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Caos nel carcere di Arghillà: distrutti i presidi di telemedicina «a rischio il diritto alle cure dei detenuti»

Calabria

Caos nel carcere di Arghillà: distrutti i presidi di telemedicina «a rischio il diritto alle cure dei detenuti»

Duro intervento del Garante regionale Russo dopo il grave evento critico nella Casa Circondariale di Arghillà. Danneggiate le apparecchiature sanitarie dedicate alla telemedicina “colpito un presidio essenziale di civiltà e tutela della salute”

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REGGIO CALABRIA – Apparecchiature tecniche e tecnologiche destinate alla telemedicina e all’assistenza sanitaria delle persone detenute distrutte: “un fatto di eccezionale gravità istituzionale, umana e civile”. E’ quanto accaduto nelle ultime ore all’interno della Casa Circondariale di Arghillà e, a lanciare l’allarme, è il Garante regionale Russo, che esprime forte preoccupazione per le conseguenze dell’accaduto sul diritto alla salute dei detenuti e sulle condizioni operative del personale sanitario e penitenziario.

Apparecchiature Telemedicina danneggiate: “attacco diretto al diritto alla salute”

Secondo il Garante, il danneggiamento delle apparecchiature non rappresenta soltanto un episodio vandalico, ma “un attacco diretto alla possibilità di garantire cure, assistenza, dignità e tutela della salute all’interno di un istituto penitenziario già profondamente segnato da criticità strutturali, organizzative e di sicurezza”. Russo sottolinea come il tema della sicurezza all’interno del carcere sia oggi “fortemente compromesso”, con ricadute pesanti su medici, infermieri, agenti della Polizia Penitenziaria, operatori e detenuti più fragili.

Timori per l’assistenza sanitaria ai detenuti

Nelle ultime ore il Garante ha tentato, senza successo, di mettersi in contatto con il coordinatore sanitario dell’istituto, il dottor Nicola Pangallo, per comprendere l’entità dei danni e le conseguenze sull’assistenza sanitaria: “temo che la distruzione degli impianti dedicati alla telemedicina possa determinare un grave pregiudizio all’assistenza sanitaria delle persone detenute”, afferma Russo, annunciando la richiesta urgente di un chiarimento istituzionale nelle sedi competenti.

garante russo telemedicina

Nel suo intervento il Garante richiama l’attenzione sulle difficoltà storiche del carcere di Arghillà, caratterizzato da problemi strutturali, isolamento territoriale e dalla presenza di detenuti con elevata complessità sanitaria e comportamentale. Accanto alla gestione delle patologie psichiatriche, Russo evidenzia anche il problema di detenuti con disturbi della personalità e condotte aggressive, per i quali ritiene indispensabile “una riflessione attenta, seria, scientifica e multidisciplinare. Non è più accettabile che il sistema della sanità penitenziaria calabrese continui a essere trattato come una sanità di serie B”.

“Distruggere la telemedicina significa colpire la dignità umana”

“La telemedicina, in un territorio complesso come quello calabrese e in istituti difficili come Arghillà, rappresenta uno strumento essenziale di civiltà giuridica, sicurezza sanitaria e tutela dei diritti fondamentali. Distruggere quei presidi – prosegue Russo – significa colpire non soltanto l’organizzazione sanitaria, ma anche il principio costituzionale secondo cui ogni persona, anche se detenuta, conserva intatto il diritto alla salute, alla cura e alla dignità umana”.

Il Garante invoca un immediato intervento coordinato delle istituzioni chiedendo investimenti strutturali, rafforzamento del personale, maggiore integrazione tra amministrazione penitenziaria e sistema sanitario regionale, oltre a protocolli di sicurezza adeguati: “continuare a sottovalutare ciò che accade negli istituti penitenziari ad alta complessità significa mettere a rischio lo Stato stesso, la sicurezza collettiva e la credibilità delle istituzioni”, conclude Russo. Infine, il Garante ha espresso solidarietà ai medici, agli infermieri, agli agenti della Polizia Penitenziaria e a tutto il personale del carcere di Arghillà “che continuano a operare in un contesto difficile e rischioso, garantendo ogni giorno la tenuta di un presidio essenziale dello Stato”.

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