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L'INTERVISTA
Crime e processo mediatico: l’avvocato Chiara Penna tra social, cronaca nera e verità giudiziaria
A “Fatti Vivi” l’analisi dell’avvocato e criminologa Chiara Penna: “Oggi c’è un’attenzione quasi morbosa verso la cronaca nera”. Dal ruolo dei social al rischio della gogna mediatica, fino al fascino del “true crime”

RENDE – La cronaca nera continua ad affascinare il pubblico, ma nell’epoca dei social network il confine tra informazione, spettacolarizzazione e processo mediatico appare sempre più sottile; è il tema affrontato nella trasmissione “Fatti Vivi” su RLB, dove l’avvocato e criminologa Chiara Penna è intervenuta in studio per analizzare il rapporto sempre più intenso tra opinione pubblica, crime e comunicazione.
Chiara Penna: dal fascino del crime alla curiosità verso “il mostro”
Secondo Chiara Penna, il fascino esercitato dal crime non è un fenomeno recente, ma oggi viene amplificato dai nuovi strumenti di comunicazione: “il crime, il giallo ha da sempre appassionato l’essere umano perché è un mix di paura, mistero, suspense e anche attenzione verso un qualcosa che viene percepito come devianza”.
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L’avvocato ha sottolineato come la curiosità verso chi commette un delitto rappresenti anche una forma di difesa psicologica: “l’idea di osservare come dalla finestra o dal buco della serratura un qualcosa di macabro diventa un modo per pensare: io sono diverso da quel soggetto che ha agito in quel modo efferato”. Ma Penna mette in guardia da una convinzione errata: “Il mostro fondamentalmente è un qualcuno di assolutamente normale”.

Social network e cronaca nera
Nel corso dell’intervista si è parlato anche del ruolo di Instagram, TikTok e Facebook che ha cambiato il modo in cui gli italiani seguono i casi di cronaca: “adesso abbiamo un altro passaggio, cioè un’attenzione in qualche modo anche morbosa verso la cronaca nera”, ha osservato Penna, evidenziando come oggi esista “un martellamento quotidiano rispetto a ciò che accade, rispetto ad un’indagine”. L’avvocato ha voluto fare una distinzione importante: “un conto è il diritto di cronaca, un altro è spiattellare o rendere partecipi tutti i cittadini di atti efatti che riguardano la fase delle indagini, che deve essere secretata”.
“Ci sentiamo tutti giudici”: il rischio del processo mediatico
Tra i temi centrali dell’intervista anche il ruolo dell’opinione pubblica, sempre più coinvolta emotivamente nei casi di cronaca. “Ci sentiamo un po’ tutti giudici, avvocati, parti civili”, è stato osservato durante la trasmissione e per Chiara Penna, il problema principale è che “nell’opinione pubblica si forma già un convincimento che invece è semplicemente una ricostruzione di una parte processuale, che è l’accusa”.
La criminologa ha ricordato che il processo “si fa in aula” davanti a “un giudice che dovrebbe essere terzo ed imparziale”, sottolineando però quanto anche il contesto mediatico possa incidere indirettamente sulla percezione collettiva e della persona e anche il giudice lo è. “Spesso se la sentenza che scaturisce dal processo non combacia con il convincimento che ormai si è radicato nell’opinione pubblica, allora il giudice non ha fatto il suo lavoro”.

Il criminale non è un “mostro”
Nel ragionamento sviluppato durante la puntata, Chiara Penna ha insistito sulla necessità di umanizzare l’autore del reato senza ovviamente giustificarne le azioni: “è una persona, sì, purtroppo apparentemente normale o comunque spesso ben inserita all’interno della società”. Secondo la criminologa, alla base di molti comportamenti violenti vi è l’incapacità di gestire frustrazione e impulsi: “si agisce spesso in maniera efferata perché non si riesce a tollerare la frustrazione e si ha una non corretta gestione degli impulsi”. Un’analisi che, ha precisato, “non giustifica” il crimine ma aiuta a comprendere i meccanismi dell’agito criminale.
True crime, podcast e giovani: il boom del racconto criminale
Ampio spazio anche al fenomeno del true crime, sempre più seguito soprattutto da giovani e donne attraverso libri e podcast. “Alcuni studi hanno comunque evidenziato che le donne leggono di più”, ha spiegato Penna, soffermandosi poi sulle differenze tra libro e podcast. Il podcast ti accompagna, è una nuova forma di comunicazione che sta entrando proprio nelle vite, entra nelle orecchie. E’ più emotivo, più immediato e coinvolge l’ascoltatore in maniera diversa grazie a voce, musica e ritmo narrativo, rendendo il contenuto più immersivo e facilmente fruibile nella quotidianità.
I nuovi progetti: podcast e libro sulle sette
In chiusura, Chiara Penna ha parlato anche dei suoi progetti professionali legati alla divulgazione criminologica e al suo lavoro “Sette“: “Il podcast sta andando molto bene. Adesso registriamo la terza storia perché erano sette storie”. Il nuovo episodio riguarderà ancora gruppi che hanno agito “in ambito settario”, mentre è in lavorazione anche un libro dedicato alla vicenda del “gruppo del Rosario”, già affrontata nel podcast.





















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