RENDE – Contrastare la ’ndrangheta non significa soltanto rafforzare l’azione repressiva dello Stato, ma promuovere partecipazione attiva e un profondo impegno culturale nel modo di concepire la legalità. È con questo obiettivo che, il Dipartimento DiCES dell’Unical, ha promosso un incontro di studio in collaborazione con la Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro.
Contro la ‘ndrangheta “partecipazione attiva”
Protagonista del dialogo, è stato il procuratore capo della DDA di Catanzaro, Salvatore Curcio, chiamato a riflettere sul ruolo dell’educazione nel contrasto all’omertà e nella formazione di cittadini consapevoli. L’evento si è aperto con la lettura di brani di Paolo Borsellino, proposta da Raffaella Buccieri, in un momento dal forte valore simbolico dedicato alla memoria e all’impegno civile.
Dopo i saluti istituzionali del Procuratore di Crotone Domenico Guarascio (in collegamento), sono seguiti gli interventi del questore di Cosenza Antonio Borelli, della direttrice del DiCES Mariella Mirabelli e della coordinatrice del Corso di Studio Unificato in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche Rossana Adele Rossi. L’intervento del Procuratore Curcio è stato introdotto da Beniamino Fazio, Capo Centro operativo DIA di Catanzaro. Il dibattito, guidato dal docente Giancarlo Costabile, è stato chiuso dal rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco.

Impegno culturale
Nel suo intervento, Curcio ha sottolineato che la sola azione repressiva dello Stato non basta a sconfiggere la mafia: è necessario un impegno culturale e civile più ampio. Ha invitato a superare la “cultura dell’ormai”, che porta alla rassegnazione, e ha esortato soprattutto i giovani a una partecipazione attiva e consapevole alla vita sociale, portando la sua esperienza di magistrato come testimonianza dell’importanza dell’impegno personale.

Il rettore Greco ha ribadito il ruolo fondamentale dell’università nella lotta alla criminalità organizzata, non solo come luogo di formazione ma come spazio di crescita critica e culturale. Ha evidenziato che la ’ndrangheta si manifesta anche nelle piccole complicità quotidiane e che compito dell’ateneo è educare alla legalità come pratica concreta e responsabilità condivisa.
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