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Decadenza Lucano, la difesa solleva due questioni di legittimità costituzionale

Italia

Decadenza Lucano, la difesa solleva due questioni di legittimità costituzionale

Due questioni di legittimità davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria: nel mirino l’articolo 10 della Severino e il decreto legislativo 150/2011. Udienza fissata per il 5 marzo

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Mimmo Lucano - decadenza

REGGIO CALABRIA – Si riaccende il caso della decadenza di Mimmo Lucano, sindaco di Riace, in vista del processo di secondo grado. La difesa ha sollevato due questioni di legittimità costituzionale che saranno discusse nell’udienza del prossimo 5 marzo davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria: nel mirino l’articolo 10 della Severino e il decreto legislativo 150/2011. Udienza fissata per il 5 marzo.

Decadenza Lucano: il nodo della legge Severino

Gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta chiedono ai giudici di valutare se investire la Corte costituzionale o proseguire con il procedimento civile sulla decadenza. Al centro della contestazione c’è la legge Severino, invocata dalla prefettura di Reggio Calabria per chiedere la decadenza del sindaco di Riace, disposta lo scorso giugno dal Tribunale di Locri dopo la condanna definitiva a 18 mesi per falso rimediata nel processo “Xenia“.

Secondo la difesa, la normativa sarebbe in contrasto con i diritti di elettorato passivo garantiti dalla Costituzione. In particolare, i legali chiedono che la Consulta si esprima sull’articolo 10, primo comma, lettera “d” della legge Severino, nella parte in cui – sostengono – contrasterebbe con gli articoli 3 e 51 della Costituzione che sanciscono i diritti di “libertà ed eguaglianza” nell’esercizio dell’elettorato passivo.

Nel mirino la previsione secondo cui “decade da sindaco colui che è stato condannato con sentenza definitiva alla pena della reclusione complessivamente superiore a sei mesi per uno o più delitti commessi con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alle funzioni o a un pubblico servizio”.

Per i difensori, la sanzione non sarebbe sufficientemente tipizzata e risulterebbe suscettibile di interpretazioni non univoche da parte della prefettura o dei giudici chiamati ad applicarla.

Mimmo Lucano decadenza

Il caso Lucano e il presunto abuso di potere

Secondo la ricostruzione della difesa, nella vicenda che riguarda Mimmo Lucano né la sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria né quella della Cassazione farebbero riferimento al presunto abuso di potere. Elemento che, invece, per il Tribunale di Locri nel procedimento sulla decadenza sarebbe “insito quale elemento costitutivo della fattispecie”. Un punto ritenuto centrale dagli avvocati, che vedono proprio in questa interpretazione uno dei profili di possibile incostituzionalità della norma applicata.

Sospensione ed efficacia della sentenza

La seconda questione di legittimità costituzionale riguarda il decreto legislativo 150 del 2011 che, all’articolo 22, stabilisce la sospensione, “in pendenza di appello”, dell’efficacia esecutiva della sentenza del Tribunale di Locri nei confronti di Lucano. Per la difesa del sindaco di Riace, qualora la Corte d’Appello di Reggio Calabria dovesse confermare la decadenza, sarebbe “illegittimo” non prevedere – in attesa del giudizio in Cassazione – una sospensione dell’efficacia anche della seconda sentenza.

Il prossimo 5 marzo la Corte d’Appello di Reggio Calabria dovrà quindi decidere se ritenere rilevanti e non manifestamente infondate le questioni sollevate dalla difesa e trasmetterle alla Corte costituzionale, oppure procedere direttamente con il giudizio civile.

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