Area Urbana
Cronaca Cosenza
Cosenza, l’omicidio del 48enne Luca Carbone: De Grandis resta in carcere. Disposta la perizia psichiatrica
Il gip accoglie la richiesta della difesa: il 66enne reo confesso resta detenuto ma sarà sottoposto a una perizia per valutare imputabilità e compatibilità con il carcere dopo l’uccisione del pizzaiolo in via Popilia

COSENZA – Resta in carcere Francesco De Grandis, il 66enne reo confesso dell’omicidio di Luca Carbone, il pizzaiolo di 48 anni ucciso a colpi di pistola tre giorni fa all’ultimo lotto di via Popilia mentre si trovava nella propria auto. Nella giornata di oggi si è svolto, davanti al gip del Tribunale di Cosenza, l’interrogatorio di convalida del fermo, al termine del quale il giudice ha disposto l’esecuzione di una perizia psichiatrica sull’indagato.
Durante l’udienza di convalida del fermo, il difensore dell’uomo, l’avvocato Amabile Cuscino, ha depositato un’articolata memoria difensiva chiedendo una valutazione specialistica psichiatrica sia in relazione alla compatibilità con la detenzione carceraria, sia per accertare l’imputabilità del proprio assistito. Il giudice ha accolto la richiesta della difesa e nella prossima udienza verrà conferito formalmente l’incarico al perito.

L’omicidio è avvenuto nelle prime ore della mattina del 13 gennaio all’ultimo lotto di via Popilia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, De Grandis, vicino di casa della vittima, ha esploso tre colpi di pistola con una calibro 7,65 dal balcone del suo appartamento al quinto piano, indirizzandoli verso l’auto in cui si trovava Luca Carbone. Uno dei proiettili ha colpito il 48enne al petto uccidendolo. L’uomo è stato fermato dai carabinieri poche ore dopo il delitto dopo le perizie della scientifica. Coordinati dal colonnello Andrea Mommo, i militari hanno fatto irruzione nell’abitazione del 66enne, che ha consegnato spontaneamente le armi, regolarmente detenute ed era stato poi portano in caserma.
La confessione di De Grandis “non volevo ucciderlo”
Davanti ai magistrati inquirenti, il 66enne ha ammesso di aver sparato contro la vittima, sostenendo però di non aver avuto l’intenzione di uccidere. «Volevo solo intimidirlo – aveva dichiarato – se avessi voluto ucciderlo avrei usato il fucile e non la pistola». L’uomo, dipendente di una ditta di pulizie ed in possesso anche di un fucile (tutte le armi regolarmente detenute), non è però riuscito a fornire una spiegazione chiara e coerente del gesto. Le dichiarazioni rese in caserma erano state definite dai pubblici ministeri “stravaganti”, in quanto De Grandis avrebbe riferito una serie di presunti episodi di minacce e aggressioni mai riscontrati e non aderenti alla realtà.

La Procura di Cosenza ha contestato al 66enne il reato di omicidio volontario, escludendo però al momento qualsiasi circostanza aggravante, compresa la premeditazione. Dalle prime indiscrezioni emerge inoltre che l’uomo sarebbe stato sottoposto in passato a cure psichiatriche, elemento che ha spinto la difesa a chiedere l’accertamento peritale.
Il delitto, allo stato attuale delle indagini, apparirebbe privo di un movente chiaro, circostanza che rafforzerebbe la necessità della perizia psichiatrica per valutare le condizioni mentali dell’indagato al momento dei fatti. Nei prossimi giorni il procedimento entrerà in una fase decisiva, con l’avvio degli accertamenti tecnici che potrebbero incidere in maniera determinante sul futuro giudiziario del reo confesso. Nel frattempo si resta anche in attesa dell’esame autoptico disposto dalla magistratura sul cadavere di Carbone.
L’omicidio è avvenuto nelle prime ore della mattina del 13 gennaio all’ultimo lotto di via Popilia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, De Grandis, vicino di casa della vittima, ha esploso tre colpi di pistola con una calibro 7,65 dal balcone del suo appartamento al quinto piano, indirizzandoli verso l’auto in cui si trovava Luca Carbone. Uno dei proiettili ha colpito il 48enne al petto uccidendolo. L’uomo è stato fermato dai carabinieri poche ore dopo il delitto dopo le perizie della scientifica. Coordinati dal colonnello Andrea Mommo, i militari hanno fatto irruzione nell’abitazione del 66enne, che ha consegnato spontaneamente le armi, regolarmente detenute ed era stato poi portano in caserma.
La confessione di De Grandis “non volevo ucciderlo”
Davanti ai magistrati inquirenti, il 66enne ha ammesso di aver sparato contro la vittima, sostenendo però di non aver avuto l’intenzione di uccidere. «Volevo solo intimidirlo – aveva dichiarato – se avessi voluto ucciderlo avrei usato il fucile e non la pistola». L’uomo, dipendente di una ditta di pulizie ed in possesso anche di un fucile (tutte le armi regolarmente detenute), non è però riuscito a fornire una spiegazione chiara e coerente del gesto. Le dichiarazioni rese in caserma erano state definite dai pubblici ministeri “stravaganti”, in quanto De Grandis avrebbe riferito una serie di presunti episodi di minacce e aggressioni mai riscontrati e non aderenti alla realtà.

La Procura di Cosenza ha contestato al 66enne il reato di omicidio volontario, escludendo però al momento qualsiasi circostanza aggravante, compresa la premeditazione. Dalle prime indiscrezioni emerge inoltre che l’uomo sarebbe stato sottoposto in passato a cure psichiatriche, elemento che ha spinto la difesa a chiedere l’accertamento peritale.
Il delitto, allo stato attuale delle indagini, apparirebbe privo di un movente chiaro, circostanza che rafforzerebbe la necessità della perizia psichiatrica per valutare le condizioni mentali dell’indagato al momento dei fatti. Nei prossimi giorni il procedimento entrerà in una fase decisiva, con l’avvio degli accertamenti tecnici che potrebbero incidere in maniera determinante sul futuro giudiziario del reo confesso. Nel frattempo si resta anche in attesa dell’esame autoptico disposto dalla magistratura sul cadavere di Carbone.



















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