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Cosenza, truffa sui bonus edilizi: crediti d’imposta da 15 milioni e lavori mai eseguiti. In 50 davanti al GUP

Area Urbana

L'indagine

Cosenza, truffa sui bonus edilizi: crediti d’imposta da 15 milioni e lavori mai eseguiti. In 50 davanti al GUP

Una presunta frode da 15 milioni di euro sui bonus edilizi con pratiche false, prestanome e oro da investimento: il 13 aprile udienza preliminare davanti al GUP del Tribunale di Cosenza per 50 persone

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Cosenza - Guardia di Finanza - auto GDF Cosenza vecchia

COSENZA – Cinquanta persone rischiano il processo per una presunta maxi truffa sui bonus edilizi e il Superbonus 110%. La Procura di Cosenza ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio con ipotesi di reato che spaziano dalla truffa aggravata all’associazione per delinquere fino all’autoriciclaggio, e il GUP Letizia Benigno chiamato a valutarla nell’udienza preliminare fissata per il 13 aprile 2026. Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla Guardia di Finanza, un sistema articolato di frodi fiscali che avrebbe fruttato circa 15 milioni di euro in crediti d’imposta mai maturati su lavori mai eseguiti.

Immobili fantasma e tecnici inventati

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il presunto schema criminoso si sarebbe sviluppato tra il 2021 e il 2023, con epicentro a Cetraro e propaggini in numerosi comuni della provincia di Cosenza: Rende, Acquappesa, Roggiano Gravina, San Marco Argentano e il capoluogo stesso. Il sistema avrebbe funzionato su una catena sistematica di falsità: immobili e palazzi inesistenti indicati come oggetto di ristrutturazione, fatture false prodotte a corredo dei lavori mai realizzati, e nomi fittizi di tecnici e professionisti – tra cui commercialisti – inseriti nella documentazione per conferirle una parvenza di legittimità.

Le pratiche, una volta “confezionate”, venivano presentate all’Agenzia delle Entrate e successivamente cedute a Poste Italiane, che erogava la liquidità in tempi rapidi, sia pure con uno sconto sul valore nominale del credito. Gli investigatori hanno ricostruito nel dettaglio ventinove episodi con importi che variano da circa 100mila euro fino a 1,5 milioni per singola operazione.

Guardia di finanza Cosenza Truffa

Accusa di autoriciclaggio in oro

Tra i cinquanta imputati, sette posizioni sono riconducibili all’ipotesi associativa. Al vertice dell’organizzazione, secondo l’accusa, vi sarebbero due coniugi, a cui viene attribuito un ruolo di direzione e coordinamento dell’intera operazione. Il sistema avrebbe poi previsto un secondo livello criminale: l’autoriciclaggio delle somme ottenute, attuato in parte attraverso l’acquisto di oro da investimento. Nel corso delle perquisizioni la Guardia di Finanza ha sequestrato tre chilogrammi di monete d’oro, mentre la parte più consistente del metallo prezioso ritenuto accumulato nel tempo non sarebbe stata ancora rintracciata.

Le altre figure coinvolte sarebbero state funzionali alla ricerca dei prestanome – le cosiddette “teste di legno” che figuravano nelle pratiche e ricevevano una percentuale – e alla successiva gestione del denaro.

Truffa sui bonus edilizi guardia di finanza

Bonus edilizi: superbonus 110%, ecobonus e bonus facciate

La presunta frode non riguarderebbe solo il Superbonus 110%, ma si sarebbe estesa a un ventaglio più ampio di agevolazioni fiscali: Ecobonus, Sismabonus e Bonus facciate. In tutti i casi, il meccanismo sarebbe stato analogo: generare crediti d’imposta fittizi, monetizzarli rapidamente tramite cessione del credito, e disperdere il ricavato attraverso operazioni di riciclaggio. La scelta di Poste Italiane come cessionario del credito, secondo gli inquirenti, non sarebbe casuale: l’ente offriva tempi di incasso immediati, rendendo più difficile il tracciamento e più rapida la monetizzazione, anche accettando un ribasso rispetto al valore nominale.

Nell’udienza preliminare del 13 aprile, il GUP Letizia Benigno dovrà stabilire se le prove raccolte dalla Procura di Cosenza siano sufficienti per disporre il rinvio a giudizio degli imputati. Le difese avranno la possibilità di sollevare eccezioni, contestare la ricostruzione investigativa e avanzare richieste alternative.

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