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Carceri, sovraffollamento al 138%: allarme della garante Corea su misure alternative e reinserimento

Area Urbana

L'INTERVISTA

Carceri, sovraffollamento al 138%: allarme della garante Corea su misure alternative e reinserimento

Dall’intervista alla Garante per i diritti dei denti del Comune di Cosenza, Emilia Corea, emerge un quadro critico del sistema penitenziario: sovraffollamento, diritti compressi e reinserimento ancora troppo fragile

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Carcere cosmai Cosenza Emilia Corea 01

COSENZA – Intervenuta ai microfoni della trasmissione “Fatti Vivi” su RLB, la garante per i diritti dei detenuti del Comune di Cosenza, Emilia Corea, ha offerto un’analisi approfondita della situazione nelle carceri italiane, con particolare attenzione alla realtà cosentina. “Per me rappresenta la possibilità di entrare all’interno di uno spazio dove spesso le persone non hanno voce, significa portare all’esterno la voce dei detenuti. Il carcere è come un universo parallelo, si trova un’umanità dimenticata, invisibile, che paga purtroppo due volte una per il reato commesso e una per condizioni di detenzione che violano i principi fondamentali su cui dovrebbe reggersi una democrazia”.

Sovraffollamento, la Garante Corea: «una crisi strutturale»

Secondo Corea, il nodo principale resta il sovraffollamento cronico, una criticità che non riguarda solo singole realtà locali ma l’intero sistema penitenziario nazionale. “Oggi parliamo di un tasso di sovraffollamento nelle carceri italiane che si aggira intorno al 138%”. Sono infatti 17.607 i detenuti in più nelle carceri italiane. Nel dettaglio sono 63.938 persone su 46.331 posti regolarmente disponibili. E’ quanto emerge dal Report analitico “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale“, aggiornato ad aprile 2026. Su un totale di 189 istituti censiti, 4 si trovano in condizioni di sovraffollamento critico, mentre 61 presentano un tasso di occupazione superiore al 150%; gli Istituti tra 100% e 150% sono 101 e solo 23 strutture operano sotto la capienza regolamentare.

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Un dato che trova conferma anche a livello locale: “nel carcere di Cosenza ad esempio, la capienza regolamentare è di 220 posti, attualmente i detenuti presenti sono più di 280”. Ma non si tratta solo di un problema numerico: “il sovraffollamento – spiega Corea – non è solo un dato statistico, ma è una condizione concreta che è fatta di spazi insufficienti, di diritti compressi, di dignità, di condizioni di vita molto difficili”.

Carcere sovraffollamento Emilia Corea 02

Misure alternative: strumenti poco utilizzati

Alla base del problema, secondo Corea, c’è anche una scarsa applicazione degli strumenti previsti dalla legge: “è il risultato di un sistema che fatica ad applicare pienamente gli strumenti che ci sono, che sono previsti dalla legge, ad esempio i benefici penitenziari, le misure alternative, strumenti come l’affidamento in prova, la semilibertà, la detenzione domiciliare. Tutti questi sono pensati per favorire il reinserimento, per ridurre la permanenza in carcere, ma restano sottoutilizzati”.

Reinserimento: tra ostacoli e opportunità

Il tema del reinserimento sociale resta centrale e in questa direzione Corea evidenzia come lavoro, formazione e contatti con l’esterno siano elementi decisivi: “sono strumenti pensati per ridurre la recidiva. Tutto questo significa ripensare il ruolo della pena, spostando l’attenzione da una logica esclusivamente repressiva a una logica di reintegrazione, perché le politiche securitarie aumentano il ricorso alla detenzione senza incidere sulle cause del reato”. Non mancano esperienze positive, spesso legate al mondo delle cooperative sociali e a progetti locali: “esistono, dimostrano che un’alternativa è possibile, ma restano ancora troppo limitate rispetto a quello che è il bisogno reale”.

carcere di Cosenza - corea

Detenuti stranieri: una doppia difficoltà

Particolarmente critica la situazione dei detenuti stranieri, spesso privi di una rete di supporto. “Questi detenuti, che sono anche nel carcere di Cosenza, non riescono ad accedere alle misure, ai cosiddetti benefici, proprio perché nella maggior parte dei casi privi di residenza o di domicilio; per cui anche quando la pena relativa a piccoli reati è breve, sono costretti a scontarla in carcere”. Secondo la garante, uno dei limiti principali riguarda anche la percezione sociale del carcere: “le attività educative, culturali, formative, sia dentro che fuori dal carcere non devono essere marginali, ma devono essere strategiche per costruire percorsi di cambiamento reale della persona”.

Una democrazia si misura da come tratta chi ha sbagliato, ma se la pena finisce e la punizione continua nella vita quotidiana, allora si va a creare una forma di esclusione che mette in discussione il senso stesso”.

Decreto sicurezza e nuove criticità

Infine, Corea si sofferma sulle recenti misure normative: “sicuramente, misure recenti come il cosiddetto “Decreto sicurezza” ampliano i reati e quindi le possibilità di carcerazione e dunque, in un sistema già sovraccarico, tutto questo rischia di peggiorare ulteriormente le condizioni aumentando tensioni e conflittualità”. “Tra quelle più controverse di questo decreto c’è la possibilità di utilizzare gli agenti infiltrati all’interno delle carceri, i quali possono fingere di essere detenuti o operatori per raccogliere informazioni”. Una misura che, conclude, “rischia di alimentare un clima di sospetto permanente andando a compromettere le relazioni tra i detenuti ostacolando ulteriormente i percorsi trattamentali”.

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