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Case e ospedali di comunità: crisi degli infermieri, ne mancano 20mila «edifici senza professionisti»
Mancano almeno 20mila infermieri in Italia: strutture pronte ma senza personale. I sindacati avvertono: così si tradisce lo spirito del Pnrr

ROMA – Secondo la tabella di marcia fissata dal Pnrr, entro giugno, dovrebbero entrare pienamente in funzione, ma ad oggi per renderle concretamente operative mancano ancora all’appello almeno 20mila infermieri. Nonostante gli investimenti, le strutture della sanità territoriale restano largamente incompiute: solo 46 operative su 1.723 previste. In Calabria su 61 non ne risulta alcuna operativa.
Gravi carenze di personale, mancano 20mila infermieri
Le Case della Comunità, fulcro della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr, rischiano di rimanere un miraggio. Entro giugno 2026, secondo il cronoprogramma, le strutture dovrebbero essere pienamente operative, ma ad oggi mancano almeno 20mila infermieri, fondamentale per garantire cure primarie efficienti e decongestionare ospedali e Pronto soccorso.
Secondo gli ultimi dati Agenas aggiornati a giugno 2025, su 1.723 Case della Comunità programmate a livello nazionale, solo 46 risultano pienamente attive con medici e infermieri. Altre 660 hanno attivato almeno un servizio, mentre 172 hanno completato tutti i servizi obbligatori. Gli ospedali di comunità previsti sono invece 307.
Il sindacato Nursing Up lancia l’allarme: “La riforma procede sul piano edilizio ma non è accompagnata da un’adeguata dotazione di professionisti sanitari”, sottolinea il presidente nazionale Antonio De Palma. “Non sono i muri il problema, ma la drammatica carenza di personale, a partire dagli infermieri di famiglia e comunità. A oltre cinque anni dalla legge del 2020, ne operano appena 3.000 su 9.600 previsti, poco più del 30% del fabbisogno”.

Nel complesso, nel Ssn mancherebbero almeno 175.000 infermieri rispetto agli standard europei, rendendo difficile rendere operative le strutture anche nelle regioni più svantaggiate come la Calabria. Il sindacato dei medici Snami sottolinea che “si è costruito il contenitore prima di decidere cosa metterci dentro, senza coinvolgere davvero i medici di famiglia”.
Il rischio concreto, avvertono gli esperti, è che entro giugno 2026 si arrivi con edifici pronti ma senza personale sufficiente, rispettando formalmente gli obiettivi del Pnrr, ma tradendo lo spirito della riforma.
Intanto, a Roma, tre nuove Case della Comunità sono state inaugurate con un investimento di oltre 1,7 milioni di euro. All’hub Nomentano sarà possibile la presa in carico 7 giorni su 7, h24, con sportello polifunzionale, Cup, ambulatorio di cure primarie, assistenza domiciliare e servizi per la fragilità psichica. Le strutture spoke di Vigne Nuove e Casalotti saranno operative 6 giorni su 7, h12.
“Questo è il volto della medicina del territorio reale, qui si trovano risposte alle fragilità”, ha sottolineato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, ricordando anche la prossima firma di accordi con i medici di famiglia per garantire la continuità del servizio h24.


















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