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Cosenza: slot machine truccate, 15 indagati. Schede clonate, incassi in nero e un funzionario infedele

IL BLITZ

Cosenza: slot machine truccate, 15 indagati. Schede clonate, incassi in nero e un funzionario infedele

Due persone sono finite ai domiciliari. Al centro dell’inchiesta un presunto sistema di schede clonate, incassi in nero e controlli anticipati grazie a un funzionario referente dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Cosenza

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COSENZA – Quindici persone raggiunte da misure cautelari e 145 slot machine sequestrate. E’ il bilancio dell’inchiesta sulla presunta gestione illecita degli apparecchi da gioco con vincite in denaro. Il blitz, eseguito oggi dai Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, insieme al personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Cosenza ha portato all’arresto di due persone. Altri sei soggetti sono destinatari di misure cautelari non custodiali e per altri sette è stato disposto il divieto di esercitare attività di gioco per un anno.

Slot machine, schede clonate e incassi in nero

Le contestazioni, formulate nella fase delle indagini preliminari e ancora da verificare nel contraddittorio con la difesa, comprendono l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica amministrazione, il patrimonio e l’amministrazione della giustizia, oltre a corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa aggravata ai danni dello Stato e favoreggiamento.

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L’indagine ha preso avvio dall’analisi dei flussi telematici e dei contatori di raccolta delle slot machine, che aveva evidenziato anomalie nei volumi di gioco. I successivi controlli in numerosi esercizi commerciali della provincia hanno portato al sequestro di 145 apparecchi, sospettati di essere dotati di doppie schede o sistemi di registrazione manomessi, oltre a circa 80mila euro rinvenuti al loro interno.

Gli approfondimenti investigativi avrebbero ricostruito un meccanismo studiato per sottrarre parte delle giocate alla registrazione sulla rete telematica nazionale e, di conseguenza, al prelievo erariale unico (PREU). Secondo l’ipotesi accusatoria, all’interno degli apparecchi veniva affiancata alla scheda regolare una seconda scheda abusiva, capace di convogliare una parte delle giocate su un circuito parallelo, sottraendole ai controlli fiscali. Telecomandi wireless, cablaggi modificati, timer, interruttori e smart card clonate avrebbero consentito di gestire il sistema, mentre i sensori antimanomissione sarebbero stati bloccati per impedire il rilevamento delle alterazioni.

Lo “scassettamento”

Le somme non registrate sarebbero state recuperate durante il cosiddetto “scassettamento”, ovvero il prelievo degli incassi dagli apparecchi, senza il versamento delle imposte dovute sulle giocate. Un precedente sviluppo dell’inchiesta aveva già portato, il 6 novembre 2025, al sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni e altre utilità per oltre 12 milioni di euro nei confronti di un operatore economico del settore, in relazione all’ipotesi di peculato sulle somme dovute a titolo di PREU.

Le indagini sono proseguite attraverso sofisticate analisi informatiche e attività di digital forensics su smartphone, tablet, computer, supporti di memoria e documenti cartacei e digitali sequestrati. L’incrocio dei dati avrebbe permesso di ricostruire le modalità di alterazione delle slot, la distribuzione dei presunti proventi illeciti e le strategie adottate per eludere i controlli.

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L’ipotesi di corruzione: coinvolti un imprenditore e un funzionario dell’ADM

Tra gli elementi più rilevanti dell’inchiesta figura il presunto patto corruttivo tra l’imprenditore attivo nella distribuzione delle slot machine e un funzionario referente dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Cosenza. Secondo la ricostruzione investigativa, il dipendente pubblico avrebbe ricevuto periodicamente somme di denaro in cambio della comunicazione preventiva di date, orari e obiettivi delle ispezioni, consentendo così di nascondere le schede illegali e ripristinare temporaneamente il funzionamento regolare degli apparecchi.

Al funzionario viene inoltre contestata, sul piano indiziario, la sottrazione dai depositi dell’ufficio ADM di cartoni sigillati contenenti schede AWP precedentemente sequestrate, che sarebbero stati riconsegnati all’imprenditore e a un tecnico di fiducia per essere azzerati e reimmessi sul mercato. L’inchiesta avrebbe delineato anche i ruoli di fornitori di componenti elettroniche e smart card clonate, tecnici incaricati della manutenzione e della modifica degli apparecchi e altri soggetti che avrebbero favorito l’installazione, la rimozione e l’occultamento delle schede alterate.

Nel quadro accusatorio figurano inoltre esercenti e gestori che avrebbero consentito l’installazione e il funzionamento stabile delle slot manomesse nei propri locali.

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