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“Lo avevamo previsto nel 2008”: il clima presenta il conto, l’allarme del docente Unical Menniti

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“Lo avevamo previsto nel 2008”: il clima presenta il conto, l’allarme del docente Unical Menniti

Nel 2008 l’allarme sui cambiamenti climatici e sulla dipendenza dai combustibili fossili sembrava lontano. Oggi, secondo Daniele Menniti, quei segnali sono diventati realtà: mari sempre più caldi e danni agli ecosistemi impongono di passare dalle emergenze alle politiche concrete.

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“Lo avevamo previsto nel 2008”: il clima presenta il conto, l’allarme del docente Unical Menniti
(Ordinario di Sistemi Elettrici per l’Energia, presso l’Università della Calabria) 
​RENDE (CS) – Nel 2008 pubblicai un articolo intitolato “Energia e Sviluppo nei piccoli Comuni – Fonti Rinnovabili e sviluppo locale”. Vi parlavo di un rapporto del Pentagono sui cambiamenti climatici improvvisi, del potenziale blocco della Corrente del Golfo e della dipendenza globale dai combustibili fossili, che all’epoca coprivano l’88% dei consumi.
Sembrava uno scenario lontano, quasi apocalittico. Erano gli anni in cui l’opinione pubblica si lasciava suggestionare da film come The Day After Tomorrow, che trasformavano in spettacolo cinematografico l’ipotesi di un collasso della circolazione termoalina. Oggi, nel 2026, sappiamo che la scienza aveva ragione sul meccanismo. Ha sbagliato solo i tempi.

A giugno 2026 il record assoluto della temperatura dei mari

​Non ci sono iceberg a Manhattan e non ci sono glaciazioni in sette giorni. Il declino della circolazione atlantica (AMOC) è un processo lento, misurabile in decenni. Tuttavia, la gravità della situazione è persino peggiore proprio perché è subdola. Nel 2008 avvertivo del crescente e insostenibile squilibrio tra le risorse energetiche, la crescita demografica mondiale e l’impatto ambientale. Sottolineavo un paradosso: Paesi come gli Stati Uniti, con il 4,6% della popolazione mondiale, assorbivano da soli il 25% dell’energia globale.
Oggi paghiamo il conto di quell’energia accumulata in eccesso nel sistema. Gli oceani non sono interruttori che si accendono o si spengono, ma giganteschi accumulatori termici. Aver ignorato gli avvertimenti scientifici ci ha portati al 21 giugno 2026, quando abbiamo registrato il record assoluto di temperatura superficiale dei mari a 20,86 gradi. Quel calore non è arrivato in un mese e non se ne andrà con un mese di sacrifici morali o gesti simbolici.
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​Mentre noi aspettavamo il cataclisma hollywoodiano, il vero disastro ha superato in silenzio le sue soglie critiche, soprattutto sott’acqua: acqua più calda significa meno ossigeno e un metabolismo accelerato per gli organismi. Il risultato? Morie spettacolari di mitili nell’Adriatico e necrosi dei coralli fino a 40 metri di profondità.

Menniti e l’articolo del 2008: “Già vent’anni fa indicavamo una via d’uscita”

Perché rileggere l’articolo del 2008 oggi?
Perché già quasi vent’anni fa indicavamo una via d’uscita che non si basava sull’ansia individuale, ma su vere politiche industriali e territoriali. Il cuore del mio scritto richiamava il principio dell’Agenda 21 di Rio: “pensare globale, agire locale”. La soluzione proposta allora era la creazione di reti strutturate tra gli enti locali – come il consorzio CRETA dell’Università della Calabria – per permettere anche ai Comuni più piccoli e con meno risorse di investire in modo intelligente nell’efficienza e nel risparmio energetico. L’obiettivo era produrre energia da fonti rinnovabili trasformando l’impegno ambientale in un’opportunità di sviluppo reale per i territori, sottraendoli alle mere speculazioni private.
​Ripropongo oggi questo mio vecchio lavoro con una speranza: smettere di rincorrere l’emergenza di domani e cominciare ad applicare, su larga scala, le soluzioni di sistema che la scienza ci aveva fornito in tempo utile già decenni fa.
Vi invito a leggere l’articolo originale allegato, per scoprire quanto il nostro “futuro” fosse già tracciato.Il disastro silenzioso: perché il mio articolo del 2008 sul clima parlava (purtroppo) del nostro presente*
Articolo clima docente Unical Daniele Menniti
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