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Cosenza – Londra: 2 cori nel Duomo, musica e solidarietà nel segno del gemellaggio culturale
Nel Duomo di Cosenza, riconosciuto come “Santuario della cultura di pace”, l’incontro tra il Coro Polifonico Mater Dei e gli Eclectic Voices trasforma la musica in ponte tra Calabria e Londra: arte, solidarietà e radici in un evento destinato a lasciare il segno

COSENZA – Il maestoso Duomo di Cosenza – dal 2011 riconosciuto dall’UNESCO come “Santuario della cultura di pace” – ha ospitato una serata che ha unito due realtà lontane ma sorprendentemente affini: la Calabria e Londra. Se è vero, come sosteneva il grande direttore d’orchestra Ezio Bosso, che «la musica non è di nessuno, è come l’aria, si può solo condividere», la città ha vissuto un’esperienza che ha dato forma concreta a queste parole, trasformando l’arte in comunità.
Il Duomo diventa ponte tra mondi
Il successo del gemellaggio culturale è anche il risultato dell’impegno del sindaco di Casali del Manco, Francesca Pisani, che ha sostenuto fin dall’inizio l’iniziativa e l’accoglienza della delegazione londinese. Un plauso istituzionale è arrivato anche dal vicesindaco di Cosenza, Maria Locanto, che ha sottolineato il valore del progetto come ponte culturale tra comunità diverse.
Due cori, due storie, una sola armonia
Il concerto finale ha visto protagonisti due ensemble con storie parallele: da un lato il Coro Polifonico Mater Dei di Casali del Manco (Pedace), attivo da 36 anni e con importanti esperienze anche alla presenza di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI; dall’altro gli Eclectic Voices, formazione londinese con 35 anni di attività, reduce dal prestigioso London Jazz Festival. A guidarli, la maestra Carmela Martire per il Mater Dei e il maestro Scott Stroman, docente alla Guildhall School of Music and Drama, per la compagine inglese: un dialogo musicale costruito come un “corteggiamento tra culture”.
Tre giorni tra cultura, borghi e identità calabrese
La delegazione britannica ha vissuto un’immersione nella Calabria più autentica, tra i borghi presilani e il centro storico di Cosenza, visitando la Chiesa di San Domenico, Palazzo Arnone, Villa Rendano e il Museo Diocesano. Proprio qui, gli ospiti sono stati accolti da don Salvatore Fuscaldo, parroco della Chiesa di Sant’Aniello e direttore del Museo Diocesano, figura centrale nel sostegno alle attività del Coro Mater Dei. Nel suo intervento al concerto di chiusura ha affermato «come la bellezza dell’arte visiva e quella della musica sacra si fondano per elevare lo spirito e creare legami indissolubili tra i popoli».
Musica e solidarietà: il cuore sociale dell’evento
L’iniziativa ha avuto anche una forte valenza solidale, sostenendo la Cooperativa Sociale Onlus L’Arca di Noè di Vadue di Carolei, guidata da Alessandro Scazziota. La cooperativa, evoluta in fattoria sociale e didattica, rappresenta un presidio fondamentale del terzo settore calabrese, offrendo percorsi di inclusione a persone con disabilità e fragilità sociali.
Il concerto ha attraversato epoche e linguaggi: il Coro Polifonico Mater Dei ha aperto con Mons. Marco Frisina (“Lodi all’Altissimo”), il Rinascimento di Arcadelt con l’Ave Maria e il contemporaneo “Canterò per Te” di Salvatore Puri. Gli Eclectic Voices hanno risposto con repertori che spaziano da Jean Ritchie a Benjamin Britten, passando per Richard Rodney Bennett e Henry Purcell, fino alle composizioni pop-jazz di Scott Stroman su testi di Wendy Cope.
Quando le voci diventano una sola
Il culmine emotivo è arrivato con l’unione dei due cori in un’unica formazione. Il Duomo ha vibrato sulle note di “Arberu”, brano etno-musicale del calabrese Carlo Grillo, e di “Long Wolf”, composizione di Scott Stroman ispirata alle atmosfere dei nativi americani. La chiusura è stata affidata al “Pacem in terris” di Marco Frisina, invocazione universale alla pace che ha idealmente unito Cosenza, Londra e il mondo intero.
Prima del rientro in Inghilterra, la delegazione londinese ha incontrato gli studenti della scuola media Fausto Gullo di Cosenza, in un workshop musicale voluto dalla dirigente scolastica Rosa Maria Paola Ferraro, promotrice della musica come strumento di inclusione e crescita. Un evento che ha dimostrato come la cultura possa diventare strumento concreto di dialogo tra popoli, trasformando un concerto in un’esperienza collettiva di identità, solidarietà e bellezza condivisa.




















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