Calabria
Diecimila ex LSU-LPU: l’Ugl rilancia la vertenza in oltre 360 Comuni calabresi
Il sindacato riporta al centro dell’attenzione la condizione dei lavoratori ex LSU-LPU stabilizzati degli enti locali, ancora alle prese con contratti part-time e pensioni a rischio. L’appello è rivolto a Ministero, Regione, Comuni e Anci

COSENZA – Sono circa 10mila gli ex LSU-LPU oggi stabilizzati negli enti locali calabresi, ma ancora alle prese con contratti part-time da 16, 18 o 20 ore settimanali che, nella maggior parte dei casi, si traducono in stipendi inferiori agli 800 euro mensili. Una condizione che interessa oltre 360 Comuni della Calabria, dove questi lavoratori rappresentano circa il 90% della forza lavoro.
Dopo decenni di precariato, resta aperto anche il nodo della futura pensione, compromessa da contribuzioni ridotte o mancanti. Per l’UGL si tratta del precariato più longevo della Calabria, una situazione che rischia di trasformarsi in una vera e propria povertà pensionistica.
Ex LSU-LPU, una vertenza che coinvolge migliaia di famiglie
Per riportare la vertenza al centro del dibattito, l’UGL Autonomie sta attraversando il territorio regionale organizzando assemblee nei Comuni e rilanciando il confronto con il Ministero del Lavoro, la Regione Calabria e le amministrazioni locali. La vertenza è stata affidata al segretario nazionale e responsabile del Dipartimento Lavoro, Gianvincenzo Benito Petrassi, insieme ai dirigenti Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Oreste Valente, Luca Muzzopappa, Giulio Pignataro e Gino Pettinato.

Tra le richieste avanzate figurano la mobilità tra enti, l’aumento delle ore lavorative per tutti e il riconoscimento dei contributi previdenziali, mantenendo invariata la spesa pubblica attraverso il reinvestimento delle risorse del Fondo dedicato. Il sindacato ha inoltre chiesto il coinvolgimento dell’Anci, invitando i sindaci ad assumere un ruolo attivo nella soluzione della vertenza.
«Non è una battaglia sindacale ma per tutti i calabresi»
È il messaggio con cui l’UGL accompagna il proprio percorso nei territori, sottolineando come la vertenza non riguardi soltanto i lavoratori, ma la qualità dei servizi essenziali garantiti quotidianamente ai cittadini. Gli ex LSU-LPU, infatti, operano negli uffici comunali, agli sportelli dell’Anagrafe, sui mezzi del trasporto scolastico e in numerosi altri servizi indispensabili, soprattutto nei piccoli centri. Per il sindacato, garantire condizioni di lavoro dignitose significa anche assicurare continuità ed efficienza ai servizi pubblici destinati all’intera comunità calabrese.



















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