Area Urbana
VUOTO SU C.SO TELESIO
Cosenza, in vendita i locali che ospitano il MAM. Orrico: «Spoliazione culturale per la città»
L’assessore ai Quartieri del Comune di Cosenza commenta la decisione della Provincia con rammarico e denuncia che “un presidio di cultura non può essere liquidato come un qualsiasi bene alienabile”

COSENZA – La manifestazione d’interesse pubblicata dalla Provincia di Cosenza in merito alla vendita dei locali che ospitano il MAM – Museo delle Arti e dei Mestieri, ha portato Giovanni Orrico, assessore ai Quartieri del Comune di Cosenza a fare una lunga riflessione che, a suo dire, “va oltre il suo ruolo istituzionale”.
“Un museo – ricorda l’assessore – non è mai un semplice contenitore, un involucro da riempire con oggetti; al contrario, un museo è contenuto che parla il linguaggio più profondo dello spirito umano. È un organismo vivo, un racconto del passato che si fa presente, capace di parlare alle generazioni future. Il MAM nel tempo, è diventato, come ogni museo, un luogo in cui la comunità riscopre la cultura, ma anche la resilienza di sopravvivere in un contesto difficile”.
Motivo questo che lo spinge a dire che “un presidio di cultura non può essere liquidato come un qualsiasi bene alienabile,:823.730 mila euro, questa è la richiesta, non serviranno probabilmente a ripianare i conti dell’Ente ma sicuramente la città subirà una vera e propria spoliazione culturale”.

“Un vuoto su Corso Telesio”
“Ieri, domenica 12 aprile, – racconta – mentre visitavo il mercatino dell’artigianato locale, pur conoscendo già l’intenzione dell’Ente, una riflessione mi è sorta spontanea, soprattutto osservando da vicino i maestri artigiani e la gente che si muoveva tra le piccole e grandi creazioni artistiche, ho sentito con forza quanto sia vitale avere dei luoghi fisici che proteggano questa eredità che diventa identità. Il MAM, proprio perché dedicato alle Arti e ai Mestieri, parla di qualcosa di profondamente vivo: parla della materia che si trasforma, della continua metamorfosi dell’animo umano che si ritrova nelle forme che diventano arte”.

“Come Assessore ai Quartieri, – continua – provo un rammarico profondo nel vedere che quelle luci si stanno per spegnere, perché il MAM ha rappresentato un punto di riferimento anche per chi, forse, non vi ha mai varcato la soglia. In una parte di città già duramente colpita dallo spopolamento e da un progressivo impoverimento sociale, quel museo era una luce accesa, una presenza rassicurante e una speranza di riscatto per un centro diventato luogo marginale. Cedere quell’avamposto culturale significa lasciare un vuoto nel cuore pulsante di Corso Telesio, proprio laddove Cosenza ha forgiato la sua identità”.
La tutela del patrimonio storico ed artistico
“La nostra Costituzione, all’Articolo 9, ci ricorda che la tutela del patrimonio storico e artistico è un compito solenne della Repubblica. – aggiunge Orrico – Allo stesso modo, la Comunità Europea sottolinea come il patrimonio culturale sia una risorsa fondamentale per la coesione sociale. Rinunciare a un luogo della collettività per rispondere a contingenze gestionali, per quanto necessarie, significa indebolire il legame tra le istituzioni e il territorio“.

Il rischio della speculazione commerciale
“Il rischio concreto è che questo immobile, una volta venduto a un privato, diventi un luogo altro dalla cultura, qualcosa che abbraccia la logica speculativa e commerciale, determinando un depauperamento del centro storico della nostra città. Un patrimonio che era di tutti rischia di diventare un privilegio esclusivo, perdendo definitivamente la sua funzione collettiva e comunitaria. La mia speranza è che a rispondere a quella manifestazione di interesse possa essere una realtà, magari una fondazione, che abbia la sensibilità di mantenere questo bene fruibile al pubblico, continuando a offrire ai cosentini la bellezza della cultura.
“Il mio rammarico – conclude l’assessore commentando la vicenda del MAM – resta tutto nella consapevolezza che una città che perde i suoi riferimenti culturali e sociali è una città che fa molta più fatica a resistere all’abbandono, un atto di autodistruzione per ragioni di bilancio. E parafrasando Nuccio Ordine possiamo affermare che svendere l’arte significa non comprendere che è proprio il superfluo a rendere civile una società”.



















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