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Dopo 31 anni chiuso il bar del “Lucrezia della Valle”, la disperazione dei gestori: «Non lasciateci senza lavoro»

Area Urbana

L'APPELLO

Dopo 31 anni chiuso il bar del “Lucrezia della Valle”, la disperazione dei gestori: «Non lasciateci senza lavoro»

I due gestori, Franco e Francesco, si appellano alla dirigente scolastica affinché si possa aprire un confronto che vada oltre la sentenza del Tar per scongiurare la cessazione definitiva dell’attività alla quale i due si sono dedicati da oltre 30 anni

Francesca Bloise

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Lucrezia Della Valle_bar

COSENZA – Nei giorni scorsi gli studenti dell’Iss “Lucrezia della Valle” di Cosenza hanno manifestato davanti ai cancelli dell’istituto per far sentire la propria voce. Al centro della protesta c’è la sospensione del servizio del punto ristoro presente all’interno dell’istituto, sancito anche da una sentenza del TAR.

Studenti Lucrezia della Valle manifestazione

Stop al bar del “Lucrezia della Valle”: presidio sociale oltre che commerciale

Con striscioni e denunce pubbliche, anche sui social, i ragazzi hanno voluto portare all’attenzione una situazione che definiscono “drammatica ed incresciosa” che rischia di lasciare senza lavoro i due storici gestori di 59 e 60 anni che da tre decenni gestiscono il bar dell’istituto. Gli alunni chiedono trasparenza e un segnale di ragionevolezza da parte dell’amministrazione scolastica. I due gestori, Franco e Francesco, dal canto loro, chiedono di poter semplicemente “continuare a lavorare”.

Gli alunni in protesta hanno sottolineato che il punto ristoro del “Lucrezia della Valle” non è una semplice attività commerciale, ma un presidio sociale che per ben 31 anni ha fatto parte della vita quotidiana del liceo. Migliaia di studenti, docenti e personale scolastico hanno trovato nei due lavoratori un “riferimento umano costante e professionale”.

Studenti Lucrezia della Valle manifestazione 2

Un percorso fatto di forti difficoltà tra regolamenti e norme

La chiusura dell’attività si inserisce in un contesto già segnato da forti difficoltà: i due gestori, infatti, avevano già subito un’interruzione della loro attività nel periodo post-pandemico, a seguito del rigetto, “per motivi organizzativi” arrivato da parte della dirigente scolastica, la professoressa Rossana Perri, alla riapertura del punto ristoro dopo le nuove concessioni emanate nel 2022 dalla Provincia di Cosenza.

Uno stop andato avanti fino alla primavera del 2023, quando la Provincia di Cosenza, sotto la guida della presidente Rosaria Succurro, ha provveduto a stilare un contratto diretto con i gestori del bar degli istituti del Cosentino. Da quel momento in poi l’attività di Franco e Francesco ha riaperto al “Lucrezia della Valle” seguendo quello che i due gestori definiscono un “regolamento offensivo” diramato dall’Istituto a cui spetta, per legge, l’approvazione del servizio e l’utilizzo di spazi interni.

Una serie di regole da seguire, quelle stabilite dalla dirigente, che hanno fortemente limitato l’attività del punto ristoro che, ad esempio, ha dovuto seguire degli orari di apertura e chiusura circoscritti rispetto all’orario scolastico. Norme difficili alle quali adeguarsi, penalizzanti sia dal punto di vista economico, per i due gestori, che pratico per gli alunni, ad oggi più di 800, la maggior parte dei quali tutti pendolari, che al mattino per l’entrata e al tardo pomeriggio per l’uscita, non hanno mai potuto usufruirei dei servizi, in quanto il punto ristoro era già chiuso come da regolamento. Nonostante le evidenti difficoltà, Franco e Francesco non si sono mai tirati indietro e hanno continuato a svolgere il loro lavoro seguendo le norme stabilite dall’Istituto.

Iss Lucrezia della Valle Cosenza

La sentenza di sgombero ed il nuovo stop

Ora una nuova chiusura. I due gestori, infatti, per l’inizio del nuovo anno scolastico non hanno potuto riaprire il punto ristoro del liceo in piazza Amendola. A settembre, infatti, è stata emessa la sentenza N. 1486/2026 del Tar della Calabria che indica che “il locale attualmente occupato dalla Ditta venga sgomberato e riconsegnato nella disponibilità dell’Istituzione Scolastica”.

Uno sgombero immediato per Franco e Francesco, esito del ricorso presentato dalla dirigente scolastica a seguito del contratto posto in essere, nel 2023, dalla Provincia di Cosenza, rivendicando la competenza scolastica sulla scelta dell’uso e dell’indirizzo dei locali dell’istituto. I due quindi, dopo aver chiuso come da regolamento il punto ristoro il 5 giugno 2026, non hanno mai più riaperto.

L’appello: “Vogliamo solo lavorare, siamo disperati”

Ora i due gestori del punto ristoro dell’Iss “Lucrezia della Valle” si appellano alla dirigente scolastica: “Noi vogliamo solo lavorare, siamo disperati”. Francesco e Franco dicono di aver chiesto più volte un incontro per poter dialogare con la preside e capire le motivazioni alla base delle sue scelte. Dall’altra parte, precisano, hanno trovato solo “un muro inavvicinabile”.

Per loro la chiusura odierna rischia di essere il colpo di grazia: “Siamo uomini di 60 anni e reinserirci sul mercato del lavoro, vista l’età e la difficile situazione occupazionale del territorio, per noi è praticamente impossibile, così due famiglie restano senza un futuro” denunciano ai nostri microfoni.

Franco e Francesco spiegano che non è loro intenzione creare uno scontro e né alimentare polemiche. Quello che chiedono i due storici gestori è solo poter dialogare con la preside per capire se ci sia un modo per poter andare oltre la sentenza emessa dal Tar scongiurando la chiusura definitiva del punto ristoro: “Quello che chiediamo è di non perdere il lavoro, quello che abbiamo svolto con dedizione per oltre 30 anni”. 

Gestori del bar del Lucrezia Della Valle

La lettera di Manuel e Christian

Anche Manuel e Christian, figli di Francesco e studenti del liceo, si sono appellati con grande dignità e dolcezza alla dirigente scolastica attraverso una accorata lettera inviata via mail, alla quale però non è seguita nessuna risposta: “Le scriviamo da figli, due ragazzi che stanno vedendo il proprio padre rischiare di perdere il lavoro dopo 30 anni di sacrifici – hanno scritto i due ragazzi. – Dietro quel bar non c’è soltanto un’attività, ma due persone perbene che hanno lavorato per una vita intera, e due famiglie che oggi hanno paura per il proprio futuro. Se fosse suo padre a rischiare di perdere il lavoro dopo trent’anni, non vorrebbe che qualcuno gli desse almeno la possibilità di continuare?” hanno chiesto.

“Se c’è un problema, speriamo davvero che si possa trovare un accordo, invece di mettere fine a tutto. Non Le chiediamo un favore, ma un po’ di comprensione e la possibilità di trovare una soluzione. Le chiediamo soltanto di ricordarsi che dietro ogni decisione ci sono persone, sacrifici e famiglie. – hanno precisato i ragazzi – A volte basta mettersi nei panni degli altri per capire quanto una scelta possa cambiare la loro vita – ricordando alla preside in chiusura che – il futuro dei ragazzi, come lei ben sa, si costruisce anche mostrando che, oltre alle regole e all’autorità, esistono l’umanità e la capacità di non voltarsi dall’altra parte davanti alle difficoltà di una famiglia”. 

L’auspicio di studenti e cittadini

Pur non mettendo in discussione le prerogative e l’autonomia della dirigenza scolastica, la comunità studentesca e tanti cittadini, familiari e non solo degli alunni, che in questi giorni si sono interessati alla vicenda si interrogano sulle ricadute umane e sociali della scelta messa in campo dall’Istituto “Lucrezia della Valle”. In molti avrebbero tentato di mediare rivolgendosi alla dirigente, tra cui anche il presidente dell’associazione “La Terra di Piero” Sergio Crocco, senza ottenere però nessun risultato.

Perché non è stato promosso un dialogo diretto tra le parti prima di giungere alla sospensione? si chiedono. Quali sono le reali motivazioni alla base della decisione? L’auspicio è che possa aprirsi al più presto un confronto sincero e leale, che vada oltre la sentenza emessa, per scongiurare che due persone perdano il lavoro e che quasi mille persone, tra studenti, docenti e personale scolastico, perdano la possibilità di usufruire di un servizio essenziale, sia ricettivo che sociale. 

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