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Cosenza Calcio e il “braccino” quando serve la svolta. Buscè tradito dal suo mantra “sporchi, brutti e cattivi”
Una sola vittoria esterna nel 2026, sconfitte pesanti contro squadre assetate di punti e una sindrome che si ripete nelle partite spartiacque del Cosenza: nel momento decisivo e la squadra si dissolve

COSENZA – Per il Cosenza Calcio quella maturata ieri sera è una sconfitta pesante, sia nel risultato che nelle prospettive di classifica in ottica play-off, con un copione che si è ripetuto dopo Giugliano. Ma andando a ritroso nel tempo anche contro il Foggia e al Marulla con Monopoli e Atalanta Under 23. Un filo rosso, anzi, una macchia indelebile che sta segnando il cammino di questa stagione che resta comunque positiva viste le premesse: l’incapacità di affondare il colpo quando il destino offre l’occasione per il salto di qualità.
Se i rossoblu sono chiamati a disputare una gara che può segnare la svolta stagionale, si sciolgono come neve al sole. La squadra diventa ingenua e superficiale, commette errori e disattenzioni che costano carissimo. Da un ipotetico terzo posto in solitaria a due punti dal Catania, i lupi sono scivolati al quinto posto.
Il match del Cosenza Calcio: 25 minuti buoni, poi il buio
È accaduto nuovamente ieri sul terreno di un Picerno assetato di punti, che ha lottato e sgomitato riuscendo a ribaltare l’illusorio vantaggio di Florenzi. Si, perché a rendere ancora più amaro l’esito del risultato finale, davanti a 300 tifosi rossoblu, il fatto che il Cosenza era riuscito anche a portarsi in vantaggio, salvo poi scomparire dal campo come ha ammesso lo stesso tecnico Buscè a fine gara “La nostra partita è durata 25 minuti. Dopo l’1-1 abbiamo perso quella cattiveria che ci aveva permesso di dominare l’inizio. Loro sono stati più bravi sulle seconde palle e sulla voglia di vincere”.

Cambi tardivi e scelte iniziali discutibili
Un calo mentale prima ancora che tecnico, che ha inciso su tutti gli episodi della gara complice anche una serie di orrori difensivi su tutti e tre i goal. Ma anche Buscè ha le sue colpe, a cominciare da alcune scelte tecniche inziali e con alcuni giocatori che già alla fine del primo tempo andavano sostituiti perché in evidente difficoltà fisica e mentale. E invece i cambi sono arrivati dopo il terzo goal dei lucani quando il match era oramai compromesso.
Il paradosso del mantra di Buscè: «sporchi, brutti e cattivi»
Detto questo, la Serie C ha insegnato che più della tecnica e delle qualità individuali, che certamente servono, in campo bisogna avere fame, cattiveria e determinazione per portare a casa il risultato. E il Picerno, così come il Giugliano, hanno dato ai rossoblu una lezione mentale e caratteriale eloquente. Eppure era proprio il mantra del tecnico, ripetuto più volte in questa ultima parte di stagione “chi ha più fame vince. Bisogna essere sporchi, cattivi e brutti”.

Una sola vittoria esterna nel 2026
C’è poi un altro dato da analizzare. Al netto delle difficoltà ambientali, di giocare in casa senza il supporto dei tifosi, dei problemi del campo di allenamento e della spending review della proprietà, il Cosenza nel 2026 ha vinto una sola volta in trasferta. Troppo poco per una squadra che ha ambizioni di promozione. Il ko lascia il Cosenza al quinto posto, con il rammarico per l’ennesima occasione persa. E all’orizzonte ci sono altre due sfide delicate contro squadre in lotta per la salvezza come Trapani e Cavese.



















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