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Cosenza: condannato solo per minacce, assolto dall’accusa di maltrattamenti all’ex convivente

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Cosenza: condannato solo per minacce, assolto dall’accusa di maltrattamenti all’ex convivente

Il Tribunale riqualifica il reato contestato ad un uomo accusato dall’ex convivente di vessazioni e minacce di morte. Pena ridotta a sette mesi di reclusione

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Tribunale di Cosenza minacce

COSENZA – Si è concluso con una condanna solo per minacce il processo nato dalla denuncia presentata nel 2020 da una donna 4enne, residente all’ultimo lotto di via Popilia, a Cosenza, nei confronti dell’ex convivente e padre dei suoi due figli. Il Tribunale di Cosenza, ha infatti assolto l’imputato dal reato di maltrattamenti in famiglia, riqualificando però i fatti in minaccia aggravata e condannandolo alla pena di sette mesi di reclusione.

La denuncia e l’attivazione del “Codice Rosso”. La condanna per minacce

La vicenda giudiziaria aveva preso avvio nel luglio del 2020, quando la donna si era rivolta ai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza denunciando il convivente. Secondo quanto riferito dalla persona offesa, dal novembre 2019 avrebbe subito “reiterate vessazioni, umiliazioni e minacce di morte” da parte dell’uomo, che all’epoca dei fatti si trovava agli arresti domiciliari.

Dopo la denuncia era stato immediatamente attivato il “Codice Rosso”, con l’applicazione nei confronti dell’indagato della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare. Successivamente, la Procura della Repubblica di Cosenza aveva ottenuto dal Gip il decreto di giudizio immediato e nel 2022 si era aperto il processo.

Le accuse in aula

Nel corso del dibattimento, la donna – costituitasi parte civile – aveva confermato le accuse nei confronti dell’ex convivente, sostenendo che l’uomo l’avrebbe più volte aggredita verbalmente e proferito contro di lei, minacce di morte anche alla presenza dei figli minori. La stessa donna, tuttavia, ha dichiarato di non avere mai subito violenze fisiche.

Nel processo sono state inoltre acquisite le dichiarazioni rese durante le indagini dalla figlia della coppia e dalla madre della persona offesa. Sentiti anche i carabinieri e gli agenti della Questura che avevano condotto le indagini.

Durante la requisitoria finale, il Pubblico Ministero aveva sostenuto la sussistenza del reato di maltrattamenti in famiglia aggravato dalla presenza dei figli minori durante gli episodi contestati. Per questo motivo, l’accusa aveva chiesto la condanna dell’imputato a tre anni di reclusione. Analoga la posizione del difensore della parte civile.

Avvocato minacce

La difesa dell’imputato G.P., rappresentato dall’avvocato Rosangela Polizzo, ha invece contestato la ricostruzione della Procura. Secondo il legale, infatti, non sussistevano gli elementi necessari per configurare il reato di maltrattamenti in famiglia. L’avvocato Polizzo, anche attraverso una produzione documentale, ha sostenuto che gli episodi denunciati si sarebbero verificati “in un contesto di alterchi familiari e di forte conflittualità paritaria tra gli ex conviventi”, circostanza che, secondo la difesa, escluderebbe la configurabilità del reato contestato.

Dopo una lunga camera di consiglio, il Giudice monocratico del Tribunale di Cosenza ha accolto in parte la tesi difensiva. L’imputato è stato assolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia, mentre i fatti sono stati riqualificati nel reato di minaccia aggravata, con conseguente condanna a sette mesi di reclusione. La difesa ha fatto sapere che valuterà l’eventuale proposizione dell’appello soltanto dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, previsto entro 90 giorni.

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