Italia
LE MISURE CAUTELARI
Il clan dei Casalesi in Veneto, 24 arresti: l’operazione anche in provincia di Cosenza
Operazione della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza in sette province. I provvedimenti riguardano persone già condannate dalla Corte d’Appello di Venezia per associazione mafiosa, usura, estorsione, riciclaggio e altri gravi reati

VERONA – Un’organizzazione criminale, espressione del clan dei Casalesi, radicata nel Veneto orientale e, in particolare, a Eraclea, in provincia di Venezia. Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza hanno eseguito 24 provvedimenti restrittivi, emessi dalla Procura generale della Repubblica di Venezia nei confronti di altrettante persone già condannate dalla Corte d’Appello lagunare nel giugno 2025. Gli investigatori hanno agito nelle province di Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova.
Clan dei Casalesi , 24 provvedimenti restrittivi
Si tratta di 24 dei 27 imputati che, nel corso della vicenda giudiziaria, avevano originariamente optato per il rito ordinario e che, al termine del giudizio di appello, sono stati dichiarati colpevoli, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altri gravi reati aggravati dall’agevolazione o dal metodo mafioso. Le pene previste vanno dai 3 ai 30 anni di reclusione. Gli imputati avevano successivamente presentato ricorso per Cassazione.

L’infiltrazione nel Veneto orientale
Le indagini svolte all’epoca dei fatti avevano accertato l’operatività di un’organizzazione criminale, espressione del clan dei Casalesi, radicata nel Veneto orientale e, in particolare, a Eraclea, in provincia di Venezia. L’attività investigativa aveva documentato l’infiltrazione del sodalizio nel tessuto imprenditoriale locale e nelle dinamiche politico-amministrative del territorio.
Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione, riconoscendo la solidità dell’impianto argomentativo posto a sostegno della sentenza della Corte d’Appello lagunare, ha confermato, per 24 posizioni processuali, la bontà delle valutazioni di merito in ordine all’esistenza e all’operatività del contesto mafioso.
La decisione della Suprema Corte ha consentito alla Procura generale della Repubblica di Venezia di emettere i conseguenti ordini di esecuzione per la carcerazione, due dei quali sono stati sospesi. Per le posizioni degli altri tre imputati, invece, la Corte di Cassazione ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Venezia: in due casi per la rivalutazione del compendio probatorio e, nel terzo, limitatamente al trattamento sanzionatorio.


















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