Area Urbana
Raccolta firme
Cosenza, protestano gli ambulanti del mercato su lungo Busento: «un bando ci manda a casa dopo anni di lavoro»
Un gruppo di ambulanti contesta il nuovo bando pubblico del Comune di Cosenza relativo all’area mercatale di piazza Crispi: «siamo 62, chiediamo un confronto. Così perderemo il lavoro e si scatenerà una ‘guerra tra poveri’»

COSENZA – Lucio Fanelli, rappresentante di un piccolo comitato di commercianti, mostra le 62 firme raccolte in una mano, e nell’altra, il bando dell’amministrazione comunale relativo alla riorganizzazione dell’area mercatale nella zona di piazza Crispi e lungo Busento. Una decisione che, secondo lui e molti ambulanti, rischia di penalizzare chi da anni lavora stabilmente nel mercato di piazza Amendola. Fanelli chiede al sindaco e alla giunta «di confrontarsi con le 62 persone, commercianti e ambulanti, su un recente bando che andrebbe a penalizzare molti di loro».
Mercato e spazi «qui sono sempre stati gratuiti»
«Stamattina abbiamo avuto una convocazione come commercianti ambulanti del mercato di piazza Amendola. Gli spazi sono stati sempre gratuiti» spiega Fanelli, tra i venditori storici. «All’epoca di Mancini ci venne concessa quest’area, lungo il Busento, a titolo gratuito. Un tempo eravamo su via Bendicenti ma lì non si lavorava e così ci è stata concessa questa zona per lavorare, vicino alle Poste. E così è stato negli anni ad eccezione di alcuni casi». Nel tempo, ribadisce «ci hanno sempre detto che qui potevamo stare gratuitamente perché è un mercato del centro storico e che in nessun centro storico d’Italia il posto per i mercatini è a pagamento. Abbiamo fatto questo mercato da anni per portare un po’ di gente al centro storico, visto che è stato abbandonato a se stesso».
“Un bando dopo 4 anni? Così ci sostituiscono”
La contestazione principale riguarda il nuovo bando pubblico: «all’improvviso questa amministrazione, dopo 4 anni – spiega – avrebbe stilato un bando pubblico nel quale invita tutti i commercianti della Calabria a partecipare per i 52 posti di questo mercato, dove c’è già chi vi lavora ed ha posto da oltre 30 anni».
Gli ambulanti temono il criterio dell’anzianità delle licenze: «facendo un bando – spiega Fanelli – si va con la licenza di anzianità, perciò chi viene da fuori Cosenza, ed ha una licenza ad esempio di 26 anni, prende il posto di un altro venditore che qui lavora da 25 anni. Ma non possono fare un bando pubblico su un’area mercatale che non esiste e soprattutto così, all’improvviso». Secondo i commercianti, la scelta dell’amministrazione metterebbe a rischio decine di attività: «Qui ci sono circa 60 venditori che da anni lavorano qui con tanti sacrifici e l’amministrazione che fa? Realizza un bando che ne manderà a casa tanti».
“Contadini, immigrati, padri di famiglia: dove vanno?”
Il comitato ricorda che il mercato è un punto di riferimento per molte categorie fragili: «Qui ce ne sono tanti che andranno a mettersi da qualche altra parte, ma soprattutto ci sono contadini anziani: dove vanno a finire queste persone? E se arrivano altre 50 persone che hanno partecipato al bando, quelli che lavorano ora se ne vanno a casa?». Fanelli riferisce gli esiti dell’incontro con alcuni rappresentanti dell’amministrazione comunale: «abbiamo avuto stamattina una riunione e abbiamo presentato le nostre firme. Ci è stato risposto: “se vuoi il posto lo devi pagare”. Ma come si fa? C’è chi viene qua solo per sopravvivere, padri di famiglia che incassano 50, 60 euro al giorno».
Il nodo delle licenze, secondo i commercianti, è secondario rispetto alla sopravvivenza delle attività: «avere la licenza non c’entra niente, ma le 62 persone che hanno firmato non intendono muoversi dal loro posto. Ci sarà una guerra tra ambulanti e di conseguenza il mercato sarà chiuso. Date il posto a chi c’è già, pagando il suolo, e poi se restano posti che ben vengano tutti».
“Siamo pronti a pagare, ma servono cifre sostenibili”
Il comitato non esclude il pagamento del suolo, purché sostenibile: «Noi vogliamo una riduzione dei pagamenti, si è parlato di 600-800 euro ogni sei mesi, ma qui ci lavora gente che non può fare la spesa. In altri centri dove andiamo paghiamo molto meno. Noi vogliamo pagare, ma anche difendere il posto sul quale lavoriamo da anni».



















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