Area Urbana
LA PROTESTA
Cosenza, protestano oltre 20 associazioni del 118. Il 24 settembre nuovo tavolo «soluzioni concrete o stop al servizio»
Le associazioni del 118 cosentino rischiano il default finanziario e chiedono l’applicazione delle norme nazionali con garanzie economiche e regole certe. L’esito del tavolo convocato per il 24 settembre deciderà il futuro dei soccorsi in provincia di Cosenza. Senza soluzioni concrete stop al servizio

COSENZA – Ambulanze, mezzi di soccorso e personale delle associazioni del 118 hanno invaso via Alimena a Cosenza. Un sit-in di protesta davanti agli uffici dell’Azienda Sanitaria Provinciale per chiedere conto della convenzione. La mobilitazione, la più partecipata degli ultimi due anni, nasce dall’esasperazione per una situazione economica ritenuta ormai insostenibile dagli operatori del soccorso che svolgono un’attività fondamentale in tutta la provincia di Cosenza.
Le richieste delle associazioni del 118 di volontariato
Al centro della protesta c’è la Convenzione sottoscritta con l’Asp di Cosenza, definita dagli stessi rappresentanti delle associazioni come un accordo di natura sperimentale. In base alle intese raggiunte, il testo avrebbe dovuto essere sottoposto a revisioni mensili, proprio per verificarne l’efficacia e correggere eventuali criticità emerse sul campo. Secondo quanto denunciato dai volontari, però, il confronto con i vertici aziendali si sarebbe di fatto interrotto, lasciando irrisolti numerosi nodi operativi ed economici.
Tra i problemi più urgenti segnalati dalle sigle del volontariato figurano: il pagamento degli stipendi al personale e autisti impiegati nei mezzi di soccorso, l’anticipazione dei costi del carburante, diventata sempre più gravosa con il rincaro del gasolio, le spese di manutenzione ordinaria dei mezzi, il mancato allineamento della Calabria alle normative nazionali già applicate in altre regioni italiane per la gestione del servizio di emergenza-urgenza e il rimborso delle spese che raggiunge l’80% con un inevitabile aggravio economico per le associazioni.
Un rappresentante delle associazioni che ha partecipato all’incontro nella sede dell’Asp, ha spiegato che gli enti coinvolti, tra cui realtà storiche come Misericordie, Anpas, Croce Rossa e via dicendo, operano in altre regioni secondo regolamenti nazionali puntualmente rispettati, mentre in Calabria queste stesse regole non troverebbero applicazione, generando disparità e incertezza normativa.
Un 118 «depotenziato» che si regge sul volontariato
Durante l’incontro è stato più volte ribadito un concetto: nella provincia di Cosenza, come in altre aree del Sud Italia, il servizio pubblico di emergenza sanitaria risulterebbe strutturalmente indebolito, al punto che una quota rilevante delle prestazioni sul territorio viene garantita proprio dalle associazioni di volontariato, chiamate di fatto a sopperire alle carenze del sistema ordinario.
I volontari hanno chiarito di non voler abbandonare il servizio, ma di aver bisogno delle condizioni economiche minime per poterlo sostenere. Le associazioni, è stato ricordato più volte durante l’incontro, non sono aziende, ma organizzazioni non profit che non possono continuare ad anticipare di tasca propria spese sempre più elevate senza un adeguato supporto istituzionale.
L’incontro e la nuova data del 24 settembre
Una delegazione dei manifestanti, come detta, è stata ricevuta negli uffici direzionali dell’Asp per un confronto diretto con i vertici aziendali. Al termine della riunione è stata fissata una nuova convocazione per il 24 settembre, data in cui le associazioni si aspettano risposte concrete da parte dell’azienda sanitaria, della Regione Calabria e di Azienda Zero, l’ente chiamato in causa per la gestione e il coordinamento del sistema di emergenza-urgenza a livello regionale.
I rappresentanti del volontariato hanno chiesto che al tavolo tecnico partecipino tutti i soggetti istituzionali competenti, ritenendo indispensabile un confronto allargato per arrivare finalmente a una soluzione strutturale e non più solo a rinvii.

Il rischio di uno stop al servizio fondamentale di soccorso
Il clima tra gli operatori resta teso. Diversi rappresentanti hanno lasciato intendere che, in assenza di risposte concrete entro la nuova scadenza di fine settembre, non si può escludere una sospensione delle attività da parte delle associazioni coinvolte, con conseguenze dirette sulla tenuta del sistema di soccorso in tutta la provincia.
Alla domanda se si sia ormai vicini a un punto di non ritorno, la risposta degli operatori è stata netta: serve che le istituzioni competenti prendano in mano la situazione applicando le stesse norme di legge già seguite regolarmente in altre regioni italiane. Senza un intervento normativo e finanziario adeguato, avvertono le associazioni, il rischio concreto è che il servizio 118 nella provincia di Cosenza non possa più contare sull’apporto fondamentale del volontariato che tiene in piedi il servizio.




















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