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Cosenza, Omicidio Gioffrè: in Appello pena ridotta a Tiziana Mirabelli da 17 a 15 anni

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Cosenza, Omicidio Gioffrè: in Appello pena ridotta a Tiziana Mirabelli da 17 a 15 anni

La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro assolve Mirabelli dall’accusa di occultamento di cadavere ed esclude l’aggravante della minorata difesa, riducendo la condanna da 17 anni a 15 anni e 6 mesi. Respinta la richiesta della Procura di ergastolo

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Omicidio Gioffrè

COSENZA – La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado nei confronti di Tiziana Mirabelli, imputata per l’omicidio di Rocco Gioffrè, avvenuto il 14 febbraio 2023. La pena passa da 17 anni a 15 anni e 6 mesi di reclusione.

Assolta dall’occultamento di cadavere

In data odierna, la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro (presidente dott. Santese, a latere dott. Commodaro) ha accolto parzialmente i motivi di appello avanzati dalla difesa dell’imputata, rappresentata dagli avvocati Cristian Cristiano e Martina Pellegrino.

In particolare, la Corte ha assolto Tiziana Mirabelli dal reato di occultamento di cadavere ed escluso l’aggravante della minorata difesa dal reato di furto, fattispecie nella quale era stata riqualificata l’iniziale contestazione di rapina.

Sono stati così eliminati l’aumento di un anno di reclusione per l’occultamento di cadavere e quello di sei mesi per l’aggravante esclusa. La pena è stata quindi rideterminata in complessivi 15 anni e 6 mesi, mentre nel resto la sentenza impugnata è stata confermata.

Respinta la richiesta di ergastolo della Procura

La decisione è arrivata anche a seguito del rigetto integrale dell’appello presentato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza e sostenuto in aula dal Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro.

La Procura aveva chiesto nuovamente la condanna all’ergastolo dell’imputata, ritenendo sussistente l’aggravante dei motivi abietti e futili. In primo grado, tale aggravante era stata esclusa insieme a quelle della crudeltà e del nesso teleologico, sulle quali non era stata presentata specifica impugnazione.

La Procura ha insistito anche nell’udienza odierna, insieme alle parti civili, rappresentate dagli avvocati Antonio Quintieri e Francesco Gelsomino. La richiesta è stata motivata facendo riferimento sia a un presunto movente economico, già escluso in primo grado, sia alla circostanza che, secondo l’accusa, alla base del gesto vi sarebbe stato soltanto «un banale litigio».

La linea difensiva: «Rapporto caratterizzato da continue vessazioni»

Gli avvocati Cristiano e Pellegrino hanno sostenuto, in primo luogo, l’inammissibilità dell’appello della Procura per le modalità di deposito e, successivamente, l’infondatezza delle argomentazioni accusatorie, ritenute non corrispondenti all’andamento dell’istruttoria dibattimentale.

La difesa ha richiamato i rapporti che avevano caratterizzato la frequentazione tra le parti, descrivendoli come contraddistinti da una continua ingerenza della persona offesa nella quotidianità della signora Mirabelli. Secondo quanto sostenuto dai legali, il gesto sarebbe maturato soltanto dopo l’ennesima vessazione subita dall’imputata proprio il giorno di San Valentino.

Nel corso dell’udienza sono state nuovamente esaminate le messaggistiche, le microscopie, le intercettazioni in carcere e le dichiarazioni dei testimoni, elementi che la difesa ha richiamato per sottolineare la natura del rapporto tra i due.

La difesa annuncia un nuovo ricorso

Gli avvocati Cristian Cristiano e Martina Pellegrino hanno espresso una valutazione non pienamente soddisfatta della decisione, pur riconoscendo la rimodulazione della pena e l’accoglimento di alcune delle proprie argomentazioni.

«La sentenza, pur ulteriormente rimodulando la pena inflitta, in ragione della pacifica smentita del teorema accusatorio, che voleva la nostra assistita autrice di condotte finalizzate ad occultare il corpo del Gioffrè, e della condivisione della tesi proposta in merito al fatto che la stessa imputata non avesse mai approfittato di circostanze favorevoli all’appropriazione della somma di denaro contestata, non può soddisfare completamente la difesa», dichiarano i legali.

La difesa annuncia quindi l’intenzione di far valere le ulteriori ragioni nel successivo grado di giudizio, con particolare riferimento alla legittima difesa, esclusa anche nella forma dell’eccesso colposo, nonostante — secondo quanto sostenuto dai legali — fosse documentata una vessazione subita dall’imputata a sfondo sessuale.

Gli avvocati contestano inoltre il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e auspicano, qualora dovesse essere confermata una condanna, una pena che ritengono più congrua e proporzionata alla complessiva dinamica dei fatti.

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