Area Urbana
Centro storico
Cosenza, via del Seggio e la Giostra Vecchia cadono a pezzi: cantiere fermo da mesi. “Quel rudere è a due passi dalle nostre case”
I lavori al palazzo abbandonato nel centro storico di Cosenza, già colpito da un crollo parziale, restano fermo mesi. I residenti temono nuovi cedimenti con l’arrivo delle piogge “Ogni sera preghiamo che non succeda nulla”

COSENZA – Il centro storico di Cosenza continua a crollare e questa non è, purtroppo, una novità. Tre mesi fa si sono sgretolate parti di un palazzo privato abbandonato che insistete in via del Seggio, tra la Giostra Vecchia e la chiesa di san Francesco d’Assisi. L’immobile, disabitato, come tanti altri si trova da tempo in stato di completo abbandono. Senza copertura e con all’interno una vera e propria discarica abusiva.
Il crollo in via del Seggio e i lavori di messa in sicurezza
Dopo il cedimento di alcune porzioni dell’edificio – episodio che fortunatamente non ha causato feriti né danni a cose o persone – erano intervenuti Vigili del Fuoco e Polizia Municipale, che avevano transennato l’area e messo in sicurezza la zona. A quel punto erano partiti i lavori per la messa in sicurezza definitiva del rudere. Lavori che, però, si sono arenati da mesi, lasciando l’edificio in una condizione di pericolo costante per chi vive nelle case circostanti.

I residenti: “Ogni sera preghiamo che non succeda nulla”
Una famiglia che abita davanti l’edificio, insieme ad altri residenti della zona, lanciano l’allarme per i timori che con l’arrivo delle prime intense piogge possano verificarsi altri crolli mettendo in pericolo le loro abitazioni e la loro incolumità “Abbiamo paura. Avevano iniziato i lavori di messa in sicurezza ma da mesi si sono fermati. Ogni volte che torniamo a casa o andiamo a letto preghiamo che non succeda nulla. Ma con le preghiere si fa poco. Se si dovesse verificare nuovamente un crollo più grosso, i detriti piomberebbero sulla nostra casa che si trova davanti“.
Centro storico di Cosenza: un cantiere del CIS “Accessibilità” già finanziato
Ciò che rende la vicenda ancora più paradossale è che quell’edificio fatiscente e pericoloso, pur essendo di proprietà privata, rientrava nel decimo cantiere del Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS), nell’ambito di un intervento reso possibile da un finanziamento ministeriale ad hoc denominato “Accessibilità“. Il progetto prevede la messa in sicurezza di 10 edifici privati a rischio crollo senza alcun costo per le casse comunali.
Il Comune, infatti, aveva ottenuto la possibilità di intervenire direttamente su immobili privati pericolanti, superando un problema rimasto irrisolto per anni a causa di vincoli burocratici e mancanza di fondi. Grazie a un metodo innovativo messo a punto con l’impegno del gruppo di lavoro sul centro storico, dei tecnici e, va detto, dell’allora delegato del CIS per il Comune di Cosenza, il consigliere comunale Francesco Alimena (successivamente rimosso dall’incarico nel rimpasto di Giunta voluto dal sindaco Franz Caruso), era diventato possibile intervenire anche su grandi ruderi che, pur sottoposti a ordinanze di messa in sicurezza, non erano mai stati sistemati dai rispettivi proprietari.

Da cantiere a discarica e lavori fermi
Il cantiere era partito, ma si è presto bloccato per i consueti problemi burocratici. L’edificio di via del Seggio, che dal cantiere di accessibilità avrebbe dovuto beneficiare della messa in sicurezza prevista per dieci palazzi complessivamente, oggi è più simile a una discarica che a un’area di lavoro attiva. A rallentare in modo decisivo l’intervento è stato, in particolare, il lungo tempo necessario per spostare un cavo dell’Enel, la cui rimozione era indispensabile per poter proseguire con i lavori di consolidamento. Tra richieste di spiegazioni, autorizzazioni e lungaggini burocratiche varie, i tempi si sono progressivamente dilatati: un intervento che, secondo le stime iniziali, poteva essere completato nel giro di 30-40 giorni, risulta a oggi ancora fermo.
La vicenda del palazzo di via del Seggio si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà nella tutela e nel recupero del centro storico, dove immobili privati abbandonati a rischio crollo, restano spesso “congelati” tra ordinanze mai rispettate, proprietari irreperibili o irrintracciabili e iter burocratici che a volte si trascinano per mesi, se non per anni, a volte addirittura insormontabili anche per i vincoli della Sovrintendenza ai Beni Culturali. Nel frattempo i palazzi continuano a crollare e residenti a convivere quotidianamente con la paura sperando che nulla accada.


















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