Area Urbana
Da Crans-Montana a casa nostra, lo psicologo cosentino Piccolo «consumo precoce di alcol e droghe»
La tragedia di Crans-Montana è più di un problema di sicurezza. Lo psicologo fa emergere una realtà allarmante: il consumo precoce di alcol e droghe tra i ragazzi è il frutto di un sistema che li espone al mercato dello sballo e alla superficialità degli adulti

COSENZA – Il dott. Marco Piccolo, psicologo di Cosenza, interviene sulla vicenda di Crans-Montana che non può essere archiviata solo come un problema di sicurezza dei locali, per quanto questo aspetto, sia doveroso e da punire nel modo più severo possibile. “C’è una verità, a mio avviso, più amara e urgente, che precede le sacrosante licenze e conformità, che riguarda da vicino anche casa nostra e che si manifesta in quelle scene ormai tristemente ricorrenti in molte città: ragazzine e ragazzini in coma etilico portati via in barella durante i cosiddetti ‘tradizionali’ aperitivi alcolici delle feste”.

Crans-Montana e locali, psicologo Piccolo «consumismo e sregolatezza»
Secondo Piccolo, da anni stiamo consegnando i nostri figli a un consumismo sfrenato, privo di controllo e di spirito critico: “li esponiamo sempre più precocemente – spesso con una certa complicità – a modelli di comportamento che normalizzano l’alcol, le droghe, la sregolatezza, la ‘baldoria’ come forma di divertimento obbligato”.
Locali e bar: un far west
Il rovescio della medaglia è un vero e proprio far west dei bar e locali, dove i controlli sulla vendita e somministrazione di alcolici risultano spesso assenti o inefficaci. “Di fatto, fanno quello che vogliono. Con i nostri figli. E noi diventiamo complici quando smettiamo di vigilare, di porre limiti, di proteggere, delegando tutto al mercato e alla notte”.

Il dott. Piccolo paragona la situazione attuale ai miti antichi: “Gli dei del nostro tempo sembrano chiedere il sacrificio di alcuni dei nostri figli. È così dalla notte dei tempi: aztechi, greci (basti pensare al mito del Minotauro), fenici, babilonesi. Gli adoratori di Moloch, la divinità alla quale venivano immolati i bambini bruciandoli vivi tra le sue braccia, non erano i bambini. Erano i loro genitori: adulti disposti a sacrificare i figli pur di placare la divinità, pur di non sentire su di sé il peso della colpa e della responsabilità”.

“In Italia si parla molto, e giustamente, di denatalità. Ma forse dovremmo prima preoccuparci di non svendere quei pochi figli che facciamo a degli ‘dei’ che non li amano: il mercato dello sballo, dell’alcol e delle sostanze”. Le responsabilità penali per quanto accaduto a Crans-Montana verranno accertate ma, conclude lo psicologo, “una responsabilità morale ci interpella già. Proteggere i nostri figli significa, prima di tutto, non lasciarli soli in pasto a un mercato che vuole solo approfittare della loro fragilità. In nome del denaro”.


















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