglio 2022 quando la benzina costava 2,065 euro al litro, inferiore al prezzo autostradale di oggi e superiore a quello delle strade normali. Per trovare una media settimanale superiore a entrambe le rilevazioni del Mimit di oggi bisogna risalire fino alla rilevazione del 21 marzo del 2022 (dal 14 al 20 marzo), con 2,137 euro al litro, prezzo che indusse il governo Draghi a tagliare le accise di 25 cent, 30,5 cent con l’Iva al 22%” prosegue Dona.
“Il governo Meloni, invece di fare altrettanto, con la scusa delle accise mobili, dorme un sonno profondo, va in letargo, girandosi dall’altra parte, fregandosene della stangata sul primo controesodo. Insomma, altro che promesse elettorali: anche Meloni considera gli automobilisti polli da spennare” conclude Dona.



















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