Area Urbana
L'APPELLO
Cosenza: dal carcere alla strada. La lettera dolorosa «ho pagato i miei errori, nessuno mi tende una mano»
Dopo 10 anni di carcere, la libertà diventa un incubo: «tra due giorni sarò in strada». Il toccante appello di un 50enne di Cosenza che cerca di ricominciare a vivere con dignità

COSENZA – Dopo aver scontato una lunga pena detentiva, un uomo di 50 anni, di Cosenza, ci racconta il difficile percorso verso il reinserimento sociale. Senza un’abitazione, senza lavoro e con il rischio di finire in strada, affida la sua storia a una lettera aperta nella speranza di trovare un’opportunità e di sensibilizzare istituzioni e cittadini.
Dopo il carcere, la libertà che diventa incubo
Dieci anni di carcere alle spalle, la perdita della madre durante la detenzione e, con essa, anche della casa. È la storia di un uomo di 50 anni di Cosenza che, una volta terminata la pena, sperava di poter ricominciare una vita onesta. La realtà, però, si è rivelata molto diversa. Oggi vive in una situazione di estrema difficoltà: senza lavoro, senza un’abitazione e con i pochi risparmi accumulati lavorando in carcere ormai esauriti dopo aver pagato alcuni giorni in un bed & breakfast.
Tra due giorni dovrà lasciare anche quella sistemazione. Nel suo racconto denuncia le difficoltà incontrate nel tentativo di ottenere aiuto dagli enti e dalle associazioni che si occupano di reinserimento sociale, lanciando un appello affinché chi ha davvero intenzione di cambiare possa trovare un sostegno concreto.

La lettera
“Salve, oggi sento il bisogno di raccontare la mia storia. Dopo aver trascorso dieci anni in carcere e che durante la carcerazione è venuta a mancare mia madre e di conseguenza ho perso casa, ho finito di scontare la mia pena con la speranza di poter ricominciare una vita onesta. E che, una volta riconquistata la libertà, avrei avuto almeno la possibilità di ripartire. Purtroppo la realtà è stata molto diversa.
Oggi mi ritrovo completamente solo, senza una casa, e con un pò di soldi guadagnati lavorando in carcere mi sono dovuto appoggiare ad un b&b per non dormire all’aperto e quei soldi sono già finiti. Tra due giorni dovrò lasciare il b&b che ho pagato piuttosto che spendere soldi in cibo, sono senza lavoro senza casa ho chiesto aiuto a diverse associazioni e agli enti che dovrebbero occuparsi di chi cerca di reinserirsi nella società, ma finora non trovato altro che un muro su cui continuo a sbattere, un muro usato per nascondersi dietro le parole non abbiamo disponibilità ma la realtà è ben diversa.
Mi domando che senso abbia parlare di recupero e reinserimento se, una volta fuori dal carcere, una persona viene lasciata completamente sola. Dove sono quegli enti che si vantano tanto di aver aiutato tante persone, dove chiedono donazioni di continuo per aiutare, ma aiutare chi se non se stessi, e vero ho sbagliato tanto nella mia vita che ho pagato con una lunga detenzione, ed ora che mi sono convinto di cambiare vita sul serio mi ritrovo a dover ritornare sulle mie decisioni per trovare una soluzione, solo per avere un tetto sotto cui dormire, un’opportunità di lavoro per dimostrare di essere cambiato.

È difficile non pensare che, nelle condizioni in cui mi trovo oggi, il carcere finisca per offrire più certezze della libertà: almeno un letto e un pasto caldo e anche lavoro. Ma non è questo che voglio. Non voglio tornare indietro. Voglio lavorare, guadagnarmi da vivere onestamente e costruirmi un futuro dignitoso.
Per questo mi rivolgo anche alle persone comuni. So che esistono ancora persone capaci di guardare oltre gli errori del passato. Se qualcuno potesse offrirmi anche solo un posto dove dormire temporaneamente o segnalarmi un’opportunità di lavoro, sarebbe per me l’inizio di una nuova vita. Non chiedo assistenza per sempre: chiedo soltanto un’occasione.
A chi rappresenta le istituzioni rivolgo invece una domanda semplice: come può una persona ricominciare se viene abbandonata proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di essere accompagnata? Il reinserimento non può restare uno slogan da usare solo in determinati periodi. Deve diventare una realtà.
Io non cerco compassione. Cerco fiducia. Cerco una possibilità. Sono pronto a impegnarmi, a lavorare e a dimostrare con i fatti che una persona può cambiare. Ma nessuno può ricostruire la propria vita completamente da solo.
«A volte basta una sola opportunità per cambiare il destino di una persona»
Se leggerete questo messaggio, vi chiedo di condividerlo. Magari potrà raggiungere qualcuno disposto a tendermi una mano. A volte basta una sola opportunità per cambiare il destino di una persona. Quando mi hanno detto di scrivere a quicosenza sono stato molto scettico visto il trattamento ricevuto fino ad ora ma sono riusciti a convincermi spero che tutto questo possa farmi ricredere e che forse c’è ancora qualcosa per cui andare avanti.”
La testimonianza si conclude con un invito rivolto sia alle istituzioni sia ai cittadini. Da una parte la richiesta di rendere il reinserimento sociale un percorso reale e non soltanto un principio enunciato; dall’altra la speranza che qualcuno possa offrire un’opportunità di lavoro o un alloggio temporaneo. Un appello che punta a riaccendere il dibattito sul sostegno alle persone che, dopo aver scontato la propria pena, cercano di costruire una nuova vita lontano dagli errori del passato.


















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