Calabria
Detenuto psichiatrico dà fuoco alla cella: lo salvano gli agenti ma 3 restano intossicati

VIBO VALENTIA – Ieri pomeriggio, nel reparto accettazione del carcere di Vibo Valentia, un detenuto con problemi di carattere psichiatrico, ha dato fuoco alla camera di pernottamento rendendo necessario lo sgombero del reparto. Gli agenti della Polizia penitenziaria hanno salvato la vita del detenuto e messo in sicurezza il reparto. Durante l’intervento tre agenti sono rimasti intossicati dall’inalazione di fumi e hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche.
Disagio mentale nei penitenziari: “intervenire immediatamente”
“Nel corso del recente incontro con il Prefetto di Vibo – affermano Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Damiano Bellucci, segretario nazionale – i segretari del Sappe hanno trattato proprio il tema della sicurezza e il tema dei detenuti con disagio psichiatrico, rispetto ai quali la Corte costituzionale, a gennaio dello scorso anno, ha chiaramente invitato il Parlamento a rivedere la legge di chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e di istituzione delle Rems, prevedendo la diretta gestione del ministero della Giustizia, rispetto a quella attuale che è affidata alle regioni. Una scelta auspicabile, atteso che si tratta, comunque, di misure privative della libertà e non possono che essere affidate allo Stato”.
“Pertanto – concludono i due sindacalisti – chiediamo interventi immediati, necessari per una corretta gestione degli internati, alla quale va affiancata l’istituzione delle articolazioni salute mentale, laddove ancora non esistono, per la gestione di quanti non possono essere affidati alle Rems”.
Detenuto morto intossicato dal fumo a Terni
È morto intossicato dal fumo, sprigionato dal fuoco che lui stesso aveva appiccato in cella nel carcere di Terni, un marocchino di 35 anni che era detenuto per questioni di droga. Un nuovo, l’ennesimo, grave episodio registrato nelle carceri italiane.
Una “strage silenziosa” come l’ha definita il garante della Regione, l’avvocato Giuseppe Caforio, alla quale “non si può più assistere” e tanto meno “rimanere inermi”. Sempre oggi nel carcere di Salerno mentre era in corso una visita del provveditore un detenuto italiano ha aggredito due poliziotti della penitenziaria nell’infermeria dell’istituto.
Nel reparto accettazione di quello di Vibo Valentia, un altro con problemi di carattere psichiatrico, ha dato fuoco alla camera di pernottamento rendendo necessario lo sgombero del reparto. E momenti di alta tensione si sono vissuti nel carcere casertano di Carinola dove, secondo quanto si apprende, i detenuti di una sezione hanno cercato di farsi giustizia nei confronti di quelli di un’altra ritenuti “colpevoli” di aver picchiato uno di loro. A Terni, come detto, il fatto più grave. Lo straniero morto era in una cella posta nella sezione G ‘accoglienza’. Inutili per lui i soccorsi portati dai sanitari che hanno tentato di salvargli la vita.
Una “tragedia annunciata” per il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe. Per il segretario umbro Fabrizio Bonino la vittima aveva “problemi psichiatrici”. “Ha dato fuoco a tutto quello che aveva in cella – ha spiegato – ed in pochissimo tempo è stato sopraffatto dalla fiamme e dal denso fumo nero che si è propagato”.
Per il senatore umbro del Pd Walter Verini “la situazione delle carceri italiane ha aspetti drammatici”. “Ministro Nordio, lo faccia davvero il garantista – chiede -, garantendo l’avvio di iniziative vere per rendere le carceri più umane, luoghi di pena ma anche di recupero”.
Per il garante Caforio “la situazione delle carceri umbre è divenuta drammatica”. “Alle carenze croniche di personale, particolarmente grave quella di Terni che ha il peggior rapporto fra numero di poliziotti penitenziari e detenuti – afferma -, si aggiunge un flusso incessante di detenuti trasferiti da altre carceri con gravissimi problemi di personalità quasi sempre di natura psichiatrica”. Per il garante “è il tempo che le promesse di implementazione di personale diventi realtà immediata e concreta”. “La coscienza di ognuno di noi e le regole minime di civiltà impongono di agire senza tentennamenti” conclude Caforio.



















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