Calabria
Divieto illeggittimo
Cibo e acqua da casa vietati nei lidi: il “solito “balzello” dell’estate che fa infuriare le famiglie
Portarsi nei lidi il pranzo o un panino da casa non è un reato e nessun concessionario può impedire di mangiare sotto l’ombrellone e imporre un acquisto obbligatorio al bar o al ristorante del lido

COSENZA – “Cibo e acqua da casa vietati nei lidi“: arriva l’estate e magicamente, in molti stabilimenti balneari, ecco compaiono ben visibili i soliti cartelli che vietano espressamente l’introduzione e il consumo di cibi e bevande esterne sotto l’ombrellone. Negli ultimi anni, con un costo della vita sempre più altro, anche andare al mare e scegliere di farlo in uno lido, per una famiglia con figli diventa un sacrificio economico non indifferente.
Una giornata al mare che costa sempre di più
Tra il noleggio di ombrelloni e lettini, i costi del parcheggio il gettone per le docce, le spese per una singola giornata di relax raggiungono cifre considerevoli. Per ammortizzare i costi, moltissimi bagnanti scelgono la strada più semplice e tradizionale: preparare a casa panini, frutta e bevande da consumare sotto l’ombrellone. Un divieto che genera forte malumore tra i cittadini, che si sentono costretti ad accedere ai bar e ai ristoranti delle strutture, con un ulteriore aggravio sui propri bilanci.
Di fronte a questi costi, è comprensibile che tante persone scelgano di portarsi il pranzo da casa. Ma proprio qui nasce il conflitto: sempre più stabilimenti impongono il divieto assoluto di consumare cibo non acquistato sul posto, costringendo i clienti a scegliere tra rinunciare al pranzo preparato in casa o pagare i prezzi del ristorante interno al lido. Una situazione che può creare difficoltà anche a chi ha esigenze alimentari specifiche e non trova alternative adatte nei menu degli stabilimenti.
Perché i lidi vietano il cibo da casa
Le motivazioni ufficiali addotte dai gestori riguardano solitamente il decoro della spiaggia e la tutela ambientale, in particolare la volontà di limitare i rifiuti abbandonati, come bottiglie e contenitori di plastica. Ma dietro il divieto si nasconde spesso un interesse commerciale piuttosto evidente: impedire il consumo di cibo esterno spinge naturalmente i clienti a rivolgersi al bar o al ristorante interno, garantendo così un incasso aggiuntivo che contribuisce a sostenere i costi di gestione della struttura.

Cibo e acqua da casa vietati nei lidi? È illegittimo
Qui arriva il punto centrale della questione: non esiste alcuna norma che vieti di portare cibo e bevande in spiaggia. La legge, in questo caso, è chiaramente dalla parte dei bagnanti. Il motivo è semplice e affonda le radici nel diritto civile: secondo l’articolo 822 del Codice Civile, la spiaggia rientra tra i beni del demanio pubblico dello Stato. Questo significa che, anche quando una porzione di arenile viene data in concessione a un privato per l’attività di stabilimento balneare, quest’ultima non diventa proprietà privata.
Il gestore può offrire servizi a pagamento – noleggio di ombrelloni, sdraio, lettini e imbarcazioni – ma non ha alcun potere di dettare regole su un bene che appartiene alla collettività, tantomeno di vietare l’accesso con cibo proprio. In altre parole: “i lidi possono regolare l’uso delle proprie attrezzature, ma non possono imporre divieti che riguardano l’uso di un bene pubblico come la spiaggia“.

Meno spiagge libere e più concessioni: il decoro non può diventare un pretesto
Il malcontento dei bagnanti va letto anche alla luce di un fenomeno più ampio: negli ultimi anni le spiagge libere si sono progressivamente ridotte, mentre le aree date in concessione sono aumentate. Questo restringe gli spazi gratuiti disponibili e costringe sempre più famiglie a rivolgersi agli stabilimenti a pagamento, in un periodo in cui il caro vita pesa già sui bilanci familiari.
In questo scenario, vietare un semplice panino portato da casa rischia di apparire una misura sproporzionata rispetto alle reali difficoltà economiche di molti cittadini. Se è vero che la tutela dell’ambiente e del decoro della spiaggia sono esigenze legittime, questi principi non possono essere usati come scusa per obbligare i clienti a consumare esclusivamente al bar o al ristorante interno, specialmente quando i prezzi risultano fuori portata per molte famiglie.

Le regole del buonsenso: come comportarsi in spiaggia
Il diritto di portare cibo da casa non equivale, ovviamente, a un liberi tutti. Alcune buone pratiche restano fondamentali per garantire una convivenza serena tra bagnanti e gestori. Rispettare l’ambiente, evitando di abbandonare rifiuti e riportando a casa ciò che non si può smaltire correttamente, mantenere il decoro, evitando di trasformare l’ombrellone in una tavolata simile a un pic-nic organizzato, lasciare pulita la propria postazione al termine della giornata e informarsi sulle aree dedicate: molti stabilimenti, consapevoli della questione, hanno già predisposto apposite zone pic-nic riservate a chi non utilizza i servizi di ristorazione interni.
Il divieto di portare cibo da casa nei lidi, così diffuso lungo le nostro coste, non trova fondamento giuridico: la spiaggia resta un bene pubblico e i concessionari non hanno il potere di vietarne l’uso secondo le proprie regole commerciali. Resta però centrale il buonsenso: il diritto di portare il proprio pranzo va sempre esercitato nel rispetto dell’ambiente, del decoro e degli altri bagnanti, per garantire che la spiaggia rimanga un luogo accogliente e sostenibile per tutti.

















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