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La PROTESTA
Cosenza Calcio, l’urlo della piazza contro Guarascio e Scalise: «Il vostro tempo è finito, andate via» – FOTO
Tifosi e ultras invadono il centro di Cosenza per urlare il proprio no al patron Guarascio e l’amministratrice Scalise. Il popolo del Cosenza pretende una nuova era calcistica: «Il tempo di questa proprietà è scaduto per sempre»

COSENZA – Tanti, tantissimi i tifosi del Cosenza Calcio (arrivati anche dalla provincia) scesi in piazza questo pomeriggio per manifestare tutto il loro dissenso verso l’attuale proprietà. È una questione di orgoglio, di appartenenza, di dignità. Il cuore di Cosenza è tornato a battere forte e a far sentire la propria voce: non tra i gradoni del Marulla o all’esterno dell’impianto come avvenuto per tutta la stagione, ma per le strade del centro cittadino, invase oggi pomeriggio da un’ondata rossoblù Sul banco degli imputati il patron Eugenio Guarascio e l’amministratrice unica Rita Rachele Scalise.
Cosenza in piazza contro Guarascio
Accusati di aver letteralmente distrutto la passione di migliaia di tifosi portandoli a disertare il Marulla si sono ritrovati nel cuore di Cosenza. Ultras di Curva Nord e Curva Sud con al loro fianco anche il Centro Coordinamento, tanti club della provincia e calciatori, che hanno fatto la storia del Cosenza come Gigi Simoni e Alberto Urban. Presenti anche le istituzioni cittadine con la presenza del sindaco di Cosenza Caruso e diversi assessori, del presidente del consiglio Comunale. I tifosi hanno sfilato lungo Corso Mazzini, passando dalla sede della società in via Conforti dove il portone è stato tappezzato da una serie di cartelli di “sfratto”.
Le notizie dell’ultim’ora, sulla possibile cessione della società alla Holding Canadese non ha fermato l’ondata di protesta che ha travolto il centro cittadino. Anzi, ha dato ulteriore verve alla tifoseria nel chiedere una volta per sempre che si volti pagina. “Non è più solo una questione di calcio, è una questione di dignità” spiegano alcuni tifosi. “Il tempo di questa società è finito da tempo. Sono riuscisti nell’impresa di avere contro non solo i tifosi, ma anche istituzioni e stampa, riuscendo nell’impresa di far spegnere l’entusiasmo e di far giocare il Cosenza in uno stadio vuoto”.
Un popolo prigioniero: «Il Cosenza Calcio è della gente»
Tra la folla si vedono i volti di ragazzi, giovanissimi e anziani. Tanti hanno le sciarpe al collo. «Non è più solo una questione di calcio, è una questione di dignità», spiegano alcuni tifosi delusi. «Il tempo di questa società è finito da tempo». La contestazione della piazza affonda le radici in una gestione giudicata cinica, arroccata nel proprio isolamento e priva di empatia verso il territorio. «Una società che ha pensato solo ed esclusivamente a fare denari senza investimenti. Una proprietà che ha mortificato non solo la prima squadra, ma anche la divisione femminile e il settore giovanile» è l’atto d’accusa che rimbalza tra i presenti.
Il calcio come identità sociale
Il malcontento non è una fiammata improvvisa, ma una frattura profonda. Da oltre un anno la parte più calda del tifo ha scelto la via più dolorosa: disertare le partite casalinghe, lasciando vuoti e spogli i gradoni del Marulla. Una scelta drastica che dimostra come a Cosenza il calcio non sia un semplice passatempo, ma un pilastro identitario della comunità. La piazza ha parlato chiaro questa sera: la protesta andrà avanti ad oltranza se non ci sarà l’auspicata svolta societaria. Il popolo rossoblù vuole riprendersi la sua storia, il suo futuro e, soprattutto, la sua dignità.
Terra bruciata e professionisti in fuga: l’era dei «birilli»
Da quando il duo Guarascio-Scalise ha preso saldamente le redini del club, il Cosenza Calcio ha vissuto in un limbo con continuo, vertiginoso e quasi grottesco via vai di figure professionali. In poco più di un decennio, dirigenti, collaboratori, amministrativi e tecnici sono caduti “come birilli”. Solo nell’ultima travagliata stagione sportiva, si è assistito a una fuga di massa. A cominciare dal DS Lupo andato via dopo nemmeno un mese dal suo arrivo, passando per Il DG Gualtieri ingaggiato per rilanciare il brand e ricucire lo strappo con la piazza, senza mai riuscirci.
Il magazziniere Vommaro: figura storica e colonna dello spogliatoio, che ha abbandonato parlando di «valori in cui credevo ormai dispersi» e l’addetto stampa Folino, dimessosi con una lettera chiarissima in cui denunciava le costanti e strutturali ingerenze dell’amministratrice Rita Rachele Scalise, tali da compromettere la credibilità del lavoro svolto. Un vuoto organizzativo che si riflette sul campo, con intere stagioni vissute senza programmazione e con organici allestiti all’ultimo secondo di mercato, costringendo i direttori sportivi di turno a fare miracoli con budget ridottissimi, prestiti e scommesse dalla Serie C.
Dalle trasferte da incubo ai social bloccati: una gestione «da medioevo»
Il quadro emerso durante la manifestazione racconta di una chiusura totale verso questa società e non usano giri di parole nel definire la situazione attuale «da medioevo», ricordando gli episodi più discussi che hanno lacerato il tessuto sociale del tifo: il tentativo, poi sventato dalle proteste, di aumentare i prezzi dei tagliandi in occasione del derby contro il Catanzaro, la mancanza di campi d’allenamento, con i calciatori professionisti costretti a spostarsi con i propri mezzi, la chiusura dei settori, i daspo.
Ed ancora le giovanili umiliate con i ragazzi del vivaio costretti a viaggi interminabili e disagevoli per disputare le partite con colazione al sacco, Il blackout comunicativo con la decisione di inibire i commenti sui canali social ufficiali per oltre un anno e un sito Web obsoleto, spesso inaccessibile e gestito da stagisti. La Piazza e stanca e ancora una volta lo ha ribadito questa sera: bisogna voltare pagina, già da domani!






























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