Area Urbana
la lettera
Cosenza, il semaforo su via Romualdo Montagna “20 minuti per appena 200 metri. Quando si interviene?”
A oltre venti giorni dalla frana, la strada che collega Cosenza ai comuni dell’hinterland è ancora regolata da un semaforo mobile. Automobilisti e residenti denunciano code interminabili: “più di 20 minuti per percorrere appena 200 metri”

COSENZA – Code interminabili e disagi quotidiani per gli automobilisti che ogni mattina percorrono via Romualdo Montagna, arteria strategica che collega la città di Cosenza ai comuni di Dipignano, Mendicino, Carolei e Domanico. A oltre venti giorni dalla frana del 20 febbraio, la circolazione è ancora regolata da un semaforo mobile e le proteste dei cittadini continuano ad aumentare. Diverse le segnalazioni giunte alla redazione dove viene evidenziato nelle ore di punta, ma soprattutto la mattina, servono oltre 20 minuti per percorrere appena 200 metri, una situazione che sta esasperando residenti e pendolari.
La frana del 20 febbraio e il semaforo mobile
La frana si era verificata il 20 febbraio, in seguito alla violenta ondata di maltempo che aveva colpito l’area urbana di Cosenza. Fango e acqua avevano invaso la carreggiata, bloccando completamente la strada. Il Comune di Cosenza era intervenuto rapidamente per liberare la carreggiata e riaprire il collegamento con i paesi dell’hinterland. Per consentire il transito in sicurezza, era stato installato un impianto semaforico mobile a senso unico alternato. A distanza di settimane quel semaforo provvisorio è diventato il simbolo di un problema ancora irrisolto.

Via Romualdo Montagna “percorrerla al mattino è un incubo”
A denunciare la situazione è una lettrice che racconta il disagio vissuto ogni giorno dagli automobilisti. “Speravamo che questa volta le cose andassero diversamente, vista la tempestività con cui si è intervenuti inizialmente. Eppure, a distanza di venti giorni dall’ennesima frana, la strada è ancora regolata da un semaforo mobile. Percorrerla al mattino è un incubo”.
“A peggiorare la situazione c’è anche il traffico proveniente dalla strada Acherunthia, che si immette su via Romualdo Montagna contribuendo a congestionare ulteriormente la viabilità. In alcuni casi interviene la polizia municipale per gestire il traffico riuscendo velocizzare il deflusso delle auto, ma quando gli agenti non sono presenti la circolazione diventa caotica”.
“Negli ultimi giorni ci vogliono in media oltre 20 minuti per fare un tratto di appena 200 metri. E in queste ultime due settimane non si è mai visto nessuno che facesse ben sperare nell’inizio dei lavori e della messa in sicurezza del costone, malgrado le belle giornate di sole. Mi chiedo: dovremo convivere ancora per molto con il semaforo? I sindaci dei comuni interessati si stanno muovendo per giungere a una risoluzione? Quanto tempo ancora si dovrà andare avanti così?”.
Il problema del costone e della rete paramassi
Chi vive nella zona e percorre quotidianamente la strada, sa bene che il problema non sarebbe legato soltanto all’ondata di maltempo di febbraio. Il costone roccioso che sovrasta la carreggiata presenterebbe infatti criticità strutturali già da tempo. In particolare, sotto osservazione ci sarebbe la rete paramassi, che lungo il tratto interessato dagli smottamenti risulterebbe satura di pietre e massi. Il timore dei residenti è che il peso accumulato possa diventare insostenibile. Secondo alcune segnalazioni, la rete sarebbe già stata al limite prima dell’ultima frana, e senza un intervento di svuotamento e messa in sicurezza il rischio di nuovi cedimenti resterebbe concreto.

Smottamenti già segnalati prima della frana
A rendere ancora più preoccupante la situazione è il fatto che tre giorni prima dell’evento del 20 febbraio si sarebbe già verificato un piccolo smottamento nello stesso punto. Il materiale franato sarebbe rimasto a ridosso della carreggiata senza un’adeguata segnalazione di pericolo. La frana successiva si sarebbe poi verificata proprio dove la rete paramassi risultava aperta nella parte inferiore a causa del precedente cedimento.
All’interno del costone, secondo quanto riferito da alcuni cittadini, sarebbero presenti tre o quattro distacchi di materiale roccioso, attualmente trattenuti solo dalla rete paramassi fissata con chiodi e tiranti. Quando il peso accumulato diventa eccessivo – spiegano alcuni residenti – la rete entra in quello che viene definito “stato di tiro”. In queste condizioni sarebbe necessario intervenire aprendo la rete, facendo cadere il materiale instabile e ripristinando poi il sistema di protezione.



















Social