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Città Unica: 16 associazioni rendesi contrarie, Iantorno «non è una fusione ma un’annessione»

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Città Unica: 16 associazioni rendesi contrarie, Iantorno «non è una fusione ma un’annessione»

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RENDE – Associazioni e movimenti politico-culturali di Rende domani, terranno un’assemblea popolare e si sono dati appuntamento domani, 19 ottobre, alle 17,30 presso l’hotel President di Quattromiglia di Rende, per avviare un confronto democratico sulla questione della Città Unica tra i comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero. Tra le associazioni ci sono anche ex amministratori, come Pierpaolo Iantorno, ex assessore al bilancio, dimissionario, del Comune di Rende che ci tiene a precisare l’importanza di questa iniziativa soprattutto per la popolazione, che deve essere messa al corrente su quella che lui stesso definisce una “scellerata e vuota proposta di legge“.

«Associazioni, movimenti e soggetti politici hanno inteso promuovere questa che è solo la prima iniziativa sul tema; ne seguiranno altre interessando anche i comune di Cosenza e Castrolibero. Innanzitutto va chiarito che non si tratta di un progetto di fusione ma una proposta di legge, che parte dall’alto per poi ragionare verso il basso».

«L’iniziativa di domani non è finalizzata a fare un convegno tra operatori politici ma è proprio dedicato alla cittadinanza, spesso disinteressata alla politica. Eppure parliamo di un argomento che dovrebbe interessare tutta la popolazione la quale, alla fine della fiera, si ritroverà da qui ai prossimi anni, a rispondere ad un mero referendum di consultazione senza alcun passaggio nei rispettivi consigli comunali».

«Ricordo – prosegue Iantorno – che Rende è commissariata per infiltrazioni mafiose, c’è una gestione commissariale e per i prossimi 18-24 mesi sarà priva di un’amministrazione democraticamente eletta. A questo aggiungiamo che ha chiuso la procedura del predissesto, al 31/12/2022, e che la Corte dei Conti ancora non ha sentenziato al riguardo e dunque siamo in una fase transitoria. Cosenza, dal canto suo, è in una fase di riequilibrio finanziario ed è al secondo fallimento. Una situazione di contesto alla quale aggiungiamo tutti i limiti di questa proposta di legge sulla quale non c’è stata informazione e partecipazione. Per questo la nostra iniziativa tende a rendere consapevoli e protagonisti i cittadini».

Cosa sappiamo della proposta di legge? «Solo ciò che la parte favorevole a questa, ci sottopone e che c’è una parte non favorevole, per motivi di campanile o di coscienza civica. Diciamo che questo ragionamento – prosegue l’esponente politico rendese – risale a 30-40 anni fa, ma non ci sono le condizioni di base e siamo pronti a ragionare con una proposta alternativa perché pensiamo che il principio cardine sia innanzitutto il rispetto del cittadino, aldilà delle posizioni di parte e siamo pronti ad affrontare».

Il referendum? Si faccia su ogni singolo comune

Rispetto al referendum ad esempio, «chiediamo si faccia sulla base di ogni singolo comune e non di un comune unico. Castrolibero deciderà in maniera autonoma se aderire o meno, così come Cosenza e Rende. Ma non può essere la somma di tutti e tre i comuni. Cosenza ha tutto l’interesse ad espandersi su questi territori in particolare Rende, per la caratteristica territoriale, gli interessi economici e non solo. Per questo sono necessari mirati passaggi, tappe non derogabili da sottoporre alla volontà popolare al fine di mettere a conoscenza i cittadini che poi decideranno democraticamente».

Come si prospetta il futuro di Rende? Le prossime elezioni? 

«Se mai ci saranno le elezioni – dichiara Iantorno – e non vi sarà la fusione. Parto da una constatazione amara che l’ultima amministrazione, è stata a mio avviso negativa e fallimentare rispetto soprattutto alle aspettative e alle opportunità che potevano crearsi con quell’amministrazione che doveva essere civica. Il problema qui è che c’è qualcuno che si è messo in testa di cancellare una comunità e un’identità  con la solita storia di essere campanilisti. Ma parliamo di una nuova città con oltre 100mila abitanti che non può non considerare, ad esempio altri centri come Montalto, Zumpano… Questo per far capire che sono tante le considerazioni che vanno fatte e la politica non è un mero calcolo finanziario ed economico, ma deve occuparsi anche di difendere l’identità, la storia di un territorio».

«Per questi motivi faremo incontri sul territorio – dichiara Iantorno – per arrivare ad una mobilitazione pubblica e ampia dove, non solo si approverà un documento fondativo e costitutivo di un comitato spontaneo cittadino, ma c’è già una proposta alternativa incentrata su passaggi chiari: l’analisi di contesto, lo studio di fattibilità, procedibilità e sostenibilità, il progetto di fusione previa gestione e sperimentazione condivisa di tutti i servizi pubblici primari, il rispetto dei passaggi istituzionali e costituzionali, il coinvolgimento della nostra eccellente università, e fondamentale, l’espressione della volontà popolare su base locale. Tappe essenziali che non possono essere derogate da nessuno. Non si può immaginare una cosa così impattante per il nostro futuro e quello dei nostri figli, e si deve riflettere su questa scelta».

«Un’annessione a Cosenza» 

«Non si può vincolare un progetto, che non c’è, di fusione così grande, ad uno studio di fattibilità, peraltro delegato ad un docente salentino. Noi qui abbiamo eccellenze di pubblica finanza e diritto all’Università della Calabria. E a quanti dicono che la ‘fusione’ c’è già dal punto di vista territoriale, rispondo che quella che si prospetta sarebbe solo un’annessione a Cosenza. Non si può giustificare neanche con l’idea dell’ospedale all’Università della Calabria che ora ha una facoltà di medicina. Va tenuto conto anche della conformazione del territorio di Rende e del suo potenziale territoriale: pianeggiante, aperto, il nuovo svincolo autostradale, la nuova stazione a Settimo di Montalto. I cittadini devono conoscere ogni aspetto di quello che, inevitabilmente, interesserà il loro futuro».

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