Calabria
il dramma
Si è tolta la vita Denise, la figlia di Lea Garofalo testimone di giustizia uccisa dalla ‘ndrangheta
Si è uccisa a 35 anni Denise, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, assassinata per mano della ‘ndrangheta

MILANO – Si è uccisa a 35 anni Denise, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo. La notizia, anticipata da ‘Avvenire’, è stata confermata all’ANSA da più fonti. La mamma aveva la stessa età quando fu assassinata per mano della ‘ndrangheta. Lea Garofalo è stata uno dei simboli della ribellione alle mafie. Secondo quanto si è appreso, il dramma si sarebbe consumato domenica e la donna sarebbe morta alcuni giorni dopo in ospedale.
I pm di Velletri procedono per istigazione al suicidio in relazione alla morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo. Il fasciolo è contro ignoti e i pm, coordinati dal procuratore Carlo Villani, hanno dosposto il sequestro del cellulare della donna che verrà ora analizzato. Cosco è morta questa mattina in ospedale dopo essersi lanciata domenica dal palazzo in cui viveva ad Ariccia. Domani verrà effettuata l’autopsia.
La storia di Lea Garofalo
Lea Garofalo, originaria di Petilia Policastro, nel Crotonese, era nata nel 1974 in un contesto familiare legato alla ’ndrangheta. Nel 2002 iniziò a collaborare con la giustizia, raccontando agli investigatori le dinamiche delle faide tra famiglie criminali calabresi e i rapporti dell’ex compagno Carlo Cosco con gli ambienti della ’ndrangheta. Per alcuni anni visse con la figlia Denise sotto protezione.
Nel 2009 Lea decise di rinunciare volontariamente al programma di protezione. Il 24 novembre 2009, dopo essere stata attirata a Milano con il pretesto di parlare della figlia, venne sequestrata e uccisa. Secondo quanto ricostruito nei processi, il suo corpo fu successivamente trasferito in un terreno a San Fruttuoso di Monza e dato alle fiamme.
I resti recuperati dopo anni
Per anni non vennero trovati i suoi resti. Dopo la sentenza di primo grado, Carmine Venturino, uno degli imputati, iniziò a collaborare con la giustizia e indicò agli investigatori il luogo dove erano stati occultati i resti di Lea: furono recuperati circa 2.000 frammenti ossei.
Un ruolo fondamentale nel processo fu svolto dalla figlia Denise, che testimoniò contro il padre Carlo Cosco. Nel 2012, in primo grado, tutti e sei gli imputati furono condannati all’ergastolo. In appello, nel 2013, furono confermati quattro ergastoli — per Carlo Cosco, Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino — mentre Venturino fu condannato a 25 anni grazie anche alla collaborazione con la giustizia; Giuseppe Cosco venne assolto.
Il 18 dicembre 2014 la Cassazione rese definitive le condanne: quattro ergastoli e 25 anni per Venturino.

Don Ciotti: “Immagino Denise abbracciata alla mamma”
La vicenda di Lea Garofalo è diventata uno dei simboli della lotta alla ’ndrangheta: una donna cresciuta in un ambiente mafioso che scelse di parlare con la giustizia e che pagò quella scelta con la vita. I suoi funerali si tennero a Milano nel 2013, alla presenza della figlia Denise.
“Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre”. A dirlo è don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele.
“Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile. E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi. Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma.
Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore. Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle “Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi”, ma anche “Grazie del tempo che abbiamo passato insieme. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno”, conclude don Ciotti.




















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