Area Urbana
LA RIFLESSIONE
Caso Stasi: i dubbi sull’inchiesta Ginestra. Perché i domiciliari sono stati revocati dopo pochi giorni?
Inchiesta Ginestra. La revoca dei domiciliari per Flavio Stasi lascia aperti interrogativi e impone interrogativi sulla valutazione iniziale degli elementi indiziari

CORIGLIANO ROSSANO (CS) – Nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Ginestra”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e incentrata sulle presunte attività delle cosche di ’ndrangheta nell’area della Sibaritide, tra Corigliano-Rossano e Cassano allo Ionio, c’è una vicenda che merita una riflessione particolare. È quella del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso e tornato libero a distanza di pochi giorni per decisione della stessa giudice che aveva disposto la misura cautelare. Un passaggio che non può lasciare indifferenti.
Stasi e l’inchiesta Ginestra
La gip, dopo averlo ascoltato, ha infatti ravvisato un “vulnus” nell’impianto indiziario, arrivando a mettere in discussione alcuni aspetti della ricostruzione accusatoria e a revocarne i domiciliari. Atteso che la revoca di una misura cautelare non equivale a un’assoluzione e l’inchiesta dovrà proseguire il proprio corso, una o più domande, sono inevitabili: com’è possibile che elementi capaci di incidere così profondamente sulla valutazione della gravità indiziaria siano emersi soltanto dopo pochi giorni? E, soprattutto, quegli stessi elementi non avrebbero potuto essere approfonditi prima di adottare una misura come la privazione della libertà personale?
Non si tratta di mettere in discussione il lavoro della magistratura né di precorrere giudizi che spettano esclusivamente agli organi preposti. Ma è più che lecito interrogarsi sulla delicatezza delle decisioni cautelari, fermo restando che gli arresti domiciliari non rappresentano una condanna, ma producono comunque conseguenze pesanti. C’è poi un altro aspetto che, in questi giorni, alimenta qualche altro dubbio con riferimento al cosiddetto “fuoco amico”. Una tesi che evoca scenari di possibili manovre e interessi contrapposti attorno alla figura del sindaco. Ed a queste latitudini in passato se ne sono già registrate.

Certo, in questo caso specifico, non ci sono elementi per sostenere una simile ricostruzione e sarebbe scorretto trasformare una suggestione in un’accusa. Ma è altrettanto difficile ignorare il contesto politico nel quale questa vicenda si è consumata. Flavio Stasi, dopo la seconda affermazione elettorale, ha consolidato un consenso significativo, conquistando una centralità che va ben oltre i confini di Corigliano-Rossano. Il suo nome viene ormai accostato a possibili scenari politici più ampi: dalle prossime elezioni politiche fino, a una possibile candidatura alla presidenza della Regione Calabria.

Ovviamente, senza riscontri tangibili da qui a ipotizzare che dietro un’inchiesta possano nascondersi strategie per “eliminare” un eventuale competitor scomodo ce ne vuole, ma quando le voci si rincorrono qualche sospetto è lecito averlo. Ad ogni modo resta, una questione che non può essere archiviata con la semplice revoca dei domiciliari: quella della responsabilità e della prudenza nell’adozione di provvedimenti che incidono così profondamente sulla libertà delle persone.
Se il quadro indiziario presenta criticità emerse già nei primi interrogatori, è legittimo chiedersi se la valutazione iniziale sia stata sufficientemente approfondita, e la credibilità della Magistratura fonda il nostro sistema democratico. Dubitarne darebbe la stura a una pericolosa deriva nella tutela dei diritti fondamentali.



















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